24 agosto 2020 ore: 14:59
Immigrazione

Regolarizzazione del lavoro nero, “ecco come superare le criticità”

di Alice Facchini
Antonio Mumolo, presidente di Avvocato di Strada, sottolinea le controversie della procedura contenuta nel decreto Rilancio: “Non è estesa a tutti i settori e dà la possibilità al datore di lavoro di aggirare la legge. Per questo stiamo avviando delle cause pilota, per permettere a chi è rimasto senza contratto di denunciare situazioni di sfruttamento”
Foto: www.interno.gov.it Emersione lavoro, regolarizzazione, migranti

“Ben venga la sanatoria, che ha permesso di mettere in regola decine di migliaia di persone, ma ci sono delle criticità. Innanzitutto, la norma non è estesa a tutti i settori dell’economia, il che dà minor respiro alle entrate contributive del paese. E poi, il testo dà la possibilità al datore di lavoro scorretto di aggirare la legge. Per questo stiamo avviando delle cause pilota, per permettere a chi è rimasto senza contratto di denunciare situazioni di sfruttamento”. È il commento di Antonio Mumolo, presidente dell’associazione Avvocato di Strada, sulla sanatoria dei lavoratori e delle lavoratrici irregolari, emanata a giugno di quest’anno nel decreto Rilancio. Secondo gli ultimi dati (risalenti al 17 agosto), sono state 207.542 le domande di regolarizzazione per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, di cui l’85 per cento riguarda il lavoro domestico e di assistenza alla persona (176.848), mentre solo il 15 per cento fa riferimento ai settori dell’agricoltura e della pesca (30.694).

“Il settore principale per il quale la sanatoria era stata pensata, cioè l’agricoltura, colpita dal blocco delle frontiere dovuto alla pandemia, è quello in cui le richieste sono state inferiori – commenta Mumolo –. Questo perché i datori di lavoro sono diversi nei due comparti: in un caso si tratta di impresari agricoli, mentre quando si parla di rapporti di lavoro domestico abbiamo a che fare con famiglie. Queste ultime aspettavano da tanto di regolarizzare le badanti che non avevano i documenti: a nessuno fa piacere avere in casa qualcuno senza permesso di soggiorno e senza contratto. Mentre in agricoltura è diverso: ci sono imprenditori onesti e altri disonesti, e regolarizzare dal punto di vista economico non conviene. Molti braccianti lavorano in nero 12 ore al giorno, sono pagati pochissimo, senza diritti, senza ferie né malattie… Avere un lavoratore senza documenti significa avere a disposizione uno schiavo, e a molti fa comodo così”.

Secondo Mumolo, il problema sta anche nel modo in cui è stato scritto l’art. 103 del decreto, dove si legge che i datori di lavoro “possono presentare istanza” per regolarizzare. “Ci doveva essere scritto ‘devono’, invece di ‘possono’ – spiega Mumolo –. In questo modo si presta il fianco a una interpretazione di comodo, che molti datori di lavoro disonesti stanno utilizzando per non regolarizzare. Ma il significato di quel ‘possono’ è ben diverso: prima il datore di lavoro non poteva mettere in regola un lavoratore senza permesso di soggiorno, neanche se avesse voluto, mentre ora ne ha la possibilità”.

Per questo, Avvocato di Strada ha deciso di intentare alcune cause pilota su questo punto, affinché quella interpretazione della norma venga accolta anche dai tribunali. Cosa potrebbe fare il lavoratore straniero se il datore di lavoro non regolarizza? “Ci sono casi di persone che aspettano settimane, che pagano in anticipo i costi della procedura, e alla fine il loro datore di lavoro non li regolarizza – racconta Mumolo –. Quello che stiamo provando a fare è fare causa a questi datori di lavoro, per far sì che il lavoratore in possesso dei requisiti venga comunque regolarizzato. Naturalmente, per una persona senza documenti è molto difficile decidere di denunciare: c’è la paura di esporsi, di perdere il lavoro, di presentarsi davanti a un giudice senza permesso di soggiorno. È stato molto difficile trovare qualcuno disposto a tentare. Ma nel momento in cui avessimo una sentenza positiva, migliaia di lavoratori potrebbero giovarne”.

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