28 ottobre 2020 ore: 18:08
Immigrazione

Covid in carcere, "incidenza maggiore che a maggio ma meno sintomatici"

Bollettino d’informazione del Garante nazionale delle persone private della libertà: contagio per 150 detenuti e circa 200 tra il personale. "Ineludibili" la predisposizione di spazi di ricovero interno e la riduzione del numero di presenze

ROMA - “Rispetto alle 54.815 persone detenute oggi presenti, il dato divulgato di un numero di contagio attorno alle 150 unità, a cui corrisponde uno più alto (circa 200) di personale, rappresenta un’incidenza lievemente maggiore di quella del maggio scorso. Tuttavia, sempre rispetto a quel periodo, il numero di coloro che presentano sintomi è molto minore”. Lo rende noto il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, che riprende oggi l’invio del bollettino d’informazione periodico per fare il punto della situazione. “I dispositivi di protezione non rappresentano come allora un’ipotesi teorica e le stesse procedure messe in atto rendono meno probabile il possibile contagio. - sottolinea Palma - Certamente, all’interno, come all’esterno, la velocità di crescita dei contagi desta preoccupazione, in particolare laddove si individuano dei cluster con un numero di persone positive innalzatosi velocemente. Ma, nel caso della popolazione detenuta, si tratta essenzialmente di due o al più tre situazioni – un paio in Lombardia e una in Umbria – mentre negli altri casi si è di fronte a piccoli numeri diffusi in più Istituti, rispetto ai quali è possibile, quindi, mettere in atto una gestione adeguata”.

"Ineludibile"per il garante il tema della predisposizione di spazi di effettivo ricovero interno, “che si spera non siano necessari, ma che sarebbe errato non prevedere”.

Riduzione del numero di presenze. “Le presenze in carcere, da maggio a oggi, hanno avuto un importante incremento (si era allora scesi ben sotto le 53 mila presenze). - si legge - I provvedimenti che il Garante si attende dal Governo dovranno confermare e ampliare quelli adottati a suo tempo, traendo insegnamento da quell’esperienza ed evitando così quegli aspetti che talvolta ne hanno reso la portata molto limitata. Occorre con fermezza chiarire che la necessità di spazi è ineludibile e che, quindi, non ha senso far rientrare in carcere persone che vi trascorrono soltanto la notte o mantenere la detenzione di persone condannate a pene brevi per le quali la speranza posta dalla nuova capacità di intervento della Cassa delle Ammende apre a soluzioni diverse e coordinate da chi ha la competenza territoriale. Per queste ultime potrebbe essere valutata coerentemente la possibilità di rinvio dell’ordine di esecuzione delle pene stesse”.

Il Garante ricorda la necessaria tutela per le persone con particolare vulnerabilità, anziane o con specifiche malattie, e la presenza “inaccettabile” di persone per le quali è stata stabilita la misura di sicurezza di natura psichiatrica e che sono illegittimamente detenute solo sulla base della indisponibilità di strutture

Sul fronte immigrazione il Garante torna ad affrontare la questione delle cosiddette navi quarantena.  “L’utilizzo di navi per l’applicazione delle disposizioni sanitarie cautelari appare infatti una soluzione non proponibile se non mantiene i tratti di una misura iniziale di carattere eccezionale. - scrive - Diversamente, laddove applicata nei confronti di persone regolarmente soggiornanti in Italia, rischia di divenire un collettore delle difficoltà del territorio e di determinare un effetto discriminatorio nei confronti di persone particolarmente vulnerabili".  Le dichiarazioni della ministra dell’Interno alla Camera dei deputati in merito alla "natura eccezionale e contingente di tali trasferimenti" rassicurano il Garante nazionale, che "manterrà comunque un occhio vigile”.

Infine i dati. Nei dieci Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) operativi sul territorio nazionale, alla data 22 ottobre 2020, erano trattenute 344 persone (di cui otto donne) su un totale di 548 posti disponibili. Le presenze sono concentrate principalmente nei Centri di Roma, Torino, Gradisca d’Isonzo (PZ) e Macomer (NU) con rispettivamente 102, 73, 58 e 45 persone ristrette; le restanti sono distribuite nei Cpr di Bari (32), Brindisi (27) e nel riaperto centro di Milano (8). Negli hotspot, alla stessa data, le presenze erano 250, di cui 174 a Lampedusa e 76 a Pozzallo. Inoltre, sulla base delle informazioni acquisite dalle Prefetture, in Italia nei Centri per la quarantena vi erano 1632 persone migranti, di cui 1078 ospitate sulle navi predisposte per questa funzione.

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