27 novembre 2013 ore: 14:31
Giustizia

Se la libertà diventa un incubo. L’appello di Claudio Pomes, cresciuto in carcere

Detenuto a Enna, a breve sarà fuori e teme nuovamente per la sua libertà perché è senza famiglia, senza soldi e senza lavoro. “Qui ho ricominciato a sorridere e vorrei poterlo fare anche fuori. Temo che quando questi cancelli si apriranno, io mi troverò davanti al baratro”
Davide Monteleone/Contrasto Carcere: ombra di sbarre e alberi dietro

Davide Monteleone/

boxPALERMO - La paura di non trovare nessuno e di non avere niente fuori dal carcere ha spinto Claudio Pomes a scrivere una lettera aperta rivolta a tutti coloro vogliano accogliere il suo appello.
Per diversi anni, infatti, ha girato le carceri d'Italia per diversi reati commessi durante la sua vita: a breve però, adesso, dovrà lasciare la casa circondariale di Enna dove è recluso da 19 mesi.

Claudio Pomes, 47 anni originario di Lecce, teme però che questa libertà che sta per riavere possa trasformarsi in una sorta di “prigione sociale” peggiore perché è solo, senza famiglia, senza soldi e senza un lavoro.
L’uomo, infatti, in carcere ha avuto un lavoro e un posto dove vivere ma adesso fuori si prospetta il nulla. “Lavoro con quello che qua dentro chiamano art. 21, pulendo le stanze dell'amministrazione e della direzione – scrive -. Dopo anni di diffidenza la fiducia che mi è stata data, sia dalla direttrice del carcere che dal capo dell'area educativa, mi hanno ridato la forza”.

“Ho passato più tempo dentro il carcere che in libertà – dice nella lettera -. Sono detenuto da quando ero giovanissimo. Purtroppo, e mentre lo scrivo sorrido, tra poco sarò scarcerato. Un momento che sogno da anni, ma ogni giorno che passa si trasforma in un incubo. Fuori da qui, infatti, io sono solo e non so dove andare. Il carcere di Enna, tra i tanti che ho girato, mi ha ridato la speranza e la fiducia nella vita. Purtroppo quando sbagli una volta è difficile ricominciare. A Enna ho trovato degli operatori che mi hanno ascoltato e guardato per la prima volta come un uomo”.

“Dentro il carcere sono al caldo, ho un pasto, un letto, posso lavarmi – dice ancora nella lettera -. Ma appena sono fuori? Quando questi cancelli si apriranno io mi troverò davanti al baratro. Il mio debito con la giustizia l'ho pagato e voglio cambiare vita. Vivo nel terrore perché so già che se nessuno mi aiuterà in carcere ci tornerò presto. Si parla tanto di carceri sovraffollate, di disumanità, di disservizi. Io ad Enna ho ricominciato a sorridere e vorrei poterlo fare anche fuori, in quella società che oltre che civile dovrebbe essere responsabile dando corso a quel reinserimento di cui tanto si parla.Voglio chiedere aiuto perché la vita è bella - conclude - e non voglio sprecarla dentro la cella di un carcere”.

La vita di Claudio Pomes non è stata facile: è stato abbandonato da piccolo, trascorrendo la sua infanzia in istituto. “Ho lavorato e per un periodo ho anche aperto una piccola ditta e vivevo con una ragazza di Bergamo – si legge nella sua lettera -. Purtroppo quando sbagli una volta è difficile ricominciare. Per noi è tutto più complicato e spesso la strada più facile è quella di tornare a rubare”. (set)

 

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