7 ottobre 2020 ore: 10:00
Società

Barbie sempre più inclusive: figli e genitori promuovono la linea Fashionistas 2020

di Ambra Notari
Barbie curvy, petite o tall; in sedia a ruote o con una protesi alla gamba; con la vitiligine o senza capelli. La linea Fashionistas 2020 funziona. La bambola più apprezzata? Quella in sedia a ruote. Andrea Ziella (Mattel): “Abbiamo un compito cruciale nell’accettazione delle diversità”
Mattel barbie_fashionistas

MILANO - Centosettantasei bambole, 9 fisicità, 35 tonalità di carnagione, 94 texture e colori di capelli, 22 colori di occhi. Sono i numeri della linea Barbie Fashionistas, all’interno della quale lo storico brand offre più diversità e inclusione. Ci sono Barbie curvy, petite o tall; in sedia a ruote o con una protesi alla gamba; con la vitiligine o senza capelli; con i capelli rosa, blu, bianchi, afro, lunghissimi o cortissimi. Anche Ken cambia stile: più alto, più basso, con i capelli lunghi, con le treccine, con i dread o le lentiggini. Lanciata all’inizio dell’anno, la linea si è subito trovata a fare i conti con il lockdown. “Il Covid ha avuto un forte impatto sul mondo dei giocattoli – spiega Andrea Ziella, Head of Marketing and Digital Mattel Italy –. Durante la fase 1 i giochi non erano tra i prodotti acquistabili nei negozi: Mattel, da tradizione, punta molto sugli store fisici. Sono stati mesi complessi ma, anche grazie a un heritage molto forte – soprattutto nel mercato italiano – abbiamo riscontrato un’evoluzione molto fisica. I dati delle nostre performance, ad agosto, hanno segnato un +2,8 per cento sull’agosto dell’anno scorso. È un risultati eccellente, che ci conferma prima property sul mercato. Anche la linea Fashionistas sta performando in modo positivo, contribuendo a questa crescita”.

Specchio delle nuove generazioni

Tra le Barbie Fashionistas più apprezzate, la bambola in sedia a ruote (disponibile bianca con lunghi capelli biondi e nera con capelli afro, entrambe vendute con pedana per superare eventuali barriere architettoniche), le cui vendite hanno superato ogni attesa e previsione. “Siamo sempre alla ricerca di feedback da parte dei nostri clienti. Per la linea Fashionistas sono molto positivi, le doll piacciono sia a figli, sia a genitori. Il nostro obiettivo è realizzare una linea riflesso del mondo attuale che vedono bambine e bambini. Vogliamo raccontare più storie possibili, vogliamo che tutti possano trovare una bambola che li rappresenti. L’obiettivo di Mattel è rappresentare quella diversità che per le nuove generazioni altro non è se non normalità, vissuta quotidianamente in classi e squadre multietniche. L’idea non è quella della collezionabilità, ma quella di rappresentare la normalità. In pratica, interagisco con le mia doll in sedia a ruote esattamente come faccio con la mia amica in sedia a ruote. È questa la direzione: gli stereotipi vanno superati”.

Puoi essere tutto ciò che desideri

Uno degli hashtag più recenti lanciati da Barbie è #puoiesseretuttociòchedesideri, claim in linea con altri due progetti Mattel, Shero e Role Models, nati per raccontare storie di donne ‘eroine’ provenienti da tutto il mondo, per ispirare la futura generazione di donne: l’ultima Barbie Shero italiana, in ordine cronologico, è stata la chef stellata italiana Rosanna Marziale. Prima di lei, la cantante Elisa, l’astrofisica Sandra Savaglio, l’astronauta Samantha Cristoforetti, la stilista Alberta Ferretti, la campionessa paralimpica Bebe Vio. Tra le altre Role Models, Yuan Yuan Tan, prima ballerina cinese; Leyla Piedayesh, designer e imprenditrice tedesca; Martyna Wojciechowska, giornalista polacca; Nyimas Bunga Cinta, atleta indonesiana di skateboard; Madison De Rosaraio, atleta paralimpica australiana; le calciatrici Alex Morgan, capitano della nazionale femminile inglese, e Sara Gama, capitano della Juventus e della nazionale italiana. “Shero è nato per celebrare i 60 di Barbie. Come Mattel abbiamo pensato fosse giusto raccontare le storie di queste donne con occhi diversi, parlando ai bambini. Il Covid ha bloccato il progetto, ma presto ripartiremo. Qual è quella che mi ha colpito di più? Sono affezionato a tutte – sorride Ziella –. Ma se devo dirne una, dico Bebe Vio, che ho avuto la fortuna di conoscere come persona. Credo incarni molte caratteristiche di quello che oggi è Barbie.

L’inclusività

Inclusività e diversità, due concetti su quali Ziella torna più volte. Al di là del politically correct, cosa significa oggi essere inclusivi? “Abbiamo un impegno nei confronti delle nuove generazioni: dobbiamo garantire loro la possibilità di riconoscersi. Barbie gioca un ruolo cruciale nell’accettazione della diversità: il nostro compito è fornire quanti più modelli possibili differenti per bambina o bambino, assimilando le forme di normalità che viviamo tutti i giorni. È un impegno che prendiamo molto seriamente e sul quale puntiamo non solo come comunicazione, anche come innovazione di prodotto”.

L’importanza del gioco con le bambole

È di pochi gioni fa la notizia dei risultati dello studio che Barbie e i neuroscienziati dell’Università di Cardiff hanno condotto, utilizzando per la prima volta il neuroimaging, sugli effetti del gioco con le bambole: il gioco con le bambole permette ai bambini di sviluppare l’empatia e le capacità di elaborazione delle informazioni sociali, anche quando giocano da soli. Negli ultimi 18 mesi, la dott.ssa Sarah Gerson e i suoi colleghi del Centro di scienze per lo sviluppo umano dell’Università di Cardiff hanno monitorato l’attività del cervello di 33 bambini tra i 4 e gli 8 anni che giocavano con una varietà di bambole Barbie. È stato rilevato che il solco temporale superiore (pSTS), ovvero una regione del cervello associata all’elaborazione delle informazioni sociali come l’empatia, si attivava anche quando i bambini giocavano da soli. “Questi dati sono una vera rivelazione – ha spiegato la dott.ssa Gerson –. Attiviamo quest’area del cervello quando pensiamo ad altre persone, in particolare a ciò che pensano o che provano. Le bambole incoraggiano i bambini a creare i loro piccoli mondi immaginari, a differenza di quanto facciano i giochi di risoluzione dei problemi o le costruzioni. Questo tipo di gioco stimola i bambini a pensare alle altre persone e al modo in cui potrebbero interagire tra di loro”. Un progetto lungo due anni, “un argomento molto delicato che ha portato informazioni positive non solo a Mattel come company, ma a tutta la categoria – conclude Ziella –, perché dimostra l’importanza e i benefici del gioco con le bambole. Questa ricerca non vuole essere un traguardo, ma l’inizio di un percorso che ci permetta di sostenere la crescita di tutti i bambini”. Per cominciare è stata inaugurata una piattaforma online – realizzata in collaborazione con la dott.ssa Michele Borba, esperta di empatia, scrittrice e psicologa dell’educazione – dedicata ai genitori, agli educatori e, ovviamente, ai bambini per favorire le loro capacità di elaborazione delle informazioni sociali.

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