24 novembre 2016 ore: 12:14
Disabilità

I nuovi Lea? “Obsoleti, inadeguati, irricevibili”. La Fish boccia il decreto

Per la federazione, il decreto non si è giovato del confronto con le associazioni, né delle annotazioni dell'Osservatorio nazionale sulla disabilità. Il risultato è che “i nuovi Lea perpetuano il concetto di 'compensazione della menomazione' nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede la Convenzione Onu”
Disabilità. Cartelli con simbolo carrozzina - SITO NUOVO

ROMA - “Non potevamo aspettarci nulla di diverso: quando un testo di questa portata viene redatto ignorando la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, l’esito non può che essere quello che abbiamo sotto gli occhi! Un testo obsoleto, inadeguato, ampiamente irricevibile”: così la Fish boccia il decreto sui nuovi Lea in esame alla commissione Affari sociali della Camera. All'uscita dall'audizione, il presidente Vincenzo Falabella riferisce di aver depositato agli atti una memoria, in cui sono espresse forti critiche all'impianto complessivo del decreto, sia nel metodo che nel merito. 

Modelli vetusti e obsoleti, in mancanza di confronto. “Il ministero della Salute ha di fatto rifiutato uno strutturato confronto con le associazioni delle persone con disabilità e di molte altre organizzazioni dell’impegno civile, di operatori e tecnici, perdendo un’occasione straordinaria di costruire una norma davvero efficace, moderna, condivisa – osserva Falabella - Ha invece concentrato l’attenzione al mantenimento di linguaggi e modelli vetusti e obsoleti, al contenimento dei costi in un’ottica meramente di cassa”. Anche le annotazioni dell'Osservatorio nazionale sulla disabilità riguardo il testo del decreto “sono state totalmente ignorate”, riferisce ancora Fish.

Permane la "compensazione della menomazione". Il risultato è che “le apparenti novità rimangono incardinate in logiche che hanno già dimostrato il fallimento – osserva Falabella - Poco conta l’apprezzabile intento di ampliare l’elenco, ad esempio, delle malattie rare, quando le modalità di modificazione di quell’elenco rimangono le stesse. Poco conta prevedere ausili nuovi o tecnologicamente avanzati, se poi i percorsi di erogazione mantengono criteri amministrativi e sanitarizzanti che producono più costi che risparmi e che limitano fortemente la libertà di scelta delle persone e relegano l’abilitazione e la riabilitazione lontane dal ruolo che dovrebbero avere”,. In generale, secondo Fish, “i nuovi Lea perpetuano il concetto di 'compensazione della menomazione' nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede la Convenzione Onu in termini di diritto alla salute, alla mobilità, alla comunicazione. Siamo lontanissimi dai principi di inclusione previsti dalla Convenzione e dalle stesse prescrizioni dell’Oms – osserva ancora la Fish -: l’adozione di un linguaggio obsoleto, inadeguato e incongruente ne rappresentano l’evidenza”. 

Beneficiari indecifrabili. Le critiche di Fish però non finiscono qui: ce n'è una che riguarda la platea dei beneficiari e il concetto stesso di disabilità. “Il sociosanitario – osserva la federazione - si presenta ancora una volta come una congerie di servizi per nulla raccordati e con l’individuazione di rispettive categorie di beneficiari del tutto indecifrabili e sovrapponibili (si parla ora di 'disabilità complessa', ora di 'invalidità civile', ora ancora di 'non autosufficienza'), in cui la stessa persona potrebbe rientrare, con l’inevitabile esito di non promuovere il benessere della persona, ma di renderla meramente destinataria di assistenza frammentata ed inefficace”

Disabilità sensoriali e intellettive. Fish definisce poi “desolante” la disattenzione del decreto verso le “menomazioni di natura sensoriale e le esigenze delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale relativamente all’informazione, alla comunicazione, all’accessibilità alle campagne di prevenzione, alle relazioni con gli operatori sanitari e sociosanitari”.

Le ricadute. Infine, la domanda più importante: cosa cambierà con i nuovi Lea? Su questo esiste innanzitutto un problema di tempi, visto che “la reale applicazione dei Lea, e quindi la concreta ricaduta sui cittadini, è rinviata sine die, in particolare per le prestazioni più innovative e l’assistenza protesica. Ciò traspare dall’Intesa Stato-Regioni del 9 settembre scorso: vi si prevede una generica graduale applicazione nel tempo. È giustificata l’ipotesi che tale dilazione non sia connessa a motivi organizzativi ma ad una non adeguata copertura finanziaria”. In secondo luogo, “il testo proposto lascia margini decisionali eccessivi su aspetti anche delicati, delegando alle Regioni la disciplina successiva su ambiti tutt’altro che organizzativi; l’effetto rischia di riproporre profonde disparità territoriali che ben conosciamo”. Infine, “prima ancora che i nuovi Lea vengano approvati, viene predisposta (Intesa Stato-Regioni del 9 settembre 2016) una Commissione per l’aggiornamento dei Lea, che dovrebbe entrare immediatamente in funzione. Un implicito riconoscimento dell’inadeguatezza dello strumento regolamentare non ancora adottato. E da questa Commissione sono esclusi i cittadini, gli operatori e i loro rappresentanti”, riferisce Fish. 

“Oltre al tempo, si è persa un’occasione per ripensare le politiche, i sistemi, i servizi in modo più civile, efficace, moderno e rispettoso dei diritti umani. Non possiamo che prenderne decisamente le distanze”, conclude Vincenzo Falabella.

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