11 ottobre 2011 ore: 16:36
Famiglia

Adozioni illegali, Fadiga: “In Italia si può comprare un bambino con 25 mila euro”

L’ex presidente della Corte d’Appello del tribunale per i minorenni di Roma lancia l’allarme sui neonati non registrati alla nascita. La situazione è aggravata dal pacchetto sicurezza: le gestanti senza permesso di soggiorno temono l’espulsione
. Neonato di colore fra le braccia dei genitori

Neonato di colore fra le braccia dei genitori

ROMA -  Sono passati millenni dalla leggenda di Romolo e Remo, affidati al Tevere in una cesta, ma in Italia ancora si verificano infanticidi, bambini buttati nei cassonetti e mercato delle adozioni illegali. A lanciare l’allarme è il giurista Luigi Fadiga, ex presidente della Corte d’Appello del tribunale per i minorenni di Roma, nel corso di un convegno sul tema a Palazzo Marini, organizzato dall’Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) e dall’Associazione promozione sociale. Le cause di uno scenario così drammatico sono le costanti violazioni dei diritti di base delle gestanti e dei neonati. “E’ grave che in Italia un bambino si possa comprare con 20–25mila euro, al costo di un’automobile di nuova cilindrata – spiega Fadiga –, ma la macchina non esce dalla concessionaria senza targa e allora perché un bambino può uscire dall’ospedale senza essere stato registrato? La legge consente dieci giorni di tempo per la dichiarazione di nascita, in quei dieci giorni un neonato può essere fatto sparire”. Questo nonostante in primo luogo il neonato abbia diritto ad essere immediatamente registrato alla nascita e ad avere un nome. “L’Italia non è un paese del terzo mondo, eppure non registra i bambini alla nascita”, continua il giurista. La madre ha il diritto fondamentale di non riconoscere il figlio e la legge le assicura, in teoria, anche la segretezza del parto. Un bambino nato da parto anonimo ha a sua volta il diritto a trovare prontamente una famiglia per l’affido provvisorio e l’adozione.

Tutte le partorienti hanno il diritto sancito anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 405 del 2005 di "partorire in anonimato", anche le straniere senza permesso di soggiorno. Tuttavia questo diritto ribadito da una circolare del ministero dell’Interno, la n.7 dell’agosto 2009, viene messo in discussione dal pacchetto sicurezza. Questo perché una circolare ha forza di legge nettamente inferiore a una legge dello Stato come quella che stabilisce il reato di clandestinità. “Oggi gli abbandoni dei neonati non sono causati più da adulterio, ma da povere immigrate senza permessso di soggiorno con il terrore di essere espulse” continua Fadiga. Questi diritti fondamentali, afferma il giurista, sono “minimum standard”, cioè “livelli essenziali di prestazioni, ma le regioni sono state spesso vaghe e sfuggenti su questo punto, ci sono quindi gravi ostacoli all’anonimato”.
In quanto livelli di assistenza socio-sanitari alle madri in difficoltà e ai loro nati, la competenza legislativa e attuativa spetta alle Regioni, mentre prima della riforma del titolo V della Costituzione era di competenza provinciale, quindi prima era più facile mantenere l’anonimato perché erano garantite tali strutture di tipo sovra-zonale. Per questo le associazioni chiedono la rapida approvazione di uno dei progetti di legge in discussione alla Commissione Affari Sociali della Camera  per fornire alle gestanti in difficoltà l’assistenza e le informazioni sui loro diritti che sono più che mai necessarie. (rc)
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