28 novembre 2020 ore: 12:00
Disabilità

“PSICOdizioRADIO”: il dizionario per parlare (in modo corretto) di salute mentale

Con l’aiuto dei redattori di Psicoradio proviamo a diffondere maggiore consapevolezza sulle parole che riguardano la salute mentale. Brevi pillole da ascoltare, con un dizionario dalla A alla Z sul disagio psichico. Eccoci a B come Bullismo
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BOLOGNA – A come Atti mancati, B come Bullismo, C come Contenzione... e poi agorafobia, tricotillomania, peladofobia, dismorfofobia, ma anche depressione, raptus e zoomania. Tornano i podcast della Psicoradio, radio di Bologna fatta da pazienti psichiatrici, che dopo “le Finestre” lancia un nuovo format: uno Psicodizionario, o meglio lo “PSICOdizioRADIO”, brevi pillole audio per raccontare il significato di alcune parole che hanno a che fare con il mondo della psiche, termini usati e abusati, scientifici o inventati, accurati o stereotipati.

“Nella vita quotidiana ci imbattiamo spesso in termini che evocano il mondo della psiche; a volte strani, spesso generici, altre volte troppo specialistici – scrive la redazione di Psicoradio –.  Ci sono diagnosi, come depressione, nevrosi o schizofrenia, che sono evase dal campo ristretto della salute mentale, e oggi sono sulla bocca di tutti, utilizzate in modo superficiale per indicare comportamenti e stati d’animo. Altri termini, come matto, pazzo, handicappato, sono usati spesso per offendere. Del significato di alcuni termini, poi, abbiamo solo idee vaghe e a volte inquietanti, ma non vogliamo ammetterlo. E infine ci sono parole che vorremmo sentire più spesso quando si parla di salute mentale: empatia, indipendenza, sensibilità, lavoro, diritti”.

L’obiettivo di questa serie di podcast è quella di diffondere maggiore consapevolezza sulle parole che riguardano la salute mentale, attraverso brevi pillole di comunicazione e cultura realizzate da persone “esperte per esperienza”, pazienti psichiatrici che sul tema del disagio psichico riflettono ormai da anni, sempre con un occhio giornalistico.

B come Bullismo

““Hanno cominciato a spintonarmi all’uscita da scuola: io cadevo e ad ogni caduta erano risate. Quelle risate me le porto ancora dentro e per molto tempo le ho interpretate come l’unico giudizio che gli altri potessero avere di me”. La lettera B dello “PSICOdizioRADIO” è l’iniziale di “bullismo”: una prevaricazione nei confronti di un coetaneo, che scava nell’identità della persona che la riceve. Il ripetersi degli episodi, la perdita dei contatti con gli amici, la perdita di autostima, si intrecciano in una spirale che si autoalimenta nella solitudine e nell’insicurezza, che in alcuni casi può sfociare anche nel suicidio della vittima.

In questa puntata, ascoltiamo alcune ragazze che hanno subito bullismo molti anni fa: dopo averci riflettuto a lungo, hanno cercato di superare i traumi, a volte con un aiuto psicologico. “È la dimostrazione come non si possano liquidare gli episodi di bullismo come ragazzate – scrivono i redattori della Psicoradio –. Gli occhi vanno tenuti sempre aperti, e le orecchie pronte all’ascolto di grida d’aiuto che spesso, proprio a causa della spirale in cui i ragazzi cadono, rischiano di diventare sempre più flebili”.

A come Atti mancanti

“Ho dimenticato ancora una volta il badge per entrare in ufficio”. “Lo conosco benissimo, ma non ricordo mai il nome”. “Mi sono chiusa di nuovo fuori di casa”. Nella prima puntata dello “PSICOdizioRADIO”, i redattori raccontano dimenticanze, lapsus, “errori” di memoria che sono alla base di questi nostri piccoli slittamenti della ragione. Questi “atti mancati” però non mancano mai nell’obiettivo di rivelarci aspetti del nostro inconscio, se solo ci fermiamo ad analizzarli, magari con qualche aiuto.

Già alla fine dell’’800 Freud aveva iniziato ad occuparsi dei meccanismi psichici che stanno alla base del fatto che, per esempio, non si riesca a ricordare qualcosa che sarebbe invece normale ricordare: così è nato il suo notissimo“Psicopatologia della vita quotidiana”, che Psicoradio ha saccheggiato per questa puntata.

Ma forse la considerazione più notevole sta nell’introduzione di questo vecchio libro di Freud: nelle persone cosiddette “normali” funzionano – in misura molto più limitata e circoscritta, e con meno conseguenze per la vita – gli stessi processi che danno luogo a sintomatologie più gravi in persone con disturbi psichici diagnosticati. Insomma, è una questione di gradi, non ci sono barriere divisorie, e le modalità di funzionamento dell’apparato psichico sono identiche nel nevrotico e in ciascuno di noi, anche di chi vuole considerarsi “normale”.

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