3 aprile 2018 ore: 12:00
Società

Rosangela, una vita in salita e una casa per ricominciare

La storia di una giovane donna, mamma di tre figlie. L'abbandono della madre, l'adozione, l'allontanamento dalla famiglia adottiva, due uomini sbagliati, la vita in strada e poi in un dormitorio. Fino a una piccolissima casa dove vivere, sperando in una vita finalmente serena
Problema casa, chiave nella porta, autonomia, mutui

PALERMO - Finalmente una piccolissima casa confortevole e dignitosa dove vivere, dopo due anni e due mesi trascorsi dentro il dormitorio pubblico della città. A raccontare il suo percorso di vita è Rosangela, giovane donna di appena 40 anni, mamma di tre figlie.

"Da gennaio di quest’anno, grazie alla dott.ssa Marina Scardavi dell'associazione La Danza delle ombre, ho finalmente una piccola casa che condivido con un giovane immigrato. Ringrazio lei che ha avuto il coraggio e la forza di prendermi per mano, dandomi soprattutto quell'affetto e quella fiducia che in pochi mi hanno dato. E' davvero difficile dire grazie perché a volte diamo tutto per scontato quando, invece, nulla ci è dovuto. Per me lei è una donna speciale che sta facendo crescere il mio senso di responsabilità e l'impegno sociale che devo avere sempre verso chi sta peggio di me. Partecipo infatti come volontaria al centro diurno di assistenza per i senza dimora e collaboro pure per le pulizie del dormitorio. Tra i lavori, quello però in cui credo molto è la collaborazione con Telestrada Press, il giornale di strada edito a Catania di cui anche a Palermo c'è una piccola redazione. Per me è una grande occasione di riscatto perché mi è sempre piaciuto scrivere e avrei desiderato anche andare all'Università se la mia storia fosse andata diversamente. Scrivere mi fa stare bene e soprattutto mi sta facendo conoscere tante realtà. Conoscere luoghi e persone nuove è bello: aumenta la capacità di riflessione e soprattutto ci fa allontanare dai nostri problemi quotidiani facendoceli affrontare in maniera diversa".

Rosangela non ha avuto una vita facile. Quando aveva appena 2 anni fu portata insieme alla sorella in un orfanotrofio dalla madre naturale che, dopo la morte del marito, per problemi economici non riusciva a mantenerla. A prenderla in casa dopo poco tempo fu una famiglia adottiva dove ha vissuto fino all'età di 18 anni. Rosangela in questo modo entrò a fare parte di una famiglia medio-borghese, composta da papà medico e mamma insegnante. "Mi hanno dato istruzione, divertimenti, tanti regali ma non l'affetto che avrei voluto - racconta con un filo di tristezza -. Vivevano purtroppo per l'apparenza sociale e per questo hanno cercato di colmare prevalentemente solo a livello materiale quelli che invece erano i miei forti bisogni affettivi di ascolto, dialogo e amore autentico. Ricordo che anche quando portavo buoni voti a scuola non ricevetti quel calore che avrei tanto desiderato".

A 16 anni a Rosangela crolla improvvisamente il mondo addosso perché scopre di essere una figlia adottiva. Comincia per lei un percorso doloroso, fatto di domande senza risposte all'interno della famiglia che le aveva sempre nascosto la verità. "Per il trauma iniziale, interruppi gli studi che poi fortunatamente ripresi e, sostenuta da uno psicologo, ripercorsi tanti momenti della mia infanzia, ricostruendo anche in maniera sofferta il puzzle della mia vita. Iniziai anche a cercare i miei genitori naturali nonostante la mia famiglia adottiva mi ostacolasse per paura e per ignoranza. Io però avevo il diritto di sapere".
A 18 anni, un giorno arrivò la lettera della madre naturale che chiese di volerla incontrare. "Ebbi un misto di emozioni fortissime perché da una parte c'era la curiosità ma anche la paura di essere rifiutata un'altra volta e, nello stesso tempo, la preoccupazione di non arrecare sofferenza alla mia famiglia adottiva che mi aveva cresciuto. Decisi comunque di farmi forza e di affrontare la situazione".

