8 marzo 2017 ore: 15:44
Società

8 marzo, le donne della periferia di Palermo unite contro le difficoltà

Sono oltre 80 quelle che frequentano il centro Arcobaleno 3P nel popolare quartiere periferico della Guadagna, gestito da 4 anni dalla suora missionaria Anna Alonzo. Una giornata per uscire da quell'"invisibilità sociale" di chi vive lontano dal centro storico e turistico cittadino
Centro Arcobaleno di Palermo. Donne della Guadagna 1

PALERMO - Sono oltre 80 le donne che frequentano il centro Arcobaleno 3P nel popolare quartiere periferico della Guadagna di Palermo, gestito da 4 anni dalla suora missionaria Anna Alonzo  dell'associazione Pro. Vi. De. Oggi hanno festeggiato l'8 marzo con canti, danze, lavori artigianali e dolci fatti in casa. Tra i promotori dell'iniziativa le associazioni Fidapa Palermo Mondello, Inner Wheel e Zonta Palermo Triscele che hanno dato anche un contributo per la ristrutturazione del centro. "Vogliamo affiancare e sostenere la meritevole iniziativa portata avanti, da alcuni anni, con passione e instancabile impegno da suor Anna, per aiutare le donne ospiti del centro Arcobaleno a superare le difficoltà connesse alla loro svantaggiata condizione sociale, economica e culturale",  spiegano le associazioni. Il centro Arcobaleno 3P offre corsi di ginnastica, decoupage, taglio e cucito, alfabetizzazione informatica, musica e doposcuola. 

Centro Arcobaleno di Palermo. Donne della Guadagna 4

Una giornata per uscire da quell'"invisibilità sociale" di chi vive lontano dal centro storico e turistico cittadino. Ad esibirsi con due canti siciliani è stato il gruppo di donne "Diversamente giovani". Subito dopo, guidati da Pia Tramontana, soprano del teatro Massimo, che nel centro dà lezioni di musica ai bambini, sono stati eseguiti diversi canti a cura del coro polifonico del centro diurno di Boccadifalco. 

Anna Alonzo
Centro Arcobaleno di Palermo. Donne della Guadagna 3

Tra le donne più anziane c'è Serafina Giordano di 79 anni, per lei il centro è diventato una risorsa notevole. "Alcuni giorni alla settimana - dice - ci riuniamo tra di noi ed è davvero un grande piacere potere condividere insieme idee e tante attività. Per me è diventato un momento di svago di cui non posso fare a meno". "Sono nata a Brancaccio - racconta invece Piera Longo di 68 anni - però da quando avevo 13 anni vivo alla Guadagna. Mia madre mi ha insegnato a cucire. Oggi al centro pur non avendo completato gli studi, cerco come volontaria di darmi da fare sia con le donne che con i bambini. Certamente il quartiere quando ero piccola, anche se è stato sempre povero, non aveva tutti i problemi di oggi. Sicuramente c'era meno criminalità organizzata anche perché molti anche se facevano piccole attività, lavoravano. Oggi è tutto diverso perché la disoccupazione è fortissima e non lavorando alcuni scelgono purtroppo altre strade. Ci sono molte donne, infatti, che hanno i mariti detenuti che cercano, anche se non è facile, di darsi da fare per mantenere le famiglie soprattutto quando hanno figli piccoli. Al centro si cerca comunque per quanto è possibile di dare loro serenità". Tra le immigrate che frequentano c'è Rubi del Bangladesh con 4 figli che cerca di imparare meglio la lingua italiana. Il centro è frequentato soprattutto dalla figlia di 13 anni. "Mi piace molto venire qua - dice la bambina - perché studio ma faccio anche danza e musica". 

Centro Arcobaleno di Palermo. Donne della Guadagna 2

"Oggi è un bel momento per le nostre donne del quartiere - dice Francesca Messina vice-coordinatrice volontaria del Centro Arcobaleno da 4 anni - perché aprendosi alla cittadinanza espongono ciò che hanno realizzato con il decoupage, i lavori a maglia e con i corsi di taglio e cucito. Per loro, abituate a gestire tante difficoltà quotidiane, poter concedersi dei momenti ricreativi e di socializzazione è davvero molto importante. Ci sono molte famiglie che hanno i familiari in carcere e non è certo facile andare avanti però sono donne che in qualche modo ce la fanno perché sono molto forti. Abbiamo anche una donna che sta finendo di scontare una pena da noi".

"Le nostre donne della Guadagna prima non uscivano di casa - sottolinea con forza Anna Alonzo - le abbiamo dovute prendere una per una per mano. Alcune di loro non sono mai andate a scuola. Ricordo di avere avuto una detenuta in affido a cui abbiamo insegnato a leggere e scrivere che è riuscita ad avere la licenza elementare. Se non partiamo dalla cultura purtroppo in questo quartiere saranno sempre sopraffatte dagli uomini che tendono ad imporre a volte anche con la violenza il loro potere. Ho raccolto purtroppo anche tante storie di donne picchiate. A fatica oggi siamo riuscite oltre ai bambini ad avere anche le ragazzine che giocano e studiano. Per le donne più giovani si potrebbe pensare di organizzarle in piccole cooperative perché sanno fare tante attività di sartoria e di cucina che potrebbero essere proposte anche all'esterno. Un altro obiettivo sarebbe quello di attivare in futuro un centro d'ascolto con una psicologa e una pedagogista. Avere queste figure professionali per noi sarebbe veramente significativo ma per il momento non ci possiamo permettere di retribuirle". 

Il centro sta iniziando ad ospitare 12 persone senza dimora. Essendo stato approvato tra le realtà partecipanti al progetto Housing First questo permetterà, nei due piani superiori della struttura che prima era una ex scuola elementare, di aprire un centro di accoglienza temporaneo per uomini e donne senza dimora. Per attivarlo ed iniziare ad ospitare a pieno regime i tempi, però, sono ancora lunghi perché i lavori di ristrutturazione, per il momento in corso, sono tanti. L'obiettivo finale per il secondo piano è quello di creare un dormitorio con tre stanze per gli uomini e tre per le donne. (set) 

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