10 agosto 2020 ore: 14:41
Disabilità

Ritorno a scuola, (solo) per alunni disabili indagine sierologica. “E' discriminazione”

di Chiara Ludovisi
La regione Lazio sta inviando ai genitori di studenti con disabilità una lettera con l'invito a sottoporre i figli all'esame, prima del rientro in classe. Oltre lo sguardo onlus: “Perché stigmatizzare gli studenti certificati con disabilità rispetto a ogni altro studente? Grave forma di discriminazione successiva al già brutto periodo passato dagli studenti con disabilità con il lockdown”
Scuola

ROMA – Anche una forma di tutela può essere una forma di discriminazione. Perché l'eccessiva protezione può derivare da un pregiudizio, privo di qualsiasi ragione e fondamento scientifico. Così rischia di delinearsi l'iniziativa della Regione Lazio, che tramite le scuole ha iniziato in questi giorni a inviare alle famiglie degli studenti con disabilità una comunicazione, in cui si invitano i genitori a partecipare a un “progetto riguardante l’indagine sierologica per Sars- Cov. 2, che coinvolge gli alunni con disabilità”. Questo, naturalmente, in vista della riapertura delle scuole. Ecco il testo della lettera: "Si comunica che l’Asl ha inviato un progetto riguardante l’indagine sierologica per Sars- Cov. 2, che coinvolge gli alunni con disabilità. I prelievi saranno effettuati presso il distretto della Asl di appartenenza della scuola e l’alunno dovrà essere accompagnato dai genitori secondo un calendario che la Asl fornirà alle scuole. Pertanto si invitano i genitori interessati alla partecipazione del proprio figlio all’indagine, ad inviare una mail alla scuola, indicando la propria disponibilità ad aderire all’indagine sierologica. Si ringrazia per la collaborazione. Il Dirigente Scolastico”.

“E' discriminazione indiretta”, nessun fondamento scientifico

“Pregiudizio e discriminazione” si anniderebbero infatti dietro questa iniziativa. “A settembre il test a tutto il personale docente e non docente oltre che alunni disabili – ricorda l'associazione - Ogni singola Asl si sta coordinando con gli istituti del territorio, qualcuno sta già inviando la comunicazione. Ai genitori di studenti con disabilità, e solo a loro, sta arrivando la richiesta di sottoporre i loro figli a test sierologico prima dell'inizio della scuola”. Ricorda però la onlus che “il test sierologico serve a verificare se una persona ha avuto contatto con il virus rimanendo asintomatico pur acquisendo gli anticorpi. Questo test, quindi, analizza il passato, non certo il presente né tanto meno può stabilire una contagiosità come nel caso del tampone. Può essere utile per una persona sana, per sapere se è stata in contatto con il virus pur restando asintomatica. Cosa che non è scientificamente possibile per una persona sanitariamente fragile o immunodepressa, perché non potrà mai essere stata a contatto con il virus restando asintomatica, ma svilupperà immediatamente la sintomatologia anche in forma grave come un 'tampone vivente'. Quindi qual è il motivo scientifico per cui solo agli alunni che hanno una certificazione di disabilità viene richiesto di sottoposi a un sierologico?”, domanda la onlus.

Come spiega ulteriormente Sara Bonanno, “non è detto che una persona con disabilità sia immunodepressa, così come non è detto che una persona immunodepressa abbia una disabilità. Non si capisce quindi la ragione di questa iniziativa, tanto più che i bambini e i ragazzi con disabilità sono costantemente vigilati da un adulto e molto difficilmente si espongono al rischio di contagio, cui invece sono facilmente esposti i loro compagni soprattutto in questo periodo di vacanze”: Non solo: “E' grave che questa comunicazione arrivi dalla scuola, che non deve entrare in questioni sanitarie: dopo aver trascurato gli studenti disabili da marzo a giugno, ora li stigmatizza, riservando loro un'indagine sanitaria che agli altri non è richiesta”

“Noi questa lettera non la vogliamo”

Insomma, “noi questa lettera non vogliamo neanche riceverla – dichiara Bonanno – perché è evidente che la richiesta proviene da un profondo pregiudizio, che individua nella condizione di disabilità qualcosa da cui proteggersi, arrivando persino a supporre una maggiore contagiosità rispetto a uno studente in salute. Siamo di fronte a una discriminazione indiretta (art. 2 comma 3 della Legge 67/07), che si ha quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone. L'impressione è che la scuola, insieme alla Regione, stia mettendo 'le mani avanti', preannunciando di fatto ulteriori esclusioni future.

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