25 novembre 2016 ore: 12:43
Disabilità

Per i bambini disabili l'obbligo scolastico può attendere: sentenza “infausta”?

Il Tar Sicilia ha accolto il ricorso dei genitori di un bambino gravemente disabile, a cui l'ufficio scolastico aveva negato la possibilità di ritardare di un anno l'ingresso alla scuola dell'obbligo. Nocera smentisce i riferimenti normativi della sentenza: “è una vittoria di Pirro, che colpisce al cuore la logica dell'inclusione”
Bambino disabile si spalle su carrozzina, scuola

ROMA – E' giusto che un bambino disabile posticipi il proprio ingresso alla scuola primaria? E' bene che resti un anno in più alla scuola dell'infanzia? Ma sopratutto, è legittimo dal punto di vista normativo? Per il Tar Sicilia, sì. Per Salvatore Nocera, avvocato esperto di inclusione scolastica, decisamente no; non è né legittimo né benefico. Ad innescare il dibattito sulla questione è la recente sentenza (n. 2.473/2016) del Tar Sicilia (sezione Catania), che ha riconosciuto come legittima la deroga concessa a un alunno disabile dal dirigente scolastico rispetto all'obbligo scolastico: un anno in più alla scuola dell'infanzia, dunque. Una deroga che era stata invece rigettata dall'Ufficio scolastico siciliano, contro cui era stato presentato ricorso. Ora il Tar ha accolto il ricorso facendo riferimento a due documenti: il Testo unico D.Lgs 297/1994 e la Nota ministeriale 547/14.

La disabilità è tra “i motivi di salute”? Il primo prevede, all'articolo 114 comma 5, la possibilità di derogare all'obbligo scolastico per motivi di salute o altri impedimenti gravi”. Che la disaiblità si possa considerare in questa categoria, per Nocera è escluso: “se tra i motivi di salute, di cui all’art. 114 comma 5 del D.Lgs. n° 297/1994, si comprendessero anche le situazioni di disabilità – commenta infatti - allora quasi tutti i circa 240 mila alunni con disabilità attualmente frequentanti le scuole comuni dovrebbero essere autorizzati a ritardare di un anno l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, poiché non hanno ancora acquisito i requisiti per l’ingresso in scuola primaria, contrariamente ai compagni senza disabilità”. Non solo: portando ancora oltre il ragionamento, “se si dovesse seguire questa interpretazione meramente sanitaria – riflette Nocera - c’è da chiedersi perché un solo anno di deroga, dal momento che le situazioni di gravità non potranno mai essere superate neppure in tutta una vita; ed allora è da chiedere ai Magistrati perché non considerare illegittimo il limite temporale di un solo anno, quando questi nostri alunni neppure dopo decine di anni potranno avere acquisito i prerequisiti per l’ingresso alla scuola primaria?”. In realtà, secondo Nocera, “il Miur e già prima il legislatore delegato del Testo Unico avevano scritto il termine 'motivi di salute o altri impedimenti gravi' pensando a situazioni transitorie e non permanenti come quelle degli alunni con gravi disabilità; per questo avevano limitato ad un solo anno la possibilità di deroga”. Viene così a cadere, secondo Nocera, uno dei due pilastri normativi della sentenza.

I disabili come gli stranieri adottati. Il secondo riferimento giuridico della sentenza del Tar è la Nota ministeriale 547/14, che prevede il ritardo dell'ingresso nella scuola dell'obbligo per gli alunni stranieri adottati. E qui Nocera si sofferma sulla storia e sui dettagli di questa nota, che nella sia prima stesura citava la circolare n. 235 del 1975 e, sulla base di questa, estendevs questa possibilitàanche agli alunni con disabilità. Insorse però allora la Fish che, ritenendo il riferimento a tale circolare “del tutto impertinente – afferma Nocera - per la diversità dei soggetti interessati, chiese ed ottenne dal Miur la sospensione della precedente nota n° 338/14 e l'emanazione della nuova Nota 547/2014, nella quale non si fa più alcun riferimento alla circolare 335/75, mentre si consente eccezionalmente il trattenimento per un solo anno per 'alunni che necessitano di una speciale attenzione', ai sensi della Direttiva sui Bes del 27/12/2012 e successive circolari applicative”.

A questo punto, venuti meno i due pilastri normativi della sentenza, resta per Nocera infondata la decisione del Tar siciliano, che “potrebbe colpire al cuore la logica culturale con la quale da oltre 40 anni in Italia abbiamo una normativa inclusiva. Infatti l’interpretazione di questa sentenza – continua Nocera - rischia di impedire ai nostri ragazzi con gravi disabilità di poter mai entrare nella scuola dell’obbligo, dal momento che qualunque medico o Asl non avrebbe difficoltà a certificare che ancora questi alunni non hanno acquisito i prerequisiti per accedere alla scuola dell’obbligo”. Ma le conseguenze potrebbero essere addirittura più gravi, perché “qualche Dirigente scolastico, basandosi su questa certificazione, potrebbe rigettare l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, vedendosi confermato questo suo provvedimento da qualche organo giudicante che segua gli orientamenti di questa infausta sentenza”. Non cantino quindi vittoria i genitori del bambino, suggerisce infine Nocera: “si tratta infatti di una vittoria di Pirro, che rischia di creare un pericoloso precedente”. (cl)

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