19 novembre 2013 ore: 12:03
Famiglia

Carcere: i figli dei detenuti

Nelle carceri italiane secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria al 30 giugno 2013 sono ristretti oltre 25 mila detenuti con figli (erano 24.380 nel 2012), il 38,7% dell’intera popolazione carceraria italiana (oltre 64 mila persone)....
Carcere: detenuti con figli dicembre 2012 Carcere: detenuti con figli dicembre 2012

Carcere: detenuti con figli dicembre 2012

 

ITALIA. Carcere: detenuti presenti per numero di figli 2013

Nelle carceri italiane secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria al 30 giugno 2013 sono ristretti oltre 25 mila detenuti con figli (erano 24.380 nel 2012), il 38,7% dell’intera popolazione carceraria italiana (oltre 64 mila persone). Di questi 5.142 sono stranieri.

Hanno un solo figlio 7.826 detenuti, 8.621 ne hanno due, 5.243 ne hanno tre, 2.006 hanno dichiarato di avere 4 figli, 752 cinque, 307 sei, mentre 304 hanno più di sei figli.

 

"I figli di genitori detenuti. Un gruppo vulnerabile"

Si stima che ogni anno in Italia siano circa 100 mila i bambini che entrano negli istituti penitenziari per incontrare i genitori, mentre nell’Unione europea, dovrebbero essere circa 800 mila, una cifra che potrebbe arrivare a un milione con l’allargamento a 27 stati. Il dato è contenuto nella ricerca “Quando gli innocenti sono puniti: i figli di genitori detenuti. Un gruppo vulnerabile”, condotta da ottobre 2009 a marzo 2011 in Italia, Danimarca, Francia, Irlanda del Nord e Polonia. L’indagine, finanziata dall’Unione europea, è stata diretta dall’Istituto danese per i diritti umani (Dihr), in collaborazione con la rete Eurochips, l’Università statale Bicocca di Milano ed il ministero della Giustizia. La parte italiana della ricerca, realizzata dall’associazione "Bambinisenzasbarre", ha ottenuto la risposta di 112 carceri italiane. Gli arresti effettuati in presenza di bambini dovrebbero seguire linee guida specifiche per minimizzare il trauma e nell’emissione di una sentenza riguardante un genitore, dovrebbe essere preso in considerazione l’interesse superiore del bambino. I neonati e i bimbi che vivono in carcere con le madri dovrebbero poter avere accesso ad aree esterne come parchi giochi, in quanto è necessario riconoscere che il bambino non è un detenuto.

Bambini discriminati. La convenzione Onu sui diritti del bambino stabilisce che i minori non devono subire discriminazioni per la condizione dei loro genitori. Tuttavia, la ricerca segnala che i figli di detenuti spesso provano vergogna, si sentono privi di sostegno e diversi perché i loro genitori sono in carcere: possono essere vittime di bullismo da parte dei coetanei e della comunità in cui vivono ed avere problemi a scuola.

Carenza di locali e di personale specializzato. Nel 76% dei casi il carcere non dispone di personale specializzato per partecipare alle visite dei bambini: gli operatori e gli agenti sono quelli di turno. Solo il 3% degli operatori dichiara che i bambini non sono contenti quando visitano il genitore in carcere, mentre secondo il 46% non sono a disagio. I bambini vengono perquisiti dal personale nel 40% delle risposte, “solo se necessario” nel 20%, con il metal detector nel 29%, mentre l’11% controlla anche il cambio pannolino del neonato. Nel 41% dei casi le visite sono consentite con una frequenza di 6 volte al mese, nel 32% anche 8 o più volte, nel 27% 4 volte.

La durata media del colloquio è di una o due ore. A chi è detenuto con il regime del 41 bis per il reato di associazione mafiosa si impedisce la visita dei figli, un dato pari al 36% delle risposte. Il 65% dei penitenziari non ha locali destinati solo alle visite dei bambini. Oltre ai colloqui, i genitori detenuti possono parlare con i figli per telefono ma soltanto una volta alla settimana per dieci minuti (93%). Benché sia possibile telefonare a un cellulare, il 49% degli operatori non è informato su questa possibilità consentita al genitore detenuto. I genitori non possono ricevere telefonate dai figli nell’84% dei casi. Il personale penitenziario ritiene che la sua formazione non sia sufficiente ad occuparsi dei figli di genitori detenuti nel 90% delle risposte.
 

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