30 gennaio 2017 ore: 14:54
Immigrazione

Migranti, Pansa: no al nesso automatico immigrazione-sicurezza

Il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza: dobbiamo difendere i pilastri della società aperta: non attraverso ansie e paure, ma con la libertà di movimento opportunamente regolamentata e la convivenza tra diverse fedi ed etnie

Napoli - Sfuggire al nesso automatico immigrazione-aspetti di sicurezza. Questo uno dei concetti chiave espressi da Alessandro Pansa, Direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, a Napoli nel corso del convegno interateneo 'Mediterraneo e migrazioni dall'Africa. Rischi e opportunita''.

"Il fenomeno delle migrazioni - ha spiegato Pansa - non sia irrimediabilmente collegato alla dimensione della sicurezza. Vero che la migrazione è  sempre piu' vissuta ed interpretata come una preoccupazione securitaria. Vi e', certamente, un particolare prisma attraverso il quale si tende a leggerla, che la pone al centro del panorama della minaccia, addirittura come snodo di un ampio reticolo di paure, di disagi, di credenze piu' o meno fondate, che ci inducono a percepire il mondo in cui viviamo come uno sconfinato universo del rischio e del pericolo, pronto a fagocitare ed a divorare dall'interno i nostri stili di vita, i valori in cui crediamo, le certezze nelle quali e delle quali siamo vissuti, e che oggi ci appaiono, in verita', assai poco granitiche di fronte ai cascami della globalizzazione".

Occuparsi di sicurezza significa quindi "determinare in maniera precisa cosa rientra nella categoria delle minacce e cosa non le appartiene". "La 'governance dell'inquietudine' - ha sottolineato ancora il Direttore generale del DIS - e' l'ultima cosa di cui l'intelligence ha bisogno. Il professionista della sicurezza ha, viceversa, necessita' di determinare in maniera precisa e rigorosa cosa effettivamente rientra nella categoria delle minacce e cosa non le appartiene. Per l'intelligence, un mondo dove tutto e' conflitto, dove tutto e' ricondotto alla divisione 'amico' / 'nemico', sarebbe il piu' indesiderabile degli incubi". "Non siamo assolutamente condannati ad etichettare le grandi migrazioni di massa, nel momento in cui bussano alle nostre porte, o come vettori di terrorismo, criminalita', disoccupazione, estremismi vari, oppure come semplici opportunita' utilitaristiche per le nostre economie", ha ribadito con forza Pansa.

"Dobbiamo difendere i pilastri della societa' aperta: non attraverso ansie e paure, ma con la liberta' di movimento opportunamente regolamentata; la convivenza tra diverse fedi ed etnie nel rispetto di regole condivise, del cosmopolitismo, dell'universalita' dei diritti e dei doveri di cittadinanza. Piuttosto, e' doveroso chiedersi da cosa dipenda l'artificiosa riduzione della figura del migrante alla personificazione del pericolo. La 'securitizzazione' dell'immigrato e' spesso funzionale a garantire una continua legittimazione a chi, per mestiere, e' fornitore di sicurezza, ossia - ha concluso l'ex capo della polizia - a chi deve tenere al sicuro i propri cittadini". (DIRE)

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