9 febbraio 2015 ore: 15:30
Giustizia

Palermo, aprono due nuovi centri antiviolenza per le donne

Il progetto sostenuto da WeWorld in collaborazione con tre associazioni mira a contrastare e prevenire la violenza contro le donne. Previsti due centri, uno allo Zen 2 e l’altro a Borgo Vecchio. Claudio Arestivo: "Partiamo dalle donne per lavorare sulla famiglia in modo integrato"
Violenza contro donne, ragazza si copre il viso

PALERMO – Saranno attivati a Palermo tra oggi e domani due nuovi centri antiviolenza per le donne, uno allo Zen2 (San Filippo Neri) e l’altro a Borgo Vecchio. Il progetto è sostenuto da WeWorld grazie alla collaborazione con le associazioni no profit Per Esempio, Handala e Millecolori onlus.

I quartieri Borgo Vecchio e San Filippo Neri a Palermo sono contesti con un alto tasso di degrado sociale, dove la violenza, in alcuni casi, è una normale modalità di risoluzione dei conflitti familiari e non solo. Nello specifico, si tratta di contesti territoriali caratterizzati da bassa alfabetizzazione, povertà strutturale, alta disoccupazione e criminalità in cui la violenza sulle donne è particolarmente diffusa e per gran parte sommersa.
Il progetto della durata di tre anni, viene sostenuto da WeWorld per un valore complessivo di 210 mila euro e dalle altre tre associazioni per 20 mila euro. 
I due centri saranno aperti al pubblico tre pomeriggi alla settimana avvalendosi ciascuno di un equipe di 4 operatori specializzati e opportunamente formati sul campo. Tra questi psicologi e assistenti sociali. La presentazione ufficiale del progetto è prevista domani mattina alle ore 10 in presenza dell'assessore Agnese Ciulla presso l'aula Rostagno di Palazzo delle Aquile.

“Il progetto rientra nella strategia nazionale di WeWorld che punta alla prevenzione e alla sensibilizzazione come strumenti essenziali per far partire l’indispensabile cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne, che in Italia ha numeri allarmanti - spiega Claudio Arestivo responsabile dell’associazione Per Esempio onlus -. Nel nostro Paese una donna su tre subisce violenza nell’arco della propria vita e ogni tre giorni una donna viene uccisa dal proprio partner! Senza contare che quasi il 90% delle donne non denuncia gli abusi subiti. Per paura di ritorsioni o di non essere credute”.

“In questi quartieri, la donna si realizza, prevalentemente in quanto moglie e mamma - continua Claudio Arestivo - e per questi motivi qualsiasi attività che intenda promuovere i diritti delle donne, non può prescindere dalla dimensione familiare. All’interno dei centri - riconosciuti dal quartiere - ci saranno quindi anche attività legate alla genitorialità e spazi rivolti ai bambini. L’approccio adottato è quello di partire dal disagio sociale ed economico legato alla povertà (quello più visibile e apertamente denunciato) per arrivare alla violenza molto più intima e sommersa”.

Partiamo dalle donne, quindi, per lavorare sulla famiglia in modo integrato, attivando un percorso di supporto complessivo alla famiglia - aggiunge Arestivo -. Si tratta, infatti, di avere un approccio diverso con le donne più improntato allo sviluppo delle competenze e della sua consapevolezze nell’ipotesi anche di un inserimento lavorativo vero e proprio. Inoltre i nostri non saranno centri chiusi che aspettano gli utenti che arrivano, ma vogliamo fare proprio un lavoro di sensibilizzazione complessiva che sarà fatto principalmente sulla strada. Un’altra particolarità, poi, è quella che tra gli operatori ci saranno anche gli uomini. Questa è una scelta specifica che vuole fare passare il messaggio diverso che gli uomini possono diventare operativi anche su un campo generalmente riservato solo alle donne. Ci mettiamo, in questo caso, in prima linea, mettendoci la faccia, certi di volere dare un segnale importante".

“Il nostro intervento in Italia – commenta Marco Chiesara, presidente di WeWorld – è partito dal pronto soccorso, il luogo dove si può far emergere la violenza domestica, perché nonostante la maggior parte delle donne maltrattate scelga il silenzio, è qui che queste si rivolgono quando decidono di chiedere aiuto. Il progetto sta crescendo e il nostro obiettivo è coinvolgere le tante, troppe, donne a rischio di violenza, che hanno bisogno di aiuto, ma non sanno come e a chi rivolgersi. Per questo puntiamo sulla prevenzione per accrescere l’autonomia e il potere femminile. Vogliamo essere presenti proprio nei quartieri più problematici per dare alle donne gli strumenti necessari per fronteggiare discriminazioni e abusi ed esserci, quando avranno il coraggio di chiedere aiuto. La violenza contro le donne, lo abbiamo imparato sul campo, non guarda in faccia passaporto, colore, classe sociale, ma sappiamo che alcuni fattori più di altri favoriscono il suo dilagare soprattutto in contesti di forte disagio sociale". (set)

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