/ Welfare
8 febbraio 2018 ore: 11:25
Immigrazione

Velo islamico, scelta o imposizione? La voce delle donne che lo portano

Ci sono donne obbligate a portarlo dallo Stato o dalla famiglia e altre che hanno scelto liberamente di portarlo. Ognuna lo indossa per motivi diversi. A Italia-Italie si parla di hijab, il foulard che copre la testa delle donne musulmane, dando voce ad alcune di loro
Migranti. Donna con velo

BOLOGNA – Nei giorni scorsi a Bologna una giovane avvocatessa praticante è uscita dall’aula del Tar di Bologna dopo che il giudice le aveva chiesto di togliere l’hijab. Lei, marocchina di 25 anni, praticante dell’ufficio legale dell’Università di Modena e Reggio Emilia (ateneo in cui si è laureata) ha preferito uscire. Immediate le reazioni, il sostegno e la solidarietà. Questa vicenda ha riportato di nuovo sulle pagine dei giornali il tema del velo indossato dalle donne musulmane, un tema spesso trattato in modo superficiale. Nella puntata di Italia-Italie del primo febbraio, in onda su Radio Città del capo, si parla proprio di hijab dando voce alle donne che lo indossano. “Le donne musulmane devono coprire il corpo con abiti che non rivelino le loro forme di fronte a uomini estranei”, secondo Fatima Zahra, una giovane di origine marocchina che lo indossa. “Non riguarda però soltanto l’aspetto esteriore ma anche il comportamento, che deve essere dignitoso e corretto. Va da sé che questi atteggiamenti siano richiesti anche all’uomo. Non c’è nulla che limiti la libertà di una donna velata nell’esprimere le proprie idee”, chiarisce Zahra.  

Il velo è prima di tutto un “atto di fede“, precisa giustamente Aicha, studentessa dell’Università di Bologna. Una scelta che però viene frequentemente interpretata come un segno di “sottomissione o mancanza di diritti”. Chiaramente “ci sono donne obbligate a portarlo dallo Stato o dalla famiglia, ma ognuna lo indossa per motivi diversi”. A raccontarlo è una donna italiana che fa parte del Cib, la Comunità islamica di Bologna, per la quale l’hijab è stata una “scelta consapevole” maturata in età adulta, “una testimonianza del fatto che si può essere musulmana e italiana allo stesso tempo”. Eppure “l’italiano medio vede nella donna senza velo una persona più integrata“, confessa; lei stessa ha vissuto sulla propria pelle il significato della discriminazione in un Paese dove “l’islamofobia” è un’avversione sociale fin troppo diffusa. Nelle prossime puntate la parola a tutte quelle donne che invece hanno scelto di non indossarlo.

© Copyright Redattore Sociale