5 gennaio 2018 ore: 11:54
Non profit

Servizio civile all'help center, vicino agli "ultimi"

A Catania sei ragazzi saranno impegnati nella struttura che offre servizi a immigrati e italiani che vivono in condizioni di povertà economica. "Un anno destinato a modificare nel profondo la loro esperienza di vita"
Servizio civile, volontariato, mani sovrapposte - SITO NUOVO

ROMA - Un impegno in prima linea per aiutare gli immigrati che vivono in condizioni estreme di povertà economica, disagio abitativo ed esclusione sociale. Si chiama “Accogliamo per condividere” ed è il progetto che coinvolge sei giovani volontari del servizio civile che per un anno presteranno servizio all'interno dell'Help Center (presso la stazione centrale) della Caritas Diocesana di Catania. I volontari del servizio civile lavoreranno nella struttura che si occupa di garantire servizi di prima e seconda accoglienza per cittadini immigrati e italiani, nell'ottica di offrire alle persone in difficoltà un punto per ripartire e per integrarsi, determinando un'alternativa all'esclusione sociale.

I numeri. L'Help Center, soltanto nell'ambito dei servizi agli immigrati, garantisce quotidianamente 250 accessi alla mensa, 120 distribuzioni settimanali di alimenti, vestiti e farmaci, 50 accoglienze giornaliere, 75 accessi agli sportelli (scuola d'italiano) e 70 consulenze settimanali di orientamento e accompagnamento ai servizi territoriali. Nel complesso, considerando italiani e stranieri, l'Help Center ha permesso 138.556 interventi nel 2016, tra servizi a bassa soglia (mensa, docce, distribuzione di vestiario) e orientamento sociale, lavorativo e sanitario. 

Un anno che modfica nel profondo l'esperienza di vita. A motivare la scelta dei sei ragazzi, che hanno deciso di spendere un anno della propria vita nel progetto della Caritas Diocesana, - ricordano i promotori - ci sono ragioni profonde: dall'imperativo di impegnarsi in prima persona per lenire le sofferenze di quei soggetti condannati ai margini della società fino alla volontà di proseguire un percorso di studio e lavorativo già innestato nell'ambito del sociale. "Un anno destinato a modificare nel profondo la loro esperienza di vita, ma che inciderà anche nel lavoro degli altri volontari e degli operatori", spiega Valentina Calì, responsabile dell'Help Center e operatore locale di progetto (Olp): "Non possiamo parlare di rapporto unidirezionale, perché con i volontari del servizio civile si instaura un rapporto di scambio che permette ai ragazzi di acquisire nuove conoscenze, una nuova visione del mondo, e che, allo stesso tempo, fornisce a tutti noi nuovi stimoli grazie alla loro energia".
Il progetto si concluderà negli ultimi mesi del 2018, ma per molti ragazzi, così come già avvenuto in passato con altre squadre del servizio civile, l'impegno in Caritas proseguirà anche negli anni successivi come volontari. Merito delle dinamiche di funzionamento dell'Help Center, che non si limita a fornire servizi, ma che opera sulla base dell'ascolto come punto fondamentale dell'intervento. È Salvo Pappalardo, responsabile delle attività in Caritas e operatore locale di progetto (Olp), a ricordare quanto un anno di questo impegno possa modificare percezione e priorità della propria esistenza: "L'attività del servizio civile nazionale è una grossa e importante opportunità per tutti quei giovani che desiderano investire un anno della loro vita nell'ambito del sociale, non tanto per ricavarne una retribuzione o un rimborso spese, ma per maturare una esperienza significativa che sicuramente li toccherà negli angoli emotivi più profondi e sensibili presenti in ciascun volontario. Una opportunità di vita, una opportunità di aiuto per gli altri e per sé stessi".

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