28 gennaio 2017 ore: 09:53
Immigrazione

"How Many Kilometers", le storie dei profughi in una mostra fotografica

L’allestimento è firmato da due giovanissimi bolognesi, Giovanni Fabbri e Giovanni Rimondi. Cento scatti e un anno di lavoro “per capire e fare i conti con le storie di chi ha marciato per anni percorrendo uno a uno tutti i chilometri che danno il nome al progetto”
How many kilometers - mostra
How many kilometers - mostra

BOLOGNA - “Volevamo raccontare la migrazione in maniera diversa: sui giornali i profughi sono sempre rappresentati su un barcone in mezzo al mare, oppure sulla banchina, stretti nella coperta isotermica dorata. Troppo spesso ci dimentichiamo che sono, prima di tutto, uomini e donne con tanta voglia di fare e di ricostruirsi un futuro”. Giovanni Fabbri e Giovanni Rimondi sono due ragazzi bolognesi che hanno deciso di andare oltre, di conoscere le storie dei profughi arrivati sulle coste italiane. Da questo desiderio – ma anche necessità – è nato il progetto “How Many Kilometers”: cento scatti che ritraggono cento profughi ospitati nei centri d’accoglienza di Bologna. Uomini, donne e bambini di Nigeria, Eritrea, Gambia, Pakistan, Mali, Siria immortalati davanti a un lenzuolo bianco. Ogni volto, ogni sorriso, ogni broncio è affiancato da un numero: sono i chilometri percorsi per arrivare sin qui. Ne nasce una specie di mappa che racconta il vissuto che ognuno si porta sulle spalle. 

- Giovanni Fabbri ha 20 anni ed è uno studente di architettura; Giovanni Rimondi frequenta l’ultimo anno del liceo classico Minghetti: “Il nostro progetto è il tentativo di descrivere quella forza interiore che spinge popoli e persone a percorrere distanze interminabili”. Tra i centri visitati per raccogliere le storie – e gli scatti – Villa Aldini, il centro Zaccarelli, le strutture di MondoDonna onlus e quelle gestite dalla cooperativa Camelot per incontrare anche i minori. “Non è stato facile entrare né fare le foto, ma ce l’abbiamo fatta. In alcuni centri siamo tornati più volte: non abbiamo mai avuto l’ossessione del tempo. Abbiamo parlato con i ragazzi, ci siamo confrontati. Chi voleva farsi fotografare l’abbiamo fotografato, chi voleva solo chiacchierare l’abbiamo ascoltato”.

Un lavoro lento, un anno di lavoro, per capire e fare i conti con le storie di chi ha marciato per anni attraverso la sete, la fame e la prigionia, percorrendo uno a uno tutti i chilometri che danno il nome al progetto. “Negli scatti la macchina fotografica sta sempre più in basso rispetto al loro sguardo – spiegano –. Hanno un’aria fiera, piena di dignità. In tanti ce l’hanno detto: per una volta si sono sentiti soggetti, e non oggetti, di un’indagine. Abbiamo vissuto questa esperienza assieme, fianco a fianco, senza intermediari, in maniera diretta”.

“How Many Kilometers” è diventato anche un’installazione, ospitata – in concomitanza con ArteFiera – presso lo spazio Battirame. Cinquantasei le immagini stampate, ma tutte e 100 saranno proiettate in loop in uno spazio apposito. L’inaugurazione è prevista per domenica 29 gennaio alle 17. La mostra – realizzata grazie a un crowdfunding – rimarrà aperta da lunedì 30 a sabato 11 dalle ore 10 alle ore 17. (Ambra Notari)

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