5 giugno 2017 ore: 18:03
Ambiente

Ambiente, la ricetta made in Bologna per eliminare il petrolio dal mare

Al via i test dell’azienda bolognese Bio-on che ha inventato la tecnologia Minerv Biorecovery in grado di ripulire gli ambienti marini coi batteri che divorano gli idrocarburi. Possibilità di utilizzo non solo in caso di disastri naturali ma anche di manutenzioni ordinarie nei porti

BOLOGNA – Eliminare in modo naturale l'inquinamento di petrolio nel mare, più o meno in tre settimane, che si tratti sia di disastri naturali sia di manutenzioni ordinarie nei porti. È l’azienda bolognese Bio-on a lanciare la nuova tecnologia Minerv Biorecovery, in grado di ripulire gli ambienti marini senza controindicazioni, dopo il ‘via libera’ del Cnr. In ballo c’è una soluzione tecnologica che si basa su micro-polveri, della dimensione di pochi micron e di forma particolare, realizzate con la ‘rivoluzionaria’ bioplastica Phas di Bio-on, naturale e biodegradabile al 100%. Funziona così: le particelle di queste micro-polveri, gettate nel mare inquinato di turno, formano una struttura porosa adatta a ospitare una serie di batteri, presenti naturalmente in ambiente marino, che si nutrono della bioplastica, si moltiplicano e si rafforzano fino ad attaccare il petrolio. I processi biodegradativi si attivano più o meno in 5 giorni e la frazione degradabile degli idrocarburi (appunto il petrolio, ad esempio) viene eliminata in una ventina di giorni. Ne ha parlato oggi in Sala borsa a Bologna Marco Astorri, presidente e ceo dell’azienda green di San Giorgio di Piano, in compagnia tra gli altri del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, nell’ambito degli appuntamenti preliminare al G7 Ambiente di scena nel weekend in città. 

La sperimentazione di Minerv Biorecovery è attiva da diversi mesi all’Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr di Messina, che ha testato, misurato e validato la tecnologia. Così, Bio-on è oggi grado di definire un’applicazione totalmente nuova nel campo della oil-bioremediation, un’articolata attività che ha lo scopo di “rimediare” all’impatto negativo sull’ambiente degli sversamenti di molecole come gli idrocarburi grazie all’azione metabolica degradante, e biodegradante, dei microrganismi. Nelle prossime settimane cominceranno ulteriori test nei mari di tutto il mondo: nei porti, nei siti industriali come le raffinerie e nelle cisterne delle più grandi petroliere. L’applicazione della nuova tecnologia consentirà la pulizia non solo in caso di eventi disastrosi, infatti, ma anche nella quotidiana manutenzione di porti o siti industriali. Ricordando che si tratta di un’attività svolta da aziende specializzate in bonifiche ambientali, Capitanerie di porto, Marina militare e società di navigazione, riassume Astorri: “Abbiamo scoperto che le particelle che formano la nostra bioplastica Phas sono l’ambiente ideale per ospitare speciali microrganismi che eliminano il petrolio dal mare”, osserva il ceo ringraziando sia Galletti sia The World Bank Group, che aiuterà a far conoscere i benefici della tecnologia per la salvaguardia degli oceani nell’ambito del programma Conntect4Climate. 

“Il principio della oil-bioremediation – spiega da parte sua Simone Cappello, responsabile del progetto Bioremediation all’Iamc, l’istituto per l'ambiente marino costiero a Messina – si basa sull’esistenza di microrganismi, batteri in primis, in grado di attaccare la struttura molecolare. Questi microrganismi sono presenti in ambiente marino ma in condizioni metaboliche, fisiologiche e in quantità non sufficiente a permettere una sostanziale riduzione degli idrocarburi sversati, ed è grazie alla bioplastica Phas che è possibile invece favorire e accelerare un processo altrimenti lunghissimo di trasformazione a Co2, prodotto finale della biodegradazione”. Sorridente anche Galletti, che continuya a seguire Bio-on nel suo lavoro: “A un G7 di 20 o 10 anni fa un ministro dell’Ambiente non si sarebbe mai sognato di partecipare a una conferenza stampa con un’impresa chimica... Ma oggi fare impresa ‘green’ conviene, e su questo spesso le imprese sono più avanti dei governi. Nell’Industria 4.0 – ricorda il ministro – è previsto che tutti gli investimenti in macchinari che raggiungono l’economia circolare abbiano un ammortamento del 250% e tutti gli investimenti in ricerca e innovazione ambientale godano di un super credito d’imposta del 25%: continueremo così”. Fra l’altro, allo stesso G7 di Bologna nel vivo nel fine settimana il tema della plastica in mare sarà al centro di una riunione a parte dei ministri dell’Ambiente. (Dire)

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