9 giugno 2015 ore: 16:32
Immigrazione

Dalla Nigeria all'Italia passando per la Libia. "Costretto a fuggire perchè sono omosessuale"

Prima tappa in Niger, poi il deserto dove è rimasto 4 anni, infine la traversata su un’imbarcazione di fortuna. Ora è in Italia, “il Paese che mi ha dato una nuova vita”. La storia di John Patrick raccontata su Piazza Grande di giugno, dedicato ai profughi
Piazza Grande BO giugno 2015 cover

La copertina del numero di giugno

La copertina del numero di giugno
Piazza Grande BO giugno 2015 cover

BOLOGNA – Quando ha lasciato il suo Paese, la Nigeria, John Patrick non aveva intenzione di raggiungere l’Europa, o l’Italia. Non aveva deciso di mettere a rischio la sua vita giorno dopo giorno in un lungo viaggio per il deserto e per il mare. John Patrick stava bene in Nigeria, aveva studiato e sperava di poter trovare un buon lavoro. Non voleva partire, è stato obbligato a farlo. “In Nigeria avevo una vita soddisfacente ma la mia omosessualità non era accettata e la mia vita era diventata un inferno”, racconta John Patrick che oggi è a Bologna, dove ha fatto richiesta di asilo. È suo il volto sulla copertina del numero di giugno di Piazza Grande, il giornale dei senzatetto, e la sua storia è quella che apre l’inchiesta “Noi siamo qui” dedicata ai profughi.

Nascosto in un bus fino in Niger, poi pressato nel cassone di un pick up con altre 30 persone, John Patrick è arrivato in Libia, dove è rimasto quattro anni vissuti con l’angoscia di subire vessazioni. Nel Paese sono molto forti le intolleranze verso i cristiani subsahariani. “Dovevo stare nascosto, se sei una persona di colore è veramente molto pericoloso e se sei anche cristiano la situazione è ancora peggiore, non puoi nemmeno pronunciare il tuo nome”. Dalla Libia è fuggito, insieme al suo compagno, su un’imbarcazione di fortuna. Ora John Patrick è in Italia, il Paese che, come dice lui, “gli ha dato una nuova vita”, è felice e spera di poter imparare presto la lingua e trovare un lavoro per sentirsi veramente parte della società in cui vorrebbe vivere per sempre.

Storie di donne e uomini che sbarcano sulle coste italiane in cerca di rifugio da guerre, fame e persecuzioni. Sono quelle che Piazza Grande ha raccolto e raccontato nell’inchiesta “Noi siamo qui”, approfondendo anche le difficoltà e le contraddizioni del sistema di accoglienza predisposto da istituzioni locali, nazionali ed europee. Nel giornale c’è anche un intervento di Tareke Brhane, eritreo arrivato in Italia su un barcone nel 2005, oggi presidente del Comitato 3 ottobre nato dopo il naufragio del 2013. “Continuiamo a parlare di emergenza anche quando non lo è, questo perché non abbiamo un progetto a lungo termine perché non siamo preparati o perché non vogliamo esserlo – dice  Brhane – Potremmo prendere come esempio uno dei modelli adottati dai Paesi del Nord Europa, potremmo provare ad applicarli anche in Italia e vedere quali risultati portano”. (lp)

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