16 ottobre 2015 ore: 14:33
Giustizia

"Donne di Benin City": 37 ragazze nigeriane fondano l’associazione ex vittime di tratta

Hanno deciso di fare nascere un'associazione dal basso. Tra le prime iniziative c'è la creazione di un gruppo di auto-mutuo aiuto. A presentarla Isoke Aikpitanyi: "Vogliono auto-rappresentarsi e camminare con le loro gambe"
Ragazze dell'associazione di ex vittime della tratta - Sicilia

PALERMO - Impegnarsi a Palermo per aiutare altre ragazze ad uscire dal giro tremendo della tratta. Con questo intento 37 donne nigeriane, giovani e meno giovani, hanno deciso di fare nascere la prima associazione dal basso, composta soltanto da loro, con l'obiettivo di darsi da fare per aiutare altre ragazze ad uscire dal giro della mercificazione del corpo. A presentare ieri pomeriggio la nuova associazione, all'interno dell'assessorato alle attività sociali, è stata la nigeriana Isoke Aikpitanyi, cittadina onoraria dal 2014, anche lei ex vittima della tratta che ha raccontato il suo dramma nel suo libro “Le ragazze di Benin City. La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia” e oggi gestisce in modo autonomo e auto-finanziato quattro case di accoglienza in diverse città italiane con il progetto "Le ragazze di Benin City". Tra i primi obiettivi dell'associazione c'è quello di creare un gruppo di auto-mutuo-aiuto.

"Questo gruppo di donne - afferma Isoke Aikpitanyi - ha deciso di auto-rappresentarsi e camminare con le proprie gambe. Per poterlo fare ha bisogno, come prima cosa, di essere aiutato ad avere quella autonomia economia che permetterà di impegnarsi per tutte le altre giovani che arrivano nel territorio. In particolare, oggi, ci sono molte minori non accompagnate ospitate nei centri di accoglienza che possono essere aiutate. Occorre, intanto, individuare il fenomeno prima ancora che la giovane finisca in strada. Nel gruppo ci sono donne che, essendo state dentro il problema, sanno cosa bisogna fare per rientrare nella società con i piedi giusti. Una volta uscite le donne devono avere di che vivere se no, diversamente il passato può tornare e perseguitarti fino a farti ritornare in strada. Per aiutare le ragazze ad uscire bisogna dare alternative concrete per la ricostruzione di un loro futuro migliore. La maggior parte delle ragazze si mantiene facendo piccoli lavoretti saltuari domestici o di artigianato ma non ha una vera occupazione lavorativa. Proprio per questo la prima cosa che viene chiesta alle istituzioni è quella di avere la possibilità di avvalersi di fondi o sostegni economici per promuovere iniziative e piccole attività". "Se oltre alle parole le istituzioni non aiutano con i fatti queste ragazze - continua Isoke - tutto rischia di diventare superficiale. I servizi devono continuare ad esserci ma le istituzioni devono mettersi a supporto reale di queste donne per farle diventare importanti risorse per altre donne. Per fare questo devono essere messe nelle condizioni di partecipare attivamente ai tavoli con le istituzioni per prevenire e agire contro la tratta".

Tra le ragazze c'è Osas di 33 anni, sposata con due bimbi che è a Palermo da 13 anni. “Non soltanto adesso prendiamo parola - dice Osas di 33 anni, una delle rappresentanti - ma vogliamo essere aiutate anche dal comune a potere aiutare altre ragazze. Non lavoro ma mi piace cucinare e potrei magari portare avanti un progetto di cucina". C'è anche Philo di 43 anni anche lei sposata con due figli che si mantiene facendo piccoli lavori domestici. "Tra le cose che vorrei fare, oltre a cucinare piatti tipici del mio Paese, ci sarebbe quella di portare avanti una scuola di cultura e tradizioni nigeriane". Sandra, invece, più giovane di 28 anni, sa lavorare con i capelli, facendo le trecce e vorrebbe continuare magari aprendo una piccola attività. La più anziana è Doris di 57 anni che vive con la pensione di invalidità del marito. "Mi sento una nonna ormai - dice -ma mi sembra giusto impegnarmi con quello che so fare che è anche insegnare a cucire e a cucinare alle ragazze più giovani". "Siamo donne provenienti dalla città di Benin City nello Stato Edo della Nigeria. Alcune sono vittime di tratta che hanno deciso di cambiare vita - si legge nel loro messaggio -. Molte sono senza lavoro, con figli nati a Palermo e dunque palermitani secondo la legge italiana. Alcune chiedono l’elemosina per sopravvivere e sostenere la famiglia, fuori dai supermercati, sulla strada. È molto difficile trovare il necessario per mangiare e pagare l’affitto di casa. Il gruppo Donne di Benin City Palermo ha deciso di andare avanti per accompagnare anche altre donne di Benin City fuori dalla schiavitù. Sono molte le donne che vivono nella strada che hanno il desiderio di migliorare la propria vita. Ma se non c’è lavoro per loro, come possono farcela? Vogliamo trovare e creare opportunità di lavoro, chiedere al Comune di Palermo di aiutarci e co-operare con altre donne in Italia".

"L'associazione - spiega anche Tindara Ignazzitto, di ItaStra (scuola d'italiano per stranieri dell'Università) che da anni come volontaria segue alcune ragazze - permetterà intanto a queste donne di essere finalmente visibili insieme come gruppo. Non tutte sono ex vittime di tratta anche se la maggioranza lo è. Da una parte chiedono di essere aiutate a fronteggiare i loro bisogni familiari, avendo molte di loro bambini molto piccoli, per poi riuscire dall'altra parte ad aiutare altre ragazze più giovani ad uscire dalla strada. C'è, sicuramente, in questo momento, il desiderio di lavorare dal basso, trovando e mettendo insieme le risorse per promuovere tutte le iniziative che le riguardano da vicino". (set)

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