25 settembre 2020 ore: 16:52
Non profit

Solidaria. Volontariato, c’è bisogno di "contaminazione" e "alleanze"

Il futuro del volontariato alla luce della riforma e del Covid-19, tra identità, autonomia e responsabilità. Se ne è parlato oggi a Padova durante il festival della solidarietà. Alecci, Csv di Padova: “Se il tema è la comunità da costruire, il ruolo del volontariato che mette al primo posto umanità, solidarietà e contaminazione diventa fondamentale”
volontari Padova
PADOVA - Identità, autonomia e responsabilità. Su questi tre temi, nella cornice di Solidaria, il festival della solidarietà in corso a Padova, il mondo del volontariato si è riunito oggi nella Sala Paladin di Palazzo Moroni, per avviare un confronto sul proprio futuro, anche alla luce della riforma del terzo settore. Un confronto - organizzato in occasione della Capitale europea del volontariato 2020 - che ha visto gli interventi di Emanuele Alecci, presidente del Csv di Padova; Patrizio Petruccci, per molti anni presidente nazionale di Anpas, Associazione nazionale pubbliche assistenze; Gianluca Cantisani, attuale presidente del Movimento di Volontariato Italiano; 
don Giacomo Panizza, fondatore della Comunità Progetto Sud; Tiziano Vecchiato, presidente della Fondazione Zancan, Domenico De Simone, presidente dell’associazione Luciano Tavazza e tanti altri volontari che hanno partecipato all’evento. 
 
Ad aprire i lavori l’assessore al volontariato del Comune di Padova, Cristina Piva, che ha ricordato il ruolo del volontariato nella città proprio durante l’emergenza sanitaria da Covid-19. “La pandemia ha permesso al volontariato della città di mostrare sul campo tutto ciò che sa fare - ha spiegato l’assessore -. L’amministrazione, la diocesi e le associazioni coordinate dal Csv hanno saputo mettere in piedi una macchina che ha incoraggiato la città e dato una prospettiva di futuro. Questo è il grande valore del volontariato che ha saputo trovare una nuova via e adeguarsi alla situazione. Queste sono premesse eccezionali per capire che il volontariato può essere una nuova attività di cura per la città”.
 
A spiegare il senso dell’incontro di oggi, il cui titolo è appunto “Il volontariato tra identità, autonomia e responsabilità” è stato il presidente dell’associazione Luciano Tavazza, Domenico De Simone. “Nel clima generale di incertezza nel quale siamo immersi - ha spiegato De Simone -, quando segnali consistenti ci raccontano di un generale appannamento della visione solidaristica su cui si fonda la nostra Costituzione repubblicana, pensiamo che il mondo della solidarietà organizzata abbia davanti tre sfide fondamentali: l’identità, l’autonomia non per essere barellieri che mettono cerotti sulle ferite del neoliberismo sfrenato dell’ultimo ventennio ma compagni di strada degli ultimi; e la terza sfida è quella di creare e rilanciare una cittadinanza responsabile, imperniata sulla giustizia, sulla prossimità e sulla fraternità”.
 
Per Emanuele Alecci, presidente del Csv di Padova, l’esperienza nata proprio durante il lockdown che ha visto istituzioni, chiesa, imprenditori e volontari insieme per dare una risposta alle necessità dei cittadini potrebbe essere un modello per il futuro. “Padova è diventata un laboratorio a cielo aperto - ha spiegato Alecci -. Abbiamