Piemonte, parte il monitoraggio contro lo sfruttamento dei braccianti agricoli
TORINO - In Piemonte, tre giorni di monitoraggio contro lo sfruttamento dei braccianti agricoli, soprattutto migranti. Partirà domani, a Saluzzo (Cuneo) e Canelli (Asti), la missione de “La via campesina”, organizzazione internazionale che riunisce oltre 150 associazioni da tutto il mondo, battendosi per la sovranità alimentare e per un modello di agricoltura sostenibile. Una delegazione europea di sindacalisti contadini e membri di associazioni rimarrà fino al 2 settembre nei campi agricoli dei due paesi, per incontrare gli stagionali impegnati nella vendemmia e nella raccolta della frutta, accertandosi delle loro condizioni di lavoro.
boxSignificativa la scelta dei centri da monitorare: appena tre settimane fa Saluzzo ha rischiato di trasformarsi in una nuova Rosarno, dopo che 150 braccianti, molti dei quali rifugiati arrivati dalla Libia, si sono visti rimuovere l’allaccio alla rete idraulica con il quale erano riusciti a portare acqua alla baraccopoli dove dormivano. Meno di due mesi prima, i braccianti erano stati sgomberati da una tendopoli improvvisata nei pressi del campo sportivo locale.
“In quel caso - spiega Fabrizio Garbarino, sindacalista dell’associazione Campagna in lotta - hanno assistito in silenzio allo sgombero, dando prova di grande civiltà. Ma, quando si sono ritrovati anche senza acqua, si è rischiata la rivolta; e non credo si possa dar loro torto. Sia a Saluzzo che a Canelli, c’è stata una mancanza di accoglienza pressoché totale da parte delle amministrazioni comunali”.
Anche a Canelli, infatti, accade qualcosa di molto simile. “Ogni anno - prosegue Garbarino - a primavera, un gruppo di circa 300 uomini, perlopiù provenienti dalla Bulgaria e dall’est Europa, arriva in paese: non avendo altro posto dove dormire, si sistemano nelle loro automobili, nella piazza principale, in attesa che qualcuno vada ad arruolarli per la vendemmia. Oltre a non aver approntato alcuna accoglienza, quest’anno il Comune ha pensato bene di sgomberarli, costringendoli a spostarsi in una zona periferica, con due bagni chimici e un container doccia. Noi crediamo che questa marginalizzazione finisca per creare delle zone d’ombra, che favoriscono lo sfruttamento e il lavoro nero”.
Molte, in effetti, le segnalazioni ricevute dai delegati di Via Campesina: alla fine di giugno, a Saluzzo, associazioni e sindacati parlavano apertamente di “rischio caporalato”. “Per ora – chiarisce Garbarino – siamo al corrente di una serie di episodi di sfruttamento e cosiddetto ‘lavoro grigio’: sappiamo, ad esempio, che a molti braccianti non sono state retribuite tutte le ore di lavoro, e che spesso i loro contratti sono perlomeno opachi”.
Nei prossimi tre giorni, gli incaricati dell’organizzazione incontreranno tutti gli attori sociali coinvolti nelle attività agricole, dagli amministratori comunali fino ai braccianti. “A Canelli - conclude Garbarino -incontreremo anche i membri del sindacato degli agricoltori, mentre a Saluzzo collaboreremo con la rete ‘Campagna e lotta’, che ha creato un presidio nella baraccopoli degli stagionali. Saremo a contatto soprattutto con i lavoratori, per accertarci, attraverso le loro storie, delle loro condizioni di lavoro e delle dinamiche nelle quali sono inseriti”.
I dati raccolti, verranno poi inseriti in un rapporto e presentati ai media e alla cittadinanza in una conferenza stampa che avrà luogo lunedì 2 settembre al Foro Boario di Saluzzo. Per informazioni: www.viacampesina.org – www.campagneinlotta.org – www.assorurale.it (ams)