19 settembre 2020 ore: 13:45
Non profit

Sea-Watch 4 sottoposta a ispezione della Guardia Costiera Italiana

In un comunicato congiunto, Medici senza frontiere e Sea-Watch annunciano le attività di controllo delle autorità marittime italiane. “Ci aspettiamo finale scontato, improbabile riuscire a ripartire”
La nave Sea-Watch 4
ROMA – La Sea-Watch 4, nave umanitaria gestita da Sea-Watch su cui opera un team medico di Medici senza frontiere sottoposta a un’attività di controllo delle autorità marittime italiane. A comunicarlo è una nota congiunta delle due organizzazioni, secondo cui “non occorre attendere l’esito dell’ispezione per ipotizzare la possibilità che la Sea-Watch 4 venga sottoposta a fermo amministrativo, con le autorità italiane che da ormai un anno utilizzano strumentalmente questi controlli tecnici per bloccare le navi umanitarie impegnate nel soccorso in mare”.
 
Le due organizzazioni commentano così l’ispezione. “Ci troviamo presumibilmente di fronte all’ennesimo finale scontato - aggiungono - . Con i controlli portuali sulla Sea-Watch 4 sappiamo che è improbabile riprendere il mare. Così, poco dopo il fermo di Moonbird, un’altra nave umanitaria, la quinta in cinque mesi, rischia di restare bloccata a causa di tecnicismi usati come pretesto per impedire di salvare vite in mare”.
 
Secondo le organizzazioni, questa ulteriore iniziativa è “volta a fermare una nave umanitaria - si legge nella nota - ed eliminare così, in assenza di alternative istituzionali, ogni capacità di ricerca e soccorso dal Mediterraneo centrale sarebbe ancora più cinica e colpevole. Le autorità italiane addurranno complicate relazioni tecniche e sosterranno che siamo stati noi a infrangere la legge”.
 
Per le due organizzazioni umanitarie, “le vere motivazioni del fermo della nave saranno ancora una volta offuscate da complicate relazioni tecniche - continua la nota -, interpretazioni strumentali del diritto marittimo o rilievi amministrativi di varia natura, mentre l’unico e vero obiettivo rimane quello di impedire alle navi umanitarie di soccorrere persone in mare. Perché nonostante le proclamate dichiarazioni d’intenti, la verità è chiara: nel caso delle frontiere europee, alcune vite semplicemente non contano”.
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