27 gennaio 2017 ore: 13:22
Immigrazione

Migranti al confine tra Croazia e Serbia, la denuncia: abusi e respingimenti illegali

Un report del "Centro studi per la pace di Zagabria" raccoglie i racconti dei migranti che tentano di passare la frontiera. Una testimonianza che si aggiunge a quella già riportata dal altre ong e organizzazioni internazionali come Unhcr e Save the children. “Il diritto a chiedere asilo è sistematicamente negato”
Alberta Aureli Belgrado 7 - Alberta Aureli

Foto: Alberta Aureli

ROMA – “Toglietevi le scarpe, toglietevi le scarpe". A piedi nudi nella neve, con temperatura sotto lo zero, Abas, Attualah e i loro compagni sono stati perquisiti, picchiati e rimandati indietro in Serbia, nonostante alcuni di loro (tra cui anche dei minori non accompagnati) avessero espresso l’intenzione di chiedere asilo in Croazia. A denunciare le violenze e gli abusi della polizia al confine serbo-croato è un report realizzato dal Centro studi per la pace di Zagabria, che Redattore sociale ha potuto visionare. Nel documento che raccoglie circa 30 testimonianze di migranti ora accampati negli edifici abbandonati dietro la stazione degli autobus di Belgrado, si raccontano nel dettaglio le perquisizioni e le procedure di respingimento di giovani (per la maggior parte Afgani) e famiglie. Quella degli attivisti di Zagabria non è la prima denuncia di questo genere sull’operato della polizia di frontiera in Croazia, Bulgaria, Ungheria e Serbia: già l’Unhcr (alto commissariato Onu per i rifugiati) nelle scorse settimane aveva lanciato l’allarme, seguita a stretto giro dagli appelli di Human right watch e Save the children.

Nel dettaglio, alle 30 testimonianze raccolte dal Centro studi per la pace di Zagabria la scorsa settimana, si aggiungono quelle registrate dal gruppo di attivisti di Are you serious? e di Welacome! per un totale di 50 persone, che hanno raccontato diverse violazioni dei diritti: c’è chi è stato picchiato, chi ha spiegato di essere stato deprivato di alcuni beni come i telefoni cellulari e chi, infine, afferma di essere stato letteralmente umiliato.“Tutti gli intervistati dichiarano di aver subito violenze sistematiche, verbali e fisiche, alcuni le descrivono come “violenze che non hanno mai subito neanche nei loro paesi d’origine” – racconta Maddalena Avon, una volontaria italiana del Centro studi per la pace -. Attraverso testimonianze dettagliate, gli attivisti delle organizzazioni croate sono riuscite a localizzare i punti in cui i migranti vengono caricati nelle auto, quelli in cui poi vengono scaricati per essere brutalmente rispediti in Serbia, e le stazioni di polizia in cui hanno dichiarato di voler fare richiesta d’asilo - come quelle di Zagabria, Zaprešic, Ðakovo e Vinkovci. Ci raccontano che i poliziotti alla stazione di polizia di Novi Zagreb, alla richiesta di aiuto nella compilazione dei documenti, hanno risposto con un passaggio in auto verso il confine con la Serbia, obbligandoli poi a camminare oltre al confine e tornare quindi su territorio serbo”.

Secondo il report la polizia ha rimandato indietro famiglie e individui di tutte le età, soprattutto migranti provenienti dall'Afghanistan, ma anche da Iraq, Pakistan, Siria. Molte di queste persone hanno più volte chiesto di poter fare domanda d’asilo, anche umiliandosi (alcuni hanno raccontato di aver baciato mani e i piedi agli agenti di polizia). Per l’ong non si tratta di “riammissioni regolari ma di respingimenti illegali al confine, effettuati dalla polizia croata con l’uso della violenza”. Queste persone – si legge nel report – hanno subito abusi verbali e fisici. Dovevano invece essere messe nella condizione di esercitare il loro diritto di accesso alla protezione internazionale”. Tra le testimonianze più forti quella di una famiglia costretta a camminare indietro lungo il confine al freddo e al gelo. Il figlio di appena 13 anni ha avuto un principio di congelamento che ha richiesto l’intervento medico. “Queste persone sono state respinte indietro sistematicamente – continua il report – Le loro testimonianze dicono chiaramente che esiste un modello di accesso negato al sistema d’asilo”. (ec)

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