2 maggio 2019 ore: 15:49
Disabilità

Vincent Lambert, la Francia risolve il dilemma sul fine vita

Cittadino francese, 42 anni, da undici in stato di minima coscienza in seguito ad un incidente stradale: respiro autonomo, i tribunali hanno acconsentito alla scelta dei medici di interrompere idratazione e alimentazione. Favorevole la moglie, contrari i genitori. Una vicenda fra eutanasia e accanimento che si trascina a suon di sentenze
Vincent Lambert Francia (i genitori) - SITO NUOVO

ROMA – Ha 42 anni, da undici è in stato di minima coscienza in seguito ad un incidente stradale. La storia di Vincent Lambert, cittadino francese, ex infermiere, potrebbe avere fine molto presto se, dopo l’ennesima decisione giudiziaria, si procederà effettivamente ad interrompere la sua idratazione e la sua alimentazione. L’ultimo via libera, che potrebbe essere quello decisivo, è giunto dalla Corte europea per i diritti dell’uomo, che martedì scorso ha rigettato il ricorso dei genitori del paziente, che insieme ad un fratello e a una sua sorella avversano la decisione dell’équipe medica che lo ha in cura e che da anni ha espresso la volontà di sospendere alimentazione e idratazione, atto che condurrà l’uomo alla morte. Sostegni, quelli dell’alimentazione e dell’idratazione, identificati nel caso concreto come “inutili, sproporzionati o che non hanno altro effetto che quello di mantenere artificialmente la vita”, secondo il dettato della legge Clays – Leonetti, che in Francia regola i casi di fine vita. La Cedu, che aveva già trattato il caso nel 2015, di fatto si è appellata a quella decisione, non entrando nel merito della vicenda e certificando la corretta procedura seguita dal Consiglio di Stato che il 24 aprile scorso aveva confermato un’altra sentenza, quella emessa a gennaio dal Tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne, che disponeva l’arresto dell’alimentazione e dell’idratazione a Vincent Lambert.

Una famiglia spaccata dalla tragedia, quella dei Lambert, con la moglie Rachel (tutore legale dell’uomo) e cinque fratelli che appoggiano invece la decisione dei medici, sostenendo che Vincent non avrebbe voluto vivere in quelle condizioni. Versione opposta a quella riferita dai genitori Pierre e Viviane. La legge francese, in ogni caso, afferma che di fronte al paziente incapace di esprimere la propria volontà, la decisione, in assenza di direttive anticipate (che nel caso concreto non esistono), è tutta nelle mani dei medici. Una legge, quella transalpina, che proibisce l'eutanasia attiva, ma consente la sospensione delle terapie e delle azioni sproporzionate o irragionevoli. Confini difficili da delimitare, a maggior ragione quando la sospensione riguarda sostegni vitali e basilari come sono idratazione e alimentazione. La cui assenza comporta come conseguenza diretta la morte del soggetto in tempi relativamente rapidi, e una morte causata non in prima battuta dalla patologia, ma dall'intervenuta sospensione della presa in carico del soggetto.

Dal punto di vista giudiziario, l'iter nei tribunali francesi era già stato compiuto fra il 2013 e il 2015, quando già una volta era stato dato il via libera all’interruzione dell’alimentazione e idratazione. Proposito poi mai attuato in seguito al cambio di équipe medica e alla necessità di procedere a nuove valutazioni dello stato del paziente.

Dal punto di vista clinico, Vincent Lambert respira in modo autonomo: è un paziente tetraplegico, che viene nutrito e idratato in modo clinicamente assistito. Le indagini radiologiche hanno messo in luce lesioni cerebrali giudicate “irreversibili” e nei fatti, non ha mostrato negli anni alcun segno di miglioramento. E’ però difficile per la medicina affermare con sicurezza cosa Vincent sia realmente in grado di sentire e di provare, e se e quale stato di coscienza possa aver conservato. La stessa perizia medica richiesta dal Tribunale amministrativo aveva affermato che “corrispondere ai bisogni fondamentali primari (alimentazione, idratazione) non rientra per Vincent Lambert nell’ambito di un accanimento terapeutico o di una irragionevole ostinazione”, e aveva negato che potesse essere giudicata come “irragionevole ostinazione” quella che è la prima forma di supporto vitale per una persona. Una presa di posizione che il Tribunale non aveva accolto, sentenziando in modo opposto.

La vicenda Lambert costituisce un altro caso concreto di fronte al quale la medicina e l’etica si trovano di fronte a un dilemma di enorme portata. Da un lato, la consapevolezza che la scienza medica è potenzialmente in grado oggi di mantenere in vita anche pazienti in gravissima situazione, con il rischio di prolungare in modo ostinato situazioni che in altri tempi sarebbero naturalmente sfociate nella morte del paziente; dall’altra i grandi interrogativi che la fragilità dell’esistenza – in particolare quando comporta alti gradi di disabilità – si porta dietro, specialmente quando il supporto non riguarda vere e proprie terapie mediche universalmente riconosciute come tali, ma idratazione e alimentazione, cioè i sostegni vitali basilari. Lambert non ha bisogno di interventi invasivi per sopravvivere, ma della stessa attenzione e cura che viene prestata, in molte parti del mondo, a migliaia di persone che si trovano nella sua stessa situazione. Sullo sfondo della vicenda, evidentemente, c'è la preoccupazione che si instauri una pericolosa arbitrarietà nelle decisioni, e che pertanto si possano attuare protocolli lesivi della dignità personale di chi vive una condizione di gravissima disabilità. Lesione che per chi si oppone alla sospensione richiesta per Lambert, si configura già, in modo integrale,  nel momento in cui si cagiona la morte negando alimentazione e idratazione.

Dopo il pronunciamento della Corte europea, i genitori dell’uomo hanno chiesto l’intervento del Comitato dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità (l’organismo chiamato a giudicare l’applicazione nei singoli stati dei principi contenuti nella Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità). Un pronunciamento che arriverà a breve e che costituirà un ulteriore intervento su una vicenda che popola le aule giudiziarie da ormai sei anni. (ska)

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