15 ottobre 2021 ore: 18:06
Non profit

Domani la mobilitazione della Rete dei Numeri Pari per i diritti e la giustizia sociale

Dieci le città d'Italia coinvolte: Palermo, Asti, Milano, Ravenna, Firenze, Ladispoli, Roma, Salerno, Bari, Catania. Nicola Teresi della Rete dei Numeri Pari e presidente di Emmaus Palermo: “L'ascensore sociale si è rotto: oggi chi è in povertà non potrà avere, per se stesso e anche per i figli, le stesse possibilità delle famiglie con un reddito alto”
Manifestazione della Rete dei numeri pari - 16 ottobre - Locandina

PALERMO - Per una piena giustizia sociale che sia riconoscimento sostanziale dei diritti di tutti e tutte, a partire dalle fasce sociali con maggiore fragilità sociale. E' questo il punto centrale della manifestazione organizzata dalla Rete nazionale dei Numeri Pari che domani si svolgerà a Palermo e in altre 9 città italiane. Vale a dire: Asti, Milano, Ravenna, Firenze, Ladispoli, Roma, Salerno, Bari, Catania.
Il raduno dei partecipanti nel capoluogo siciliano è previsto a Piazza Verdi alle ore 10. Tra i diversi partecipanti, ci sarà il forum antirazzista di Palermo, Libera, Caritas e Cgil.

"A un anno e mezzo dallo scoppio della pandemia l’Istat ha registrato un ulteriore aumento delle disuguaglianze e della povertà assoluta nel nostro Paese. La povertà assoluta torna a crescere coinvolgendo la cifra record di 2,6 milioni di famiglie, 5,6 milioni di persone di cui 1,3 milioni di minori. L’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di persone a rischio esclusione sociale in Europa (1 su 3), dove sono presenti due delle tre Regioni più povere d’Europa: prima la Sicilia e terza la Campania - si legge nella nota della Rete nazionale dei numeri Pari -. Non è andato tutto bene, come ci è stato raccontato. La crudele pedagogia del virus ci ha mostrato come a essere maggiormente colpiti dalla pandemia siano state le donne, i lavoratori precari, gli irregolari, gli autonomi, i lavoratori di strada, le persone senza dimora, i residenti nelle periferie delle grandi città, i disabili, gli anziani, gli immigrati. Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, con i ceti medi che scompaiono. Dove crescono povertà, precarietà lavorativa, dispersione scolastica, deprivazione materiale, crescono le mafie. In questi anni l’accumulazione originaria mafiosa è mutata. Così come il loro modo di agire nelle periferie, dove è cresciuto a dismisura il welfare sostitutivo mafioso".

"Purtroppo – nonostante decine di migliaia di morti, l’aumento delle disuguaglianze e delle povertà – il PNRR rappresenta un’enorme occasione mancata, difende gli interessi dello stesso modello responsabile della crisi, non promuove né equità sociale e né sostenibilità ambientale - continua il documento nazionale. Il presidente Draghi, in merito ai fondi del Next Generation EU destinati all’Italia, non ha rispettato l’art.3 previsto dal Codice del Partenariato Europeo che impone ai governi di co-programmare e co-progettare con le reti sociali presenti sui territori la parte dei progetti relativa all’equità sociale. Per sconfiggere le ingiustizie sociali abbiamo bisogno di politiche sociali che mettano al centro il metodo della co-progettazione e co-programmazione; di lavoro dignitoso e di qualità utilizzando i fondi del PNRR per promuovere la riconversione ecologica (non la transizione) in maniera pianificata, inclusiva, equa e partecipata, socializzando le infrastrutture strategiche tra paesi e municipi, utilizzando come leve per portarla avanti investimenti pubblici, lavoro di cittadinanza e attività di riproduzione socio-ecologica; di investimenti strutturali e non emergenziali sul diritto all’abitare che garantiscano alle centinaia di migliaia di famiglie in emergenza abitativa una casa di qualità, sostenibile in termini energetici; di investimenti per potenziare il diritto allo studio, contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa; di introdurre un sistema di sostegno al reddito meno condizionante".

"Ci attendiamo una buona partecipazione di cittadini e di realtà impegnate nel sociale perché, in tutta Palermo, il bisogno di azioni concrete che facciano uscire dallo stato di bisogno molte persone è fortissimo - sottolinea Mariangela Di Gangi delle Rete dei Numeri Pari e responsabile del Laboratorio Zen Insieme -. La pandemia poteva essere una buona occasione per rivedere e rinnovare un sistema sociale e politico in chiave nuova ma così purtroppo non è stato. Certamente, a livello nazionale siamo davanti ad un PNRR che a Palermo e in Sicilia, sul piano delle opportunità sociali, potrebbe avere un forte impatto per le risposte che aspettano i siciliani. Ricordiamoci che la nostra città per la maggior parte è formata da grossi bacini popolari che hanno tanti problemi e pochissimi servizi. Manca un sistema capillare e coordinato in cui le risposte non possono darle solo il terzo settore o il volontariato ma prima di tutto le istituzioni nazionali, regionali e locali. In Italia abbiamo un problema che è quello di elogiare il ruolo del terzo settore ma senza valorizzarlo per quello che fa. Siamo realtà organizzate che non fanno attività di volontariato ma azioni concrete portate avanti sul campo da diverse competenze professionali. Pertanto, il terzo settore non è la stampella delle politiche pubbliche ma deve diventare corresponsabile delle politiche ed essere riconosciuto come valore aggiunto".

"Noi che siamo ogni giorno impegnati a dare risposte ai diversi ai bisogni di chi è più povero e fragile, da cinque anni come Rete dei Numeri Pari continuiamo a fare le richieste a tutte le istituzioni nazionali e locali - aggiunge Nicola Teresi della Rete dei Numeri Pari e presidente di Emmaus Palermo - affinché rivedano i loro programmi di politica sociale per costruire un nuovo welfare che attualmente manca. Abbiamo oggi tantissime facce della povertà che vanno dalle più gravi ad altre forme; sono famiglie e persone tutte schiacciate da un sistema socio-economico che non le aiuta ma anzi tende a creare le condizioni per allargare ulteriormente la forbice tra chi è sempre più ricco e chi diventa sempre più povero. Non è vero che i soldi non ci sono ma questi, purtroppo, vanno a finire sempre e solo a poche persone rispetto alla popolazione. Occorre, allora, che la spesa sociale sia finalizzata a riconoscere una maggiore giustizia sociale che parta dal riconoscimento dei diritti essenziali di tutti che passano inevitabilmente dalle pari opportunità. E' chiaro che è da 30 anni che l'ascensore sociale si è rotto: oggi chi è in povertà economica non potrà avere, per se stesso e anche per i figli, le stesse possibilità delle famiglie con un reddito alto. A pagare il prezzo delle diseguaglianze sociali sono i giovani, le donne e tutte le fasce sociali con maggiori fragilità come pure le persone con disabilità e gli immigrati".
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