/ Ambiente
20 agosto 2018 ore: 09:20
Società

La vita (tortuosa) di Ciro, dalla Tunisia alla Sicilia: il volontariato per ricominciare

Da ex-tossicodipendente a volontario del Centro Arcobaleno 3P, passando per l'incontro con don Andrea Gallo: “Nella vita ho imparato che bisogna sapere dire grazie”
Ciro volontario centro arcobaleno

PALERMO - Corporatura esile e occhi neri molto espressivi. Questo è Ciro, 39 anni, con una storia di vita tortuosa e a tratti sofferta per avere fatto abuso di droghe. Oggi Ciro sta dando una svolta significativa alla sua vita anche attraverso l'attività di volontariato che svolge presso il Centro Arcobaleno 3P fondato dalla suora missionaria Anna Alonzo. Il giovane, nato da padre tunisino e mamma italiana, ha bruciato troppo presto alcune tappe della sua vita, diventando subito 'grande' senza essere stato mai veramente bambino e adolescente. "Ho vissuto con la mia famiglia a Mazara del Vallo - racconta - dove mio padre, ex rivoluzionario scappato dalla Tunisia negli anni 60, si rifugiò in Sicilia. Mio padre aveva valori etici forti e fu uno dei primi tunisini che aiutò molto la sua comunità nella prima forma di integrazione che già andava nascendo a Mazara, spendendosi per il riconoscimento dei primi diritti civili".

A partire già dai 7 anni Ciro comincia però a dare segni di insofferenza alle regole. "Già all'età di 8 e 9 anni ero molto ribelle e cominciavo proprio ad essere un piccolo prevaricatore sul gruppo. In una scuola di periferia volevo avere il mio potere ed emergere rispetto al branco. Il mio comportamento ha fatto soffrire molto i miei genitori con cui solo molto tempo dopo ho recuperato il rapporto".

Ciro, infatti, non camminava con i suoi coetanei. Durante la scuola media che poi lasciò era ormai diventato un 'bullo'. "Dagli 11 ai 13 anni cominciai sempre più assiduamente a frequentare persone più grandi di me che mi fecero fare cose non certo belle, coinvolgendomi in attività illecite come lo spaccio di droghe pesanti. Senza avere piena consapevolezza dei rischi, stavo con le 'persone che contavano' che mi avrebbero potuto sempre proteggere ed aiutare".

A 16 anni conosce L. una persona molto influente in certi ambienti vicini alla mafia che, a poco a poco, lo fa entrare in giri ancora più grandi fatti di sopraffazioni e imposizioni di forza vere e proprie di un gruppo contro un altro. Nel frattempo oltre allo spaccio inizia anche lui a consumare droga. "A 17 anni cominciai a fare uso di droga pesante - continua Ciro -. A 18 anni ero già un consumatore pieno. Per due anni sono stato anche volontario in Marina nella missione in Albania del '97 come nocchiere di bordo. Mi buttarono fuori presto però perché da alcuni 'amici' mi fu chiesto di portare droga come commesso ma mi 'beccarono' e poi processarono".

Il capitolo più importante della sua vita dove ha realmente voltato pagina rispetto al passato è stato la conoscenza di don Andrea Gallo. "Dopo essermi ridotto una larva umana (pesavo 40 chili) decisi di essere inserito nella comunità residenziale di recupero di tossicodipendenti di San Benedetto in provincia di Alessandria. C'ero andato con un atteggiamento da 'mafiosetto' con l'intenzione di non volermi piegare a nessuno. In molti credevano che più di un mese non avrei resistito. Avevo però la volontà di volermi curare ma a modo mio. A 20 anni ho conosciuto don Andrea Gallo, uno dei preti più tosti e coraggiosi della Chiesa cattolica - dice -. Durante una visita presso la nostra cascina, manifestai a don Gallo, dopo solo 4 mesi di comunità, il desiderio forte di prendermi il diploma di terza media nella scuola serale. Grazie a questa possibilità, a poco a poco, anche gli operatori cominciarono ad avere maggiore fiducia in me, proponendomi poco dopo anche la formazione come volontario all'interno della comunità. Così mi sono iscritto al corso come operatore socio-sanitario facendo i vari tirocini". Don Gallo, avendo apprezzato con il tempo sempre di più l'impegno di Ciro, gli propone di vivere con lui in canonica a Genova. "Ho vissuto con lui 7 anni - racconta commosso -. Sono stati anni straordinari che non dimenticherò mai. Don Andrea era una persona molto bella. Con lui, ho scoperto il cristianesimo vivente, quello vero, quello di strada. 'Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei' diceva sempre. Sapeva come aiutare i più fragili, sporcandosi realmente le mani. Era il prete-operaio che diceva sempre la verità, era il prete coraggioso che andava controcorrente". "Con lui sono rinato allontanandomi dalla vita facile, piena di vizi e prevaricazioni che avevo. Mi ha insegnato a vivere, togliendomi, tutta la parte egoista di me stesso e facendomi scoprire tutta la bellezza del donarsi all'altro con spirito di piena gratuità. Aveva una tensione amorevole molto forte verso chi soffriva. Ricordo che una sera, rischiando la vita, andammo persino in un night per aiutare alcuni ragazzi da certe situazioni pericolose. Ha salvato moltissime persone".

Successivamente essendo molto più sereno Ciro decide di ritornare a Mazara per aiutare il padre che aveva problemi di salute. "Anche se troppo tardi, mi sono ricongiunto alla mia famiglia assistendo nell'ultima fase della sua vita mio padre che è morto contento di avere visto i miei cambiamenti significativi su cui aveva sempre sperato. Nel frattempo, purtroppo però, anche don Gallo morì e provai il grandissimo dispiacere di non essere stato con lui fino alla fine dei suoi giorni". Ciro allora decide di rimanere a Mazara ma per paura di ricadere in alcuni giri decide di trasferirsi a Palermo. "Sono andato allora a vivere in una casa 'occupata' insieme a tante altre persone che dopo però è stata sgomberata. Fortunatamente ho conosciuto 3 anni fa Anna Alonzo che prima di tutto mi ha ascoltato e accolto standomi molto vicino. Lei mi ricorda un po' i messaggi forti e gli insegnamenti di vita che ho avuto da don Andrea".

"In questo momento della mia vita, ho tanta voglia di aiutare gli altri. Oggi sono in cura in forma leggera con il metadone che spero presto di lasciare - dice ancora -. Vivo per il momento nel centro Arcobaleno 3 P che ospita altre 14 persone in stato di fragilità sociale. Dentro la struttura mi do da fare anche come volontario cercando di gestire soprattutto la parte notturna del centro di accoglienza. Ho chiesto l'inserimento presso la comunità Don Calabria ma soltanto per un periodo breve perchè mi sento già formato rispetto ad altri ragazzi. Il mio percorso non è stato certo lineare ma oggi sono soddisfatto anche se vorrei avere una maggiore stabilità sociale. Nella vita ho imparato che bisogna sapere dire grazie. Un grazie va a mio padre che ho capito solo tardi, a don Andrea Gallo per avermi insegnato a vivere in aiuto dei più deboli e ad Anna Alonzo per come mi sta vicino; sicuramente ce ne sono anche altre ma sono loro soprattutto le persone che mi hanno abbracciato con le parole e con le azioni, facendomi crescere per dare un significato sempre più alto alla mia vita". (set)

© Copyright Redattore Sociale