22 maggio 2017 ore: 15:37
Giustizia

Misure alternative e messa alla prova, la denuncia: "40 operatori per 5.500 casi"

Oggi a Milano presidio degli operatori dell'Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna davanti alla Prefettura, per consegnare una lettera aperta indirizzata al ministro della Giustizia Andrea Orlando. "Organici ridotti del 30% e raddoppio del carico di lavoro. Operatori ormai allo stremo"
Misure alternative, carcere, chiavi - SITO NUOVO

MILANO - Dietro i numeri ci sono persone e situazioni complicate. Donne e uomini che scontano la pena fuori dal carcere. A Milano sono circa 5.500 e gli assistenti sociali che se ne occupano sono appena 40. "Una situazione insostenibile" dicono gli operatori dell'Ufficio interdistrettuale di Esecuzione penale esterna (Uepe), che questa mattina hanno organizzato un presidio di fronte alla Prefettura e consegnato una lettera aperta rivolta al ministro della Giustizia Andrea Orlando. "La cronica carenza di personale di tutte le figure professionali (assistenti sociali, amministrativi, contabili ecc) e le ulteriori ed impegnative competenze, hanno determinato, con organici ridotti del 30%, un raddoppio del carico di lavoro".

Dei 5.500 casi seguiti dall'Uiepe, circa 3.500 sono di persone sottoposte a misure alternative (1700 affidamenti in prova al servizio sociale), misure di sicurezza o sanzioni sostitutive (lavori di pubblica utilità), mentre 1.500 sono le messe alla prova e le istanze pendenti di messa alla prova. I 40 assistenti sociali devono anche occuparsi di 500 attività di consulenza e trattamento svolte su richiesta dei Tribunali di sorveglianza e gli Istituti penitenziari. Nel 2016 sono stati eseguiti circa 12.000 procedimenti. Complessivamente in Lombardia gli Uepe di Milano, Pavia, Brescia, Como, Mantova e le sedi distaccate di Varese e Bergamo gestiscono circa 13.500 casi con 94 assistenti sociali (part-time e a tempo pieno). 

E non è solo un problema di carichi di lavoro. In ballo c'è la possibilità stessa di riuscire a cambiare il sistema penitenziario italiano, visto che sempre più si sta cercando di puntare sull'esecuzione esterna delle pene. Meno carcere e più misure alternative. "Non si può presumere di far fronte a tale complesso processo di riforma gravando esclusivamente sulla buona volontà e senso di responsabilità dei lavoratori ormai allo stremo". Le organizzazioni sindacali e gli operatori stessi, chiedono che sia predisposto "un importante piano di nuove assunzioni in quanto la situazione di un servizio costituzionalmente rilevante, come quello degli Uiepe, non può essere affrontata con soluzioni temporanee e consulenze esterne". (dp)

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