10 maggio 2018 ore: 16:15
Giustizia

Carcere: premiati al Salone del Libro i vincitori del "Goliarda Sapienza"

Per la prima volta nella storia del concorso letterario gli autori-detenuti escono dagli istituti per andare a ritirare il premio. Bolelli Ferrera: “Presentare i racconti al Salone del Libro rappresenta anche l’auspicio di una conclusione positiva del loro percorso: qualcosa che nasce dentro ma che conduce fuori con il corpo e con la mente”

TORINO - Dal palcoscenico del carcere di Rebibbia, alla Sala Rossa di Lingotto Fiere, per il 31mo Salone del Libro, ospiti della cerimonia conclusiva del Premio “Goliarda Sapienza”, unico concorso letterario internazionale rivolto ai detenuti, promosso da Dap, Inverso Onlus e Siae. Sono alcuni tra i protagonisti del progetto che ha visto impegnati nella stesura di racconti donne e uomini rinchiusi in istituti penitenziari diversi e 15 fra i più autorevoli scrittori italiani nelle vesti di tutor.
Giunto alla settima edizione il Premio ha fatto di nuovo centro, con il suo carico di emozioni e umanità, riuscendo, per la prima volta nella storia del concorso, a portare fuori dal carcere non solo i racconti scritti dai reclusi ma una rappresentanza degli stessi vincitori.

I 15 racconti finalisti sono pubblicati nell’antologia “Avrei voluto un’altra vita” (Giulio Perrone editore) curata da Antonella Bolelli Ferrera, giornalista e ideatrice del Premio, mentre hanno partecipato alla premiazionefinaliste e finalistiprovenienti dalle Case di reclusione di Rebibbia, di Saluzzo e dalla Casa circondariale di Rebibbia Femminile.“Alcuni di loro  - ha dettoAntonella Bolelli Ferrerasi sono trovati fuori, di nuovo tra la gente, per la prima volta dopo molto tempo. Presentare il libro con i loro racconti e consegnare i premi al Salone del Libro, rappresenta anche l’auspicio di una conclusione positiva del loro percorso: qualcosa che nasce dentro ma che conduce fuori con il corpo e con la mente”.
Un nuovo scenario, un luogo pubblico, di cultura, animato da lettrici e lettori appassionati, ha ospitato l’evento condotto dalla giornalista insieme all’attore Andrea Sartoretti. Madrina, la scrittrice Dacia Maraini e nella giuria,presieduta da Elio Pecora, per la prima volta oltre a giornalisti e scrittori,anche studenti liceali e grandi lettori.

Ha vinto il Primo premio, da 2.500 euro, “Sette pazzi” di “Edmond” (Su un tema come la follia, tipico di molta tradizione letteraria e frequente nella vita reclusa, l’autore ha saputo costruire un racconto ingegnoso, con personaggi ben delineati e un finale sorprendente). Si sono aggiudicati gli altri tre premi da 100 euro: “Ti ho ucciso” di Patrizia Durantini, Premio Racconto femminile più votato (Racconta, emozionando, l’inquietudine di un asprissimo conflitto fra padre e figlia, e riesce a volare alto sopra il tragico epilogo annunciato). “Cose che capitano a Palermo” e “Allegoria di un’espiazione senza attenuanti”, entrambi di Salvatore Torre alias ‘Arizona’, in ex aequo per il Premio Speciale Vatican News (Due racconti molto diversi e ben riusciti per originalità e grazie a una scrittura consapevole e coinvolgente). E “Si prontu?” di Gesuele Ventrice, Premio Speciale (Il racconto si chiude con una frase che per potenza comunicativa ha ispirato il titolo dell’antologia, ‘Avrei voluto un’altra vita’”.

Tra gli Scrittori-Tutor presenti,sono intervenuti Paolo Di Paolo e Dacia Maraini che ha detto: “Trovo nei racconti una grande sincerità che mi ricorda un insegnamento di Goliarda Sapienza: scrivere di sé in carcere aiuta a compiere una vera operazione di trasferimento del linguaggio. Così un’azione violenta viene riletta attraverso la magia e l’incantesimo della parola scritta e sostituita da un rapporto di connessione con l’altro, che porta a rivedere e comprendere i propri errori”.
“Leggere libri, scrivere lettere, storie: chi sta in prigione può viaggiare così – ha sottolineato Erri De Luca -. Non c’è strumento più perfetto della parola, per un prigioniero”. Mentre Pino Corrias ha spiegato che “i racconti che arrivano dal carcere sono mondi che si aprono, esperienze che si mettono in viaggio diventando inchiostro. Qualche volta provo a mettere ordine all’inchiostro o provo a raccontare come le parole dovrebbero saldarsi a incatenare le vite che raccontano. Ma sono sempre le vite a incatenare me”.

A consegnare le targhe con le motivazioni la madrina Dacia Maraini, Federico Ragno e Michele Maggio, già vincitori nelle edizioni passate. E ad affiancare come tutor letterari la stessa madrina, sono stati Maria Pia Ammirati, Gianrico Carofiglio, Pino Corrias, Serena Dandini, Erri De Luca, Paolo Di Paolo, Nicola Lagioia, Massimo Lugli, Antonio Pascale, Romana Petri, Federico Moccia, Giulio Perrone, Andrea Purgatori e Marcello Simoni in una edizione del concorso che ha visto laboratori di scrittura eWriting realizzati con la collaborazione tecnica dell’Università eCampus. Sessanta persone recluse nellecarceri di Saluzzo, Santa Maria Capua Vetere, Rebibbia Reclusione, Rebibbia Femminile, anche dalle sezioni di Alta Sicurezza, hanno potuto partecipare alle lezioni della scrittrice-Editor Cinzia Tani e interagire in diretta con gli scrittori-Tutor.
“È stata un’esperienza molto importante – ha detto Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro – i detenuti erano molto coinvolti dal lavoro fatto insieme. Uno di loro, in prossimità del suo fine pena, ha chiesto di poter rimanere qualche giorno in più per partecipare all’incontro”, mentre Mons. Dario Edoardo Viganò, Assessore del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, ha inviato un videomessaggio per il vincitore del Premio Vatican News: “La parola è luogo di comunicazione, di disvelamento di sé, delle verità di se stessi di fronte agli altri. A te Salvatore, ai tuoi compagni di viaggio nel mondo affascinante e magico della scrittura e ai tuoi amici di Saluzzo un abbraccio forte e, come dice il Papa, non lasciarti rubare la speranza”. (Teresa Valiani)

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