8 luglio 2016 ore: 14:22
Disabilità

Nuovi Lea e diritti umani, Fish: “Il decreto contiene molte criticità”

Dall’assenza di un impianto rispetto della Convenzione Onu a quella su consenso informato e diritto di scelta fino al “tradimento” di leggi approvate dal Parlamento in materia di autismo, assistenza alle famiglie e ‘dopo di noi’. Appello alla Conferenza delle regioni: “Verificare subito non solo il profilo finanziario, ma anche quello dei diritti umani”
Terzo settore. Assistenza a anziani

ROMA – “Lo schema di decreto che contiene i nuovi Lea è all’esame della Conferenza delle Regioni per l’approvazione preventiva che avrebbe dato parere favorevole condizionandolo ad una ulteriore valutazione di copertura finanziaria. È convinzione del movimento delle persone con disabilità e della Fish in particolare che il testo proposto contenga molte serie criticità”. Così esordisce la Fish all’indomani del via libera, da parte della Conferenza delle Regioni, al decreto sui nuovi Livelli essenziali di assistenza.

Ecco, dunque, l’elenco delle criticità: “Fra queste, è assente l’adozione di un linguaggio – e quindi di un impianto – adeguato, rispettoso della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilita e delle stesse prescrizioni dell’Oms, deludendo quindi sia diritti umani che scientificità”. Su questo difetto vi sono “numerose riprove”, argomenta la Federazione: “Una di queste è l’assenza di una adeguata prescrittività del consenso informato sul quale si fonda il diritto di scelta, in particolare per le persone con disabilità intellettive, relazionali e mentali sancito in modo netto all’articolo 12 della Convenzione Onu”. Ma per la Fish non è questa l’unica norma ad essere “tradita”: “Lo sono anche la legge 134/2015 in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie e ancora la recentissima legge 22 giugno 2016, n. 112/2016 sul dopo di noi. Norme approvate dal Parlamento!” 

Ma l’elenco non si esaurisce qui: “L’assenza di servizi di diagnosi precoce e screening neonatale realmente rivolti a tutte le disabilità. Oppure ancora l’assenza di qualsivoglia riferimento all’articolo 26 della Convenzione Onu sui concetti di abilitazione e il perpetuarsi del vetusto principio di “compensazione della menomazione” nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede l’Onnu in termini di diritto alla salute, alla mobilità. Non vi è poi alcun accenno alla partecipazione della persona con disabilità riguardo alle decisioni che la riguardano, né a misure che contrastino realmente la segregazione, l’istituzionalizzazione e i ricoveri impropri”.  

Commenta Vincenzo Falabella, presidente della Fish: “Vi sono anche altri numerosi punti di criticità in quel documento sia in termini di rispetto dei diritti umani che di reale promozione della salute di tutti i cittadini, anche di quelli con disabilità, anche in violazione di recenti norme quali la legge 112/2016 (dopo di noi) oppure alle norme sull’autismo (legge 134/2015). Per questo motivo rivolgiamo un appello alla Conferenza affinché verifichi con attenzione il testo non solo sotto il profilo meramente finanziario, ma anche del rispetto dei diritti umani e dei potenziali contenziosi che deriveranno dalla loro violazione. È una rivisitazione che va operata subito! Se non ora, quando?”.

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