31 agosto 2018 ore: 12:56
Disabilità

Non solo Piazza Maggiore, "ora lavoriamo per Bologna senza barriere"

Dopo l'inaugurazione delle rampe di accesso alla parte sopraelevata di piazza Maggiore Egidio Sosio, il disability manager del Comune di Bologna, indica gli interventi prioritari per rendere la città più accessibile per tutti
Rampa per disabili a Piazza Maggiore

BOLOGNA - L’intervento è costato 30 mila euro e permette di salire sulla pavimentazione storica attraverso due 'orecchie' che ne riprendono i disegni. E stato completato ieri, nel primo pomeriggio. Ma non basta. Dopo aver reso accessibile piazza Maggiore, la piazza simbolo della città, ora Bologna punta a un obiettivo più ambizioso: “Ci sono tante mappe per l'abbattimento, fatte nel tempo da diversi soggetti, il Comune, le associazioni, singoli cittadini, i sindacati. Si può partire da qui, anche per valorizzare l'impegno di chi ha speso tanto tempo per realizzarle”. Egidio Sosio, il disability manager di Bologna incaricato dal sindaco Virginio Merola due anni fa, ha chiare le priorità e vuole mettere presto le mani su questo problema.  “Da qualcosa bisogna cominciare, aspetto che l'amministrazione dia il suo benestare”, afferma Sosio, di formazione pedagogista, la cui figura è un'emanazione delle associazioni già raccolte nella Consulta comunale per il superamento dell'handicap, e dovrebbe servire a fluidificare i rapporti con chi amministra la città e a raggiungere risultati più efficaci in tempi brevi.

La storia della realizzazione delle rampe di accesso al Crescentone non lascerebbe ben sperare, visto che è costata mesi di rimpalli fra il Comune e la Soprintendenza. “In realtà si sarebbe potuto fare in tempi più stretti, c'è stato un problema di comunicazione tra diverse istituzioni - ammette Sosio -. Sono convinto che dei protocolli d'intesa potrebbero aiutare a risolvere gli inghippi in maniera preventiva e ad accelerare i tempi burocratici. Sarebbe utile una cabina di regia che valutasse la congruità e la correttezza degli interventi. Le decisioni vengono prese, il più è arrivare presto al risultato”.

Chi si muove sulla sedia a ruote o in generale ha difficoltà di movimento non aveva finora mai potuto salire con facilità sulla pavimentazione sopraelevata della piazza più importante di Bologna, il suo luogo simbolo, un grande rettangolo di granito bianco e rosa  - quella che i bolognesi chiamano il “crescentone” - al quale ora si accede attraverso due semicerchi digradanti, realizzati con gli stessi materiali a metà dei lati maggiori.  Potrebbe sembrare solo un fatto simbolico, ma il disability manager bolognese invita a non sminuire la portata della novità. “L'effetto di accessibilità è indiscutibile, il problema di chi sale con la carrozzina è risolto, ma acquista un valore simbolico perché si trova proprio al centro della città, nevralgico per la sua importanza storica, culturale e anche per la vita di tutti i giorni. Nel mio intendimento e in quello dell'amministrazione è il primo passo di un percorso di tanti interventi per migliorare l'accessibilità”.

Il Comune si è infatti dotato di un Piano di inclusione universale, chiamato PiuBo, la cui idea di fondo è rendere accessibili gli spazi urbani in maniera inclusiva e universale, per favorire l'autonomia delle persone con disabilità anziché sottolineare in negativo la loro condizione. “E' una questione di sensibilità e atteggiamento, se si comincia a intervenire si capisce quanto sia importante per innalzare il livello di qualità della vita non solo delle persone con disabilità”, sottolinea Sosio. Il suo compito è quello di  omogeneizzare le politiche dell'amministrazione e stimolare le soluzioni pratiche. “Bologna è stata la prima città di una certa grandezza a dotarsi di un manager per la disabilità e la città non partiva certo da zero. Per esempio, sono tanti i marciapiedi con gli scivoli, possiamo discutere sulla correttezza della realizzazione, ma la sensibilità, le normative e le competenze ci sono, ora gli interventi devono diventare organici, deve nascere un'attenzione nella pratica quotidiana di tutti i settori dell'amministrazione”.

L'attenzione, avverte Sosio, non deve riguardare solo la mobilità. L'accessibilità va declinata e garantita anche in altri ambiti, come la scuola, la casa e il lavoro, con interventi integrati che tengano conto della complessità della vita quotidiana. “Non basta garantire l'accesso al lavoro, bisogna fare in modo che le persone disabili non rischino di perderlo per i troppi disagi nei percorsi casa-lavoro. Il Comune di Bologna a inizio anno sostiene questi spostamenti permettendo ai lavoratori di usare il taxi”, spiega Sosio.

Le linee di indirizzo ci sono e il lavoro è in divenire: “I problemi non si possono risolvere in poco tempo e questo è direttamente proporzionale alle risorse investite”. Non solo risorse specifiche, ma anche un utilizzo sapiente di quelle già previste, per esempio nella normale realizzazione e manutenzione di strade, marciapiedi e abitazioni, d'ora in poi da progettare tenendo conto delle esigenze delle persone con disabilità, comprese quelle che perdono alcune autonomie per naturale invecchiamento. (Benedetta Aledda)

© Copyright Redattore Sociale

Cerca nella sezione libri

in calendario