10 agosto 2018 ore: 15:15
Immigrazione

Comunicazione interculturale, “promuovere il pluralismo nell'informazione"

Report conclusivo del Protocollo di intesa sulla comunicazione interculturale: 46 iniziative e 1.300 partecipanti tra studenti, insegnanti, educatori, giornalisti e operatori pubblici. Tra le attività da portare avanti: media education a scuola e formazione per giornalisti
Media e comunicazione

BOLOGNA – Seminari per giornalisti sulle migrazioni, summer school per gli operatori scolastici sulle media education, laboratori sperimentali su identità e razzismo, workshop su hate speech e comunicazione interculturale, percorsi di aggiornamento per l'accrescimento delle competenze interculturali degli operatori degli enti locali, realizzazione delle Linee guida sulla comunicazione interculturale per gli operatori pubblici. Sono alcune delle 46 iniziative realizzate nell'ambito del Protocollo di intesa sulla comunicazione interculturale approvato dalla Regione il 17 febbraio 2014 (il primo era stato firmato nel 2009). Durato 3 anni, il protocollo è stato sottoscritto da numerose organizzazioni istituzionali e professionali operanti nel settore dei media e della comunicazione interculturale. Obiettivo? Promuovere la presenza di cittadini stranieri come produttori e fruitori dei media, favorire l'autorappresentazione dei cittadini stranieri per una partecipazione attiva alla vita pubblica, promuovere una corretta rappresentazione delle persone immigrate e del processo migratorio sui media, promuovere l'interazione, il confronto, la compressione reciproca e il meticciato culturale tra cittadini di origine e provenienza diverse e migliorare la comunicazione pubblica sulle politiche e le iniziative istituzionali in un'ottica interculturale e di genere. Come emerge dal Report finale di monitoraggio del protocollo sono stati oltre 1.300 i destinatari delle iniziative pubbliche, di cui 220 studenti, 310 insegnanti ed educatori, 650 giornalisti e 130 operatori pubblici. Complessivamente, per realizzare gli obiettivi del Protocollo sono stati spesi 108 mila euro (di cui 57 mila da fondi regionali e 51 mila da fondi europei).

Media education e formazione dei giornalisti. “Tra le principali sfide da affrontare c'è il preoccupante aumento del fenomeno delle notizie false, nonché dei commenti e delle espressioni ingiuriose e violente, veicolate soprattutto tramite il web, che prendono di mira origine etnica, colore della pelle, lingua, religione o altra caratteristica o status – si legge nel Report – Le fake news rappresentano una vera emergenza anche in considerazione del loro peso nel condizionare le scelte di vita dei cittadini, come è emerso recentemente nel dibattito pubblico e nella cronaca”. Inoltre, la mancanza di una raccolta dati sistematica e l'inefficacia dei metodi di controllo su hate speech e fake news fanno sì che i problemi legati alla loro diffusione rappresentino una priorità anche nella lotta contro il razzismo”. Tra le attività da realizzare, le organizzazioni che hanno firmato il protocollo segnalano quelle relative alla media education nelle scuole e alla formazione dei giornalisti. “Si conferma la necessità di promuovere il pluralismo nell'informazione e la diversità come risorsa per venire incontro alle esigenze di un pubblico sempre più variegato per provenienza, cultura e religione, cercando di implementare le competenze interculturali nelle redazioni”.

Comunicazione pubblica e istituzionale. Secondo le organizzazioni firmatarie è un altro ambito da “aggredire” per migliorarlo in un'ottica di genere e interculturale. “Dalle istituzioni pubbliche ci si aspetta una rappresentazione puntuale e autentica che rispecchi pienamente la società – conclude il report – Occorre individuare nuovi strumenti e linguaggi con l'obiettivo di produrre informazioni che contribuiscano a raccontare l'immigrazione in maniera più equilibrata e di informare efficacemente i cittadini stranieri sulle politiche, sulle iniziative istituzionali e sui servizi forniti alla cittadinanza”. (lp)

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