Rosangela, suo malgrado, venne messa in guardia però dalla famiglia adottiva che minacciò di non accettarla più in casa se avesse iniziato a frequentare la madre naturale.
"Uno dei momenti più belli della mia vita fu proprio l'incontro con mia madre naturale - racconta commossa -: ricordo che rimasi una notte a dormire da lei che viveva a Misilmeri. Tornai successivamente dalla mia famiglia adottiva che però mi rifiutò, chiudendomi la porta in faccia perché si sentì tradita. Per me fu un colpo al cuore fortissimo, a cui non potevo credere. Allora fui accolta in casa da mia madre naturale per un anno. In lei, pur nelle condizioni economiche semplici, percepii un affetto sincero che mi rassicurò molto".

"A 20 anni mi fidanzai con un ragazzo con cui poi mi sposai - racconta -. Ricordo che mandai l'invito alla mia famiglia adottiva che non venne ma si limitò a mandarmi solo il regalo. La vera sorpresa, come momento unico della mia vita, fu però la nascita della mia prima figlia. In quell'occasione, in ospedale ricordo che, per la prima volta, mi vennero a trovare i miei genitori adottivi insieme alla mia mamma naturale. Mia figlia, in un certo senso, aveva fatto unire le due famiglie e per me fu davvero una grandissima emozione".
Dopo la nascita della sua seconda figlia iniziarono a nascere diversi problemi con il marito che, in alcuni casi sotto gli effetti dell'alcol, aveva dato manifestazioni violente. "Per un poco nascosi a tutti questa mia sofferenza - racconta ancora Rosangela -, perché non avevo il coraggio di denunciarlo soprattutto per la paura di non sapere come avrei potuto affrontare il futuro da sola, considerato che nel frattempo anche mia madre naturale era morta". Ad un certo punto quando la situazione diventò più grave, con grande coraggio e facendo un vero e proprio 'salto nel buio', Rosangela decise di lasciarlo. "Dal 2004 fino al 2015 portando le figlie con me riuscii ad avere una mia indipendenza facendo diversi lavori - dice -. Poi però, dopo la morte nel 2015 di una signora da cui lavoravo mi ritrovai di nuovo senza punti di riferimento: senza un lavoro stabile, sola e con due figlie da mantenere".

Le figlie, allora adolescenti, per necessità sono tornate a vivere con il padre che ha un lavoro come operaio. "Anche se a distanza e naturalmente soffrendoci, ho cercato di essere lo stesso una mamma presente e per questo le mie figlie sono cresciute in maniera serena”, racconta con soddisfazione. Da quel momento per Rosangela è iniziato però il percorso assistenziale come senza dimora, fatto di dormitorio, mense e centro diurno di servizi. Nell'ottobre del 2015 ha avuto un posto letto, infatti, dentro il dormitorio di p.zza della Pace gestito dall'associazione “La danza delle ombre” insieme ai frati Gabriele Allegra onlus.
"Alle mie figlie non ho mai detto di essere stata in un dormitorio. All'inizio, disorientata, fui accolta in quel luogo: un'esperienza per me di sofferenza forte, essendo una donna, soprattutto per il primo periodo. Dopo mi abituai e, anzi, oggi posso dire che è stata per me una palestra di vita. Dentro il dormitorio ho pure avvertito, anche se in maniera particolare, il calore di 'una famiglia speciale' fatta di tante persone".

Non sono mancati altri momenti di debolezza e nel 2011 in un periodo delicato della sua vita, Rosangela conosce un uomo di cui si innamora e da cui ha un'altra bambina. Anche questa volta si illude di essere con la persona giusta ma non fu così perché l'uomo cominciò ad avere problemi con la giustizia, entrando in carcere dove si trova tuttora. La bambina in questo momento è stata affidata dal tribunale dei minori, in attesa che Rosangela abbia le condizioni economiche più stabili per mantenerla, alla zia paterna. "Vado a trovarlo in carcere perché è il padre di mia figlia - racconta ancora Rosangela -. I rapporti sono buoni ma non so, quando finirà di scontare la pena, cosa succederà. Il mio desiderio più grande è sicuramente quello di riuscire ad avere sempre di più quella autonomia economica di vita da permettermi in futuro di avere una casa tutta mia dove potere vivere di nuovo con tutte le mie figlie". (set)

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