11 marzo 2015 ore: 18:38
Famiglia

Minori, 202 casi violenza in un anno in Emilia. Ma emerge solo il 20%

In Val D'Enza sono tredici i minorenni, di cui dodici italiani e uno straniero, vittime di violenza, "ma l'errore più grave sarebbe etichettare l'area, perché il fenomeno non e' certo circoscritto. Nel reggiano semmai c'e' stato il corag...
Minori maltrattati. Bambino piegato sulle ginocchia piange

Bologna - In Val D'Enza sono tredici i minorenni, di cui dodici italiani e uno straniero, vittime di violenza, "ma l'errore piu' grave sarebbe etichettare l'area, perche' il fenomeno non e' certo circoscritto. Nel reggiano semmai c'e' stato il coraggio di denunciare e intervenire" e cio' si deve anche "alla tempestivita' dei servizi sociali del territorio, che si sono attivati con l'autorita' giudiziaria". Luigi Fadiga, Garante per l'infanzia e l'adolescenza dell'Emilia-Romagna, e' stato ascoltato ieri in audizione in commissione Parita' e diritti, presieduta da Roberta Mori, sui casi di abusi sui minori in Val D'Enza, in provincia di Reggio Emilia. Insieme a lui, il sindaco di Bibbiano, e assessore con delega alle Politiche sociali nell'Unione dei Comuni della Val D'Enza, Andrea Carletti, gli operatori dei servizi sociali del territorio e il professor Massimo Masi, responsabile del gruppo di lavoro regionale per le linee guida contro i maltrattamenti sui minori.

Proprio Masi, come si legge in una nota della Regione, ha fatto proprio e rilanciato l'allarme di Fadiga sull'emersione del fenomeno: "Una stima probabile e' che emerga solo un caso su cinque di violenza sui minori in Emilia-Romagna". Come riferisce il garante, "nel 2014 il mio ufficio ha affrontato 202 pratiche, e a fronte di 68 bambini o ragazzi la cui vicenda e' stata portata alla nostra attenzione dall'autorita' giudiziaria, sono state solo tre le volte in cui a muoversi e' stata la scuola, che pure e' l'ambiente che piu' i minori frequentano: c'e' un grosso problema di autoreferenzialita', pur in buona fede gli insegnanti sono convinti di poter dare risposte da soli ai problemi, ma cio' e' impossibile per chiunque".

Inoltre, continua Fadiga, "serve rafforzare la 'rete', a partire dalla interazione tra servizi sociali e aziende sanitarie", e poi bisognerebbe "verificare l'ottimizzazione della collocazione dei centri dei servizi". La prima volonta' delle amministrazioni del territorio e' "capire quali possano essere gli strumenti utili per migliorare la risposta a questi fenomeni da parte di una comunita' che e' rimasta sicuramente colpita, anche perche' e' inutile negare che ci sia il rischio di vedere una intera zona etichettata- spiega Carletti- quando invece, come sottolineato anche dal Garante, si sono rivelate decisive proprio la consapevolezza e il coraggio di parlare tra tutti i soggetti coinvolti".

Secondo la dottoressa Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali dell'Unione dei Comuni della Val D'Enza, "e' stato molto importante non solo l'attivita' del 'gruppo di emergenza', che si e' attivato a partire da una segnalazione proveniente in questo caso da una scuola e nel giro di una giornata aveva gia' portata la vicenda all'attenzione della giustizia, ma anche la volonta' di proseguire l'ascolto, non sempre facile, delle giovani vittime anche dopo aver raccolto un numero apparentemente sufficiente di informazioni". Proprio per continuare questo percorso, propongono dalla Val D'Enza, "viste le competenze acquisite nell'ultimo anno affrontando questa vicenda vorremo creare sul territorio un Centro specialistico sul trattamento dei minori vittimi di violenza insieme all'Ausl di Reggio Emilia". (DIRE)

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