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20 maggio 2016 ore: 16:40
Famiglia

In Italia 2,5 milioni di anziani non autosufficienti. La sfida dell’assistenza

A Jesi la seconda conferenza interregionale sulle “Strategie assistenziali per la non autosufficienza”, organizzata dall’Irccs Inrca. Il quadro dei servizi di assistenza continuativa risulta frammentato e cresce il peso sulle spalle delle famiglie
Anziano con camicia a scacchi

JESI (Ancona) - L’assistenza sanitaria e socio-assistenziale è una delle sfide che la società italiana si trova ad affrontare. In un Paese in cui sono 2,5 milioni gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti, la questione di come garantire un’appropriata assistenza continuativa è una priorità. Sul tema se ne discute oggi e domani a Jesi (Hotel Federico II) nell’ambito della II Conferenza interregionale sulle “Strategie assistenziali per la non autosufficienza”, organizzata dall’Irccs Inrca– lstituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per Anziani – di Ancona, in collaborazione con i presidenti delle Commissioni consiliari Sanità e Politiche Sociali della Regione Marche, Fabrizio Volpini, della Regione Umbria, Attilio Solinas e della Regione Toscana, Stefano Scaramelli.

Tanti i temi affrontati, alla presenza di numerosi professionisti tra cui geriatri, sociologi, ingegneri, economisti, ricercatori delle Aziende sanitarie e ospedaliere, enti pubblici e soggetti del terzo settore e del volontariato delle Marche e delle altre regioni. Si è parlato di tecnologia nell’assistenza domiciliare, reti cliniche integrate, bisogni delle aree interne, dai piccoli ospedali agli ospedali di comunità, fino agli indicatori per il monitoraggio dell’efficacia dei servizi socio-sanitari. “C’è una forte spinta – commenta Fabrizio Volpini, presidente 4° Commissione Sanità e Politiche Sociali del Consiglio regionale delle Marche – a passare da un sistema sanitario centrato sui problemi per acuti e sugli ospedali, ad uno che tenta di trasferire nella rete dei servizi sociali e sanitari le problematiche della cronicità”. La fase è quella della riconversione delle strutture ospedaliere più piccole in ospedali di comunità, accompagnata dal potenziamento dei servizi territoriali.

“Per attuare strategie efficaci che consentano una migliore presa in carico dell’anziano – spiega il direttore generale dell’Inrca Gianni Genga - è fondamentale conoscere  il contesto in cui si opera”. Il 5° rapporto ‘Assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia’,presentato alla conferenza,rappresenta un tentativo di fornire un quadro aggiornato sul fenomeno. “L’Italia – ha sottolineato - è l’unico fra i grandi Paesi europei a non aver riorganizzato il sistema di continuità delle cure, anche se la Regione Marche è fra quelle che negli ultimi anni ha fatto di più”. Le priorità sono potenziare i servizi di riabilitazione - per fornire alle persone con disabilità gli appropriati sostegni - adeguare le strutture all’accesso e all’inclusione delle persone disabili e formare personale sanitario specializzato nell’assistenza.

“La necessità – ha aggiunto Fabrizia Lattanzio, direttore scientifico Inrca – è dotarsi di ospedali attrezzati a gestire l’anziano tramite ‘unità per la fragilità’, specializzate nella valutazione multidimensionale del paziente e nei servizi di collegamento col territorio.  In tale contesto, il ruolo dell’Inrca “è sperimentale modelli di intervento innovativi, trasferibili e sostenibili, per supportare le politiche nazionali nella risposta ai bisogni di anziani e famiglie”.

Dal rapporto – nato dalla collaborazione tra Inrca e Network per la Non Autosufficienza (NNA) - emerge uno scenario in cui sono 23 milioni i malati cronici e dove, in meno di 40 anni, si passerà da 6.7 a 10.5 milioni di over 75. Il quadro dei servizi di assistenza continuativa (Long Term care) risulta frammentato e cresce il peso sulle spalle delle famiglie: sia in termini di cure prestate che per il costo di servizi sociosanitari, quali l’assunzione di assistenti familiari e il pagamento delle strutture residenziali. Tuttavia, tale assetto sociale non riuscirà in futuro a sopperire alle carenze strutturali dei servizi formali di assistenza, anche in seguito ai mutamenti nelle strutture delle famiglie.

In particolare, le aree in cui gli anziani non autosufficienti necessitano di aiuto sono la cura della casa (55%), l’organizzazione dell’assistenza (52%), sostegno psicologico (42%) e cure sanitarie (42%). Ciò che sembra necessario quindi, è promuovere la vita di comunità attraverso il sostegno all’autonomia e all’indipendenza dell’anziano, anche per contenere i costi. Oggi la spesa pubblica per la non autosufficienza ammonta a 20.5 miliardi di euro, di cui il 50% per l’indennità di accompagnamento, il 35% per la spesa sanitaria e il 15% per servizi sociali.

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