2 aprile 2015 ore: 11:50
Giustizia

Opg di Montelupo, “non trasformatelo in un hotel di lusso”

Lo chiede la Fondazione Michelucci, che auspica un utilizzo sociale della grande Villa Ambrogiana una volta finita l’esperienza dell’ospedale psichiatrico giudiziario
Commissione parlamentare di inchiesta sul Ssn. Opg Montelupo Fiorentino (2010) Opg Montelupo Fiorentino: stanza

Opg Montelupo Fiorentino, 22 luglio 2010. Foto: Commissione parlamentare di inchiesta sul Ssn

Opg Montelupo Fiorentino, 22 luglio 2010. Foto: Commissione parlamentare di inchiesta sul Ssn
Opg Montelupo Fiorentino: stanza

FIRENZE – Non trasformate la struttura dell’Opg di Montelupo in un albergo a cinque stelle. E’ quanto chiede la Fondazione Michelucci nel documento scritto dal ricercatore Saverio Migliori dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi in base alle quali Villa Ambrogiana, una volta finita l’esperienza dell’Opg, sarebbe stata venduta a privati per la trasformazione in un resort di lusso.

“Le funzioni immaginate – scrive il rappresentante della Fondazione Michelucci - dovrebbero restare in larghissima misura pubbliche, rifuggendo da ipotesi che introducono in modo non troppo chiaro acquisizioni o interventi, anche massicci, da parte di capitali privati. Per quanto sia comprensibile dal punto di vista finanziario l’idea che grandi investitori possano intervenire con acquisizioni più o meno ampie del complesso mediceo per finalità ad oggi non ben definite (auspichiamo che l’ipotesi di costruzione di un resort di lusso sia una mera provocazione!) appare contraddire fortemente con l’intenzione di vedere la Villa finalmente fruibile in ogni sua parte dalla cittadinanza tutta. Certamente il mantenimento di funzioni pubbliche in un complesso così ampio è una vera sfida che solo attraverso un insieme di istituzioni ed un lavoro di integrazione molto intelligente può risultare possibile”.

Migliori non esclude un utilizzo penitenziario della Villa: “E’ possibile il mantenimento di una funzione penitenziaria che continui ad impegnare le ex scuderie (“Terza sezione” di detenzione), peraltro interamente riadeguata con ingenti investimenti negli ultimi anni ed immediatamente utilizzabile. Questa soluzione avrebbe molti vantaggi dalla sua! Basti dire - evitando di ricorrere nuovamente agli aspetti culturali già richiamati, che pure continuano a valere - che un presidio penitenziario posto nella sola “Terza sezione”, avrebbe il pregio di non lasciare incustodita la Villa nel periodo (probabilmente lungo) di progettazione e restauro dei vari ambienti. In seconda battuta manterrebbe sul territorio un importante numero di posti di lavoro e l’indotto che tale funzione ha sempre generato”.

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