1 dicembre 2015 ore: 10:12
Salute

Aids, Tbc e malaria: meno contagi, ma restano le principali cause di morte

Il rapporto di ActionAid presentato in occasione della Giornata mondiale. Dal 2000 al 2014 le nuove infezioni di Aids sono calate del 35 per cento. Nei Paesi in via di sviluppo, però, solo il 36 per cento ha accesso alle cure. "Investire in prevenzione"
Aids 2015. Mani con fiocchetto rosso - SITO NUOVO

Roma - Nel 2014 sono diminuiti i contagi di Aids, tubercolosi e malaria. Lo afferma il nuovo rapporto di ActionAid, “Il Fondo Globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria: rinnovare l’impegno dell’Italia”, presentato questa mattina al Policlinico Umberto I di Roma. Un dato che dimostra come queste malattie si possono debellare investendo in prevenzione e cura: grazie all’istituzione del Fondo Globale, creato durante il G8 di Genova nel 2001, ci sono stati significativi miglioramenti, anche se persistono delle disuguaglianze.

Dal 2000 al 2014 le nuove infezioni di Aids nei Paesi in via di sviluppo sono calate del 35 per cento, passando da 3,5 milioni di nuovi casi registrati nel 2000 a 2 milioni circa nel 2014. In alcune aree, però, come per esempio in Africa Settentrionale, nel Caucaso e in Asia Centrale, le nuove infezioni sono addirittura aumentate. Inoltre, nel 2014 sono decedute circa 1,2 milioni di persone per cause connesse alla pandemia, 800 mila delle quali nella sola regione africana. A giugno 2015, 15,8 milioni pazienti hanno ricevuto il trattamento antiretrovirale. Tuttavia, nei Paesi in via di sviluppo, i malati di Hiv/Aids nel 2014 erano ancora circa 34,5 milioni (su un totale di 36,9 milioni) e solo il 36 per cento ha ricevuto un trattamento antiretrovirale. In particolare, nell’Africa sub-sahariana vivono la maggior parte delle persone affette dalla malattia (25,8 milioni).

Per quanto riguarda la malaria tra il 2000 e il 2015 vi è stata una diminuzione del 37 per cento dell’incidenza a livello globale e del 58 per cento della mortalità. Tuttavia, questa malattia costituisce ancora una grave minaccia per la salute a livello globale: solo nel 2015 ci sono stati 214 milioni di nuovi casi e 472.000 decessi, l’80 per cento dei quali in 17 Paesi per la maggior parte africani. Inoltre, la malattia rimane endemica in ben 97 Stati e 3,3 miliardi di persone sono tuttora a rischio di infezione.

Anche per la tubercolosi si sono fatti passi in avanti: l’incidenza della malattia è lentamente e costantemente diminuita. Tuttavia questa patologia rimane insieme all’Aids la principale causa di morte: si stima infatti che, solo nel 2014, oltre 9 milioni di persone si siano ammalate (nuovi casi) e circa 1,5 milioni siano decedute.

Il nostro paese si colloca all’ottavo posto tra i maggiori finanziatori pubblici dalla costituzione del Fondo Globale. Dal 2014 l’Italia ha donato 100 milioni di euro per l’arco temporale 2014-2016. “Il Fondo Globale è uno degli strumenti più efficaci a disposizione della comunità internazionale. Per questo è essenziale non fermarsi adesso, ma continuare a seguire il percorso tracciato negli ultimi anni e non abbassare la guardia. Ci sono in gioco milioni di vite, soprattutto nei Paesi più poveri”, ha spiegato il presidente di ActionAid Luca De Fraia. “Chiediamo di rendere più accessibili i dati relativi ai programmi, inclusa la loro valutazione, mentre sollecitiamo la comunità internazionale a dare concretezza agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per garantire a tutti le condizioni di salute e di benessere”.

ActionAid ha domandato al Governo di confermare il contributo al Fondo Globale di circa 30 milioni di euro all’anno fino al 2016 e di prevedere un aumento delle risorse a partire dal 2017: “Il Presidente del Consiglio lo scorso luglio ad Addis Abeba, durante la conferenza internazionale Financing for Development, ha annunciato che l’Italia entro il 2017 si collocherà al quarto posto tra i maggiori donatori in ambito G7. Ora aspettiamo azioni concrete”. 

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