18 luglio 2018 ore: 12:14
Salute

Cannabis medica. “Sempre più difficile trovarla, serve un intervento immediato”

La produzione non basta e le importazioni sono esigue. Il Comitato pazienti scrive alla ministra Grillo. “Il ministero intervenga. Per molti di noi questa terapia ha significato sollievo da spasmi, dolori cronici, nausea da chemioterapia, crisi epilettiche farmacoresistenti”

BOLOGNA - Sono stanchi e spaventati, i pazienti italiani che per curarsi fanno uso di cannabis medica. Stanchi perché stanno rivivendo una situazione che si è già verificata a gennaio e ancora prima lo scorso anno, e spaventati perché hanno già visto gli effetti della mancanza di cannabis medica sulla loro salute. “Molti di noi sono rimasti senza alcuna terapia, sottoponendo corpi già provati da patologie di un certo rilievo a stress ancora peggiori”, hanno scritto in una lettera aperta indirizzata alla ministra della Sanità Giulia Grillo. Una lettera firmata “Comitato Pazienti Cannabis Medica” che racconta il calvario di malati (il comitato conta su 400 associati in tutta Italia) che, con la cannabis medica, sono riusciti almeno in parte ad alleviare le proprie sofferenze. Ora per, è l’allarme, la cannabis sta di nuovo terminando.

“Per molti di noi questa terapia ha significato tirare un sospiro di sollievo dai forti dolori neuropatici o cronici, dagli spasmi, dalla nausea dovuta alla chemioterapia, dai problemi devastanti dovuti all’anoressia, dalle crisi epilettiche farmaco resistenti sia negli adulti che nei bambini”. Quello che sta succedendo, ha spiegato a Radio Città del Capo Elisabetta Biavati, portavoce e fondatrice del Comitato dei pazienti, “è che molte persone ci stanno scrivendo segnalandoci la disponibilità sempre più scarsa di cannabis medica. Non basta la produzione nazionale, e le importazioni dall’estero sono troppo esigue. Il Ministero deve intervenire perché già l’anno scorso molti di noi hanno rischiato la vita”. Biavati ha già vissuto questa situazione nel 2017. Costretta ad assumere cannabis medica per tenere sotto controllo una grave patologia, Biavati un anno fa ha dovuto interrompere la terapia prescritta dal suo medico perché la cannabis non era più reperibile nelle poche farmacie italiane specializzate. Il risultato è stato l’aumento del dolore, l’insonnia e la perdita di 12 kg in un’estate. “Non voglio ritrovarmi in quella situazione, basta”, ha concluso la portavoce del Comitato.

“Mossi da profonde preoccupazioni e dal bisogno vitale di poterci curare – si legge nella lettera dei pazienti alla ministra Grillo – chiediamo il Suo intervento immediato affinché la cannabis a uso medico sia dispensata secondo le stesse modalità di tutti gli altri farmaci prescrivibili e per i quali è prevista l’erogazione tramite il servizio sanitario nazionale; e chiediamo che sia garantita la continuità terapeutica necessaria”. I malati chiedono anche che sia “integrato l’elenco delle patologie degli aventi diritto all’accesso alla terapia” e che i trattamenti sanitari siano standardizzati a livello nazionale, “invece oggi – spiega Biavati – alcune Regioni si stanno impegnando, altre no. Il risultato paradossale è che in Emilia-Romagna, dove abito, siamo stati i primi a non trovare più cannabis medica perché qui ci venivano da tutta Italia, anche dalla Sicilia”. (Giovanni Stinco)

 

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