16 gennaio 2015 ore: 15:34
Giustizia

Piano nazionale antiviolenza: "Servono regole concrete e un fondo per sostenere i centri"

Il coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna chiede al premier di convocare un tavolo con tutte le associazioni che si occupano di violenza da anni. Romanin (Casa delle donne): “Non basta inasprire le pene, servono percorsi di formazione ed educazione al genere”
Violenza sulle donne. Bocca cucita

BOLOGNA – “Basta aspettare, serve un reale piano d’azione contro la violenza sulle donne e un fondo in grado di sostenere i centri accreditati”. È quanto chiede il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna in una lettera indirizzata al premier Matteo Renzi, dove critica la scelta del governo di aver realizzato una consultazione online su questo tema. “Dal 10 dicembre al 10 gennaio chiunque poteva esprimere la sua opinione su come dovesse essere strutturato il Piano nazionale antiviolenza – dice Angela Romanin, della Casa delle donne di Bologna – Penso che questa sia stata una decisione sbagliata, perché su quest’argomento bisogna ascoltare i centri e le associazioni che si occupano da anni di questo problema”. A far arrabbiare le diverse organizzazioni sono i continui ritardi e rinvii che si sono verificati negli anni, mentre la violenza di genere continua a fare le sue vittime. Una vera e propria emergenza che crea allarme solo quando la cronaca racconta di fatti o episodi efferati. Secondo il Rapporto sul femminicidio in Italia realizzato da Eures il 2013 è da considerarsi l’annus horribilis per i femminicidi. Sono state 179 le donne uccise, in sostanza una vittima ogni due giorni, segnando un +14% rispetto ai 157 del 2012. Ad aumentare sono anche le violenze in ambito familiare, il 16% in più, passando da 105 a 122, così come pure nei contesti di prossimità, rapporti di vicinato, amicizia o lavoro, da 14 a 22. Continuando a leggere il rapporto viene fuori che il 2013 è anche l’anno con la percentuale più elevata di donne uccise mai registrata nel nostro Paese, pari a 35,7% del totale degli omicidi (179 su 502) “consolidando – si legge nel dossier – un processo di femminilizzazione nella vittimologia dell’omicidio particolarmente accelerato negli ultimi 25 anni, considerando che le donne rappresentavano nel 1990 appena l’11,1% delle vittime totali”.

Ecco perché le diverse organizzazioni chiedono a gran voce che il governo apra dei tavoli tematici in modo da terminare il lavoro cominciato durante il governo precedente. Infatti durante l’esecutivo di Enrico Letta erano stati messi a punto una serie di documenti, come risultato degli incontri tenutisi, che avrebbero dovuto portare alla stesura di un piano d’azione triennale con norme che indicassero concretamente cosa fare sul tema della violenza e come contrastarla. “Con il cambio di governo le cose si sono arenate e tutto è rimasto fermo – continua Romanin – Renzi ha tenuto per sé la delega alle pari opportunità e ha nominato la consigliera Giovanna Martelli come consulente sulla materia. Ma a oggi non sono stati fatti passi in avanti”.

L’Italia nell’agosto scorso ha ratificato la Convenzione di Istanbul dove si specifica che ogni Stato deve mettere a punto un piano nazionale di contrasto alla violenza. Un impegno vincolante che avrebbe dovuto portare a compimento in breve tempo e che invece langue. “Sono anni che chiediamo che il nostro Paese si impegni seriamente su questo tema, adesso che abbiamo dato attuazione anche a questa convenzione non possiamo più aspettare. Bisogna affrontare questo argomento e bisogna farlo non solo dal punto di vista dell’inasprimento delle sanzioni ma anche su quello della realizzazione di misure effettive di contrasto”. Un esempio sarebbe quello di prevedere corsi che affrontino il tema della violenza nella facoltà di medicina, o in quella di psicologia o che permetta a chi studia per diventare assistente sociale, di capire come riconoscerla. “Servono percorsi di formazione e conoscenza – conclude Romanin – e per farlo serve che ad affrontare questo argomento ci siano quelle organizzazioni che da decenni si occupano delle vittime di violenza, che offrono servizi, competenze, educazione al genere e non certo comuni cittadini”. (Dino Collazzo)

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