14 dicembre 2020 ore: 13:38
Giustizia

Carcere, col decreto Ristori un mese in più di benefici straordinari

di Teresa Valiani
Domiciliari sotto i 18 mesi e mancato rientro in istituto per i ‘lavoranti’ e per chi ha già un permesso premio. Maisto: “Cambia molto poco, se non si interviene a più livelli raccoglieremo solo rovine”
Carcere, detenzione

ROMA - Slittano di un mese, dal 31 dicembre al 31 gennaio 2021 i benefici straordinari previsti dal decreto Ristori in materia di carcere messi in atto per alleggerire la pressione del sovraffollamento negli istituti di pena e contrastare i contagi da Covid 19. Dai dati del ministero della Giustizia aggiornati al 7 dicembre 2020, su un totale di 53.294 detenuti si registrano 958 positivi (tra i quali 20 nuovi giunti) di cui 868 asintomatici, 52 sintomatici in gestione interna agli istituti e 38 ricoverati in gestione esterna. Mentre sono 810 le persone positive nel corpo di Polizia penitenziaria che conta 37.153 unità. 72 positivi, invece, si registrano su un totale di 4.090 dipendenti tra personale amministrativo e dirigenti.
E’ lo stesso senatore dem, Franco Mirabelli, ad annunciare dal suo profilo facebook l’approvazione dei tre emendamenti da parte delle
commissioni Economia e Finanze del Senato con i quali si posticipa “alla fine dello stato di emergenza, la scadenza delle norme già previste dal decreto, compresa quella che consente di ottenere gli arresti domiciliari a chi deve scontare meno di 18 mesi – scrive Mirabelli - e si consente di restare ‘fuori’ dal carcere fino al 31 gennaio ai detenuti che già hanno il permesso per lavorare all’esterno o altri permessi premio. Così per 1300 persone si apre la possibilità di non tornare a dormire in carcere. È un risultato certamente inferiore a quello che volevamo ottenere ma, certamente questi emendamenti sono migliorativi”.

“Non è ancora quanto necessario, né quello che avevamo sperato, ma un mese in più di applicazione delle licenze e dei permessi straordinari sono qualcosa e il riconoscimento esteso anche ai ‘permessanti’ non ‘lavoranti’ ne amplia significativamente la platea – commenta il coordinatore dei garanti territoriale, Stefano Anastasìa -. Ora tutto questo dovrà essere applicato dalla magistratura di Sorveglianza a cui spetta l’ultima parola su queste e altre misure utili a decongestionare le carceri nel pieno di questa terribile epidemia, e a cui chiediamo coraggio e celerità nella valutazione delle istanze”.

Francesco Maisto, una carriera nella magistratura di Sorveglianza, oggi è il Garante dei detenuti per la città di Milano.

Presidente, cosa cambia con i decreti?
“Molto poco se si ha una visione complessiva del sistema penitenziario – spiega Maisto -. Vengono dimessi pochi detenuti, sia perché le misure alternative previste dal Governo sono del tutto inadeguate, sia perché poi, per un verso, l’osservazione e il trattamento, preliminari a tutte le misure alternative già vigenti (eccetto quelle motivate dalle patologie dei detenuti) sono notevolmente ridotte, in forza del ‘confinamento’ degli stessi nelle celle per la maggior parte della giornata, e per altro verso, a causa del distanziamento in carcere e col lavoro da remoto degli operatori penitenziari”.

Qual è la situazione attuale dei penitenziari in relazione al Covid?
“Credo che purtroppo ancora per molti mesi dovremo confrontarci ed avanzare proposte sul carcere nel tempo della pandemia da Covid. Viviamo tempi in cui le sinergie attivate nelle carceri nella prima fase della pandemia, sia per paura dell’ignoto del virus, sia spontaneamente a livello periferico senza impulso e coordinamento centrale, si sono, se non spente, molto ridotte. Colpisce soprattutto la repentina progressione del numero dei contagiati sia tra gli agenti di polizia penitenziaria che tra i detenuti. Abbiamo bisogno di istituzioni che non umiliano le persone.
Rispetto agli spazi disponibili, nelle carceri entrano ancora in tanti ed escono di meno rispetto ai mesi passati. E lo spazio di questi tempi è come l’aria a causa del sovraffollamento. In Lombardia su una capienza di 6.156 posti ci sono 8124 persone, 1968 in eccesso, e nelle condizioni di restrizioni senza precedenti della pandemia”. 

Quante persone detenute saranno interessate dalle nuove disposizioni?
“Entrano in carcere ancora in tanti e sono i più fragili. E’ emblematica e rappresentativa la tabella degli ingressi a S.Vittore, del mese di novembre di questo anno delle tipologie degli arrestati in flagranza: su 131 arrestati 38 per piccolo spaccio di stupefacenti e 25 per rapina per strada. Per come si vive oggi il covid in carcere commette questi reati solo chi non ha nulla da perdere o comunque si tratta di personalità multiproblematiche in mancanza della prevenzione primaria. Se non si interviene a più livelli raccoglieremo solo rovine. Si parla di circa 3000 beneficiari di queste misure, ma mi attesto per realismo sulla metà”.

Quali altre misure urgenti bisognerebbe adottare?
“A livello legislativo sarebbe efficace e avrebbe un alto valore simbolico ed educativo una misura, disposta caso per caso dal magistrato di sorveglianza, di aumento dei giorni di riduzione di pena, in considerazione della condotta e del surplus di sofferenza di questo gravoso tempo carcerario. Infine, una sospensione degli ordini di esecuzione per reati sino a un certo limite di pena, sino alla risoluzione dell’emergenza sanitaria, potrebbe dare respiro alle carceri. La maggiore sofferenza interna dei detenuti e delle loro famiglie e dei volontari sono dipesi dalla mancanza o dalla riduzione di salute e di informazione: a livello gestionale è necessario aumentare di molto la potenza del cablaggio degli istituti in modo da consentire i collegamenti per la formazione e per i colloqui dai piani dei reparti, se non dalle camere di pernottamento. E poi si avverte giustamente il bisogno di cura e di chiarezza sui servizi sanitari”.

I detenuti al momento non sono tra le categorie prioritarie per il vaccino…
“Una scelta – conclude Maisto - che spero venga rivista e non vorrei che fosse il prodotto di quella vulgata, poi smentita dai fatti, di alcuni mesi fa, che aveva confuso la cella del carcere con una camera iperbarica”.

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