20 maggio 2015 ore: 14:39
Disabilità

Musicista disabile vince la battaglia per “entrare” al conservatorio

Francesco ha 24 anni, è sassarese e si muove su una sedia a ruote. Per poter sostenere l’esame di ammissione a Bologna ha dovuto rivolgersi alla stampa, finché la scuola non ha trovato una soluzione: "Le intenzioni sono buone, ma che fatica metterle in pratica”
Francesco Nurra

Francesco Nurra

Francesco Nurra
Francesco Nurra

BOLOGNA – Sull’ultima pagina di questa odissea si legge "a settembre esame di ammissione al Conservatorio di Bologna". Ma il percorso per arrivarci non è stato semplice. Francesco Nurra ha 24 anni: è di Sassari, ma dallo scorso febbraio si è trasferito nel capoluogo emiliano. Francesco è disabile, si sposta su una sedia a ruote. Al momento frequenta il corso di laurea in Lingua e cultura italiane per stranieri, ma dal prossimo anno vorrebbe cambiare e passare a studiare quella che da sempre è la sua passione: la musica. Il Conservatorio di Bologna, nella sua sede di piazza Rossini però, prevede come unica via d’accesso una scalinata: nient’altro.

- “Ho mandato 3 e-mail – spiega Francesco – per avere informazioni sull’accessibilità alla struttura. Nella terza ho chiesto che fossero abbattute le barriere architettoniche e ho preteso l’impegno di tutti, invitando presidente e direttore a casa mia per discutere sul da farsi. Nessuno mi ha risposto: così mi sono rivolto al quotidiano ‘La Repubblica’ e ho denunciato quanto stavo subendo. A quel punto, e solo allora, qualcosa si è mosso”. Il direttore del Conservatorio Donatella Pieri ha garantito che Francesco potrà sostenere l’esame di ammissione in un’aula a piano terra: se sarà ammesso, saranno trovate soluzioni per permettergli di frequentare. “Adesso sono contento: questa non era una battaglia solo per me, ma anche per tutti quei ragazzi che in futuro dovessero trovarsi al mio posto. E non dimentichiamo che il diritto all’istruzione per le persone disabili è sancito dalla Convenzione Onu”.

Francesco è cantante e musicista, suona pianoforte e tastiera e sta per cimentarsi anche con il clarinetto: “Un clarinetto basso, realizzato apposta per me dall’associazione pugliese AccordiAbili, che sta modificando lo strumento per adattarlo alle mie esigenze. Hanno anche lavorato per realizzare un theremin, uno strumento musicale elettronico, ma alla fine abbiamo optato per il clarinetto”. Al Conservatorio vorrebbe frequentare il corso di musica elettronica. Ha già un disco all’attivo, "Diario di un pazzo", e ha prodotto "Lost Songs" del duo Marta Raviglia e Simone Sassu. A Bologna vive con Valentina Poggio, la sua assistente, che si paga grazie alla piccola pensione d’invalidità che percepisce: “Ma uno o due giorni a settimana devo cercare qualcuno che la sostituisca: per questo ho fatto richiesta per l’assegno di cura, ma sono mesi che sto aspettando di riceverlo. Sicuramente un piccolo contributo arriverà, ma non conosco l’importo. Oppure chiederò aiuto a qualche volontario. Convivo con il pensiero di non riuscire a farcela e di dover tornare indietro”. A Sassari vivono i genitori, mentre il fratello più grande fa il regista e vive a Londra: “Cercano sempre di incoraggiarmi,  mi fanno forza quando sono demoralizzato: mi piacerebbe mantenermi con la musica, farla diventare il mio lavoro, ma non è facile, soprattutto in Italia”.

Francesco Nurra 2

“Nella mia regione riconoscevano maggiormente i miei diritti: mi passavano alcune sedute di fisioterapia a settimana, per esempio. Qui in Emilia-Romagna niente: a livello di welfare e servizi, mi sembra una situazione decadente. Varrebbe la pena cominciare a pensare al welfare non solo da un punto di vista economico, ma anche medico. Al contrario, a livello di barriere architettoniche Sassari è messa peggio, tra salite e discese. A Bologna la mobilità è migliore, ma non perfetta”. E parla del cantiere che da qualche mese ha invaso le strade del centro cittadino, prima di fare riferimento alla situazione lacunosa del trasporto pubblico: “Su 30 autobus che ho provato a prendere, solo una volta la pedana elettronica ha fatto il suo dovere: nella maggior parte dei casi non funzionava, ma c’erano anche conducenti non in grado di aprirla”. Come ha scritto in un recente articolo pubblicato sulla rivista Wired: “Abitando poi in centro, mi ritrovo a dover fare, stando sulla mia sedia a rotelle, delle strade obbligate o addirittura pericolose, perché molte volte devo andare per strada invece di stare sul marciapiede. Pensavo fosse davvero una città a misura di carrozzine, invece mi devo sempre aggiustare fra i percorsi a ostacoli che offre questa piccola metropoli”.

“Sicuramente tutta l’Italia, rispetto ad altri Paesi europei, è molto indietro: le intenzioni sono buone, ma che fatica metterle in pratica”. E racconta dell’importanza di pensare al concetto di vita indipendente, per cui tutti – disabili e non – siano messi nelle condizioni di poter scegliere che fare “all’interno di un ambiente privo di barriere mentali, architettoniche, fisiche e culturali – scrive –. Da buon italiano ho imparato l’arte di arrangiarmi in ogni forma, ma sogno un giorno in cui tutto questo finirà, un giorno in cui le persone con disabilità riceveranno ciò che gli spetta (non dei privilegi) in maniera naturale e non con una filosofia pietista che opera quasi per una concessione data dall’alto”. (Ambra Notari) 

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