1 marzo 2019 ore: 09:53
Disabilità

Lucilla, designer cieca che insegna a "toccare" l'arte

Allo Ied Factory di Roma i giovani creativi incontrano professionisti e artisti: tra questi, c'è Lucilla D'Antilio, che a 35 anni ha perso la vista. “Ero un'artista e per un lungo periodo ho creduto di dover rinunciare alla mia passione. Poi ho scoperto che il tatto mi aiuta a fruire delle opere tanto quanto la vista. E mi permette anche di crearne”
IED Lucilla D'Antilio con gli studenti dello IED

Lucilla D'Antilio con gli studenti dello IED

ROMA - C'è anche Lucilla D'Antilio, artista, designer e insegnante cieca, allo IED Factory 2019, un grande evento di formazione e sperimentazione di arte e design, che si è aperto e Roma il 25 febbraio e si chiuderà il 1 marzo: 14 laboratori multidisciplinari e performance dal vivo, in cui i giovani creativi dell'Istituto, coinvolti in un innovativo progetto di open education, in partnership con il MACRO Asilo, lavorano al fianco di professionisti del settore e artisti di fama internazionale. Tra questi, c'è appunto Lucilla D'Antilio, alla quale è affidato il laboratorio “Design e percezione atipica: vedere con le mani”. Alla base del laboratorio, un principio che è anche e sopratutto l'esperienza vissuta da Lucilla: la comunicazione non è solo visiva, il colore si sente anche con le mani. 

Lucilla D'Antilio non vuole dirci la sua età, ma aveva circa 35 anni quando la sua vista iniziò ad annebbiarsi, fino a spegnersi del tutto. Un dramma per lei, appassionata di arte, diplomata in disegno grafico e da una decina d'anni insegnante presso un istituto d'arte. “E' stata una banale congiuntivite virale, non riconosciuta dal medico, a portarmi rapidamente alla cecità. Lo sconforto è stato grande: per un periodo abbastanza lungo, sono stata convinta di non poter fare più nulla, io che ero abituata a lavorare con la vista. Poi ho conosciuto delle associazioni che si occupavano di visite accessibili in musei di arte antica, moderna e contemporanea, tramite sussidi tattili che permettono di leggere opere e sculture a chi non vede. Mi si è aperto un altro mondo: ho iniziato a capire che almeno avrei potuto ancora fruire dell'arte, che tanto amavo e di cui sentivo forte la mancanza”.

Lucilla ha iniziato così a “recuperare un nuovo rapporto con l'arte, che si è rinforzato grazie al percorso riabilitativo che ho svolto presso il Sant'Alessio di Roma. Ho iniziato a toccare e a modellare la creta e ho scoperto che ero in grado di riprodurre forme anche complesse usando le mani e senza usare gli occhi. Per me, che avevo sempre disegnato, è stato come ritrovare la matita attraverso il mezzo plastico tridimensionale”.

L'esperienza e sopratuttto la passione di Lucilla ha presto incontrato quella di altri artisti come lei: “Abbiamo fatto gruppo – racconta – Oggi siamo cinque artisti ciechi che fanno arte con le mani, per questo ci chiamiamo 'Mano sapiens'. Abbiamo fatto già diverse esposizioni”. Grazie a questa esperienza e alle nuove scoperte fatte attraverso il tatto, Lucilla ha ritrovato anche la sua vocazione didattica. “Ho iniziato a pensare che fosse utile portare questa nostra esperienza ai giovani. Spesso nelle scuole i ragazzi con disabilità visiva sono esonerati dall' attività artistica. Questa è un' esclusione gravissima, perché l'arte è una forma di conoscenza ed è per tutti. Ho conosciuto ragazzi ciechi di 18 anni intelligenti e sensibili, incapaci di usare le mani, perché nessuno li aveva messi mani nelle condizioni di usarle in modo artistico. Così, spontaneamente, dopo una mostra, una persona dell'Istituto statale Romagnoli di Roma, che forma gli insegnanti, mi ha proposto di tenere corsi di aggiornamento per insegnanti di sostegno e di materie artistiche. Ora sono due anni che tengo questi corsi, in cui decodifico concetti da verbali a tattili. In pratica, progetto e preparo slide tattili, che servono a far capire, soprattutto ai ragazzi ciechi congeniti nozioni come il colore, o la prospettiva, che non hanno mai sperimentato. L'esperienza tattile li mette allo stesso livello degli altri compagni. Questo è possibile proponendo ai ragazzi esperienze artistiche che siano uguali per tutti, non differenziate, ocme spesso accade quando in classe c'è uno studente cieco. Propongo sopratutto esperienze tattili, che anche i compagni vedenti fanno senza poter vedere: non li bendo, percHé non amo far vivere questa esperienza e questo ai giovani, ma li faccio lavorare, per esempio, con le mani in una scatola, in modo che siano costretti a utilizzare solo il tatto”. 

Attraverso il tatto, l'arte diventa per tutti strumento di conoscenza: “chi non vede, ha così la possibilità di acquisire concetti altrimenti inaccessibili: capire cos'è una collina, per esempio, toccandone una riproduzione. Anche per chi non vede, però, l'esperienza tattile completa quella visiva, perché il tatto analizza elementi che la vista non sa notare”. E' questo che Lucilla D'Antilio dice e dimostra nelle aule scolastiche, nei musei, nei corsi di aggiornamento per gli insegnanti e, in questi giorni, allo IED Factory, l'evento che si concluderà al Macro Asilo di Roma (via Nizza, 138) il prossimo 1 marzo (ore 17 – 20), in cui saranno presentati i risultati finali dei laboratori. (cl)

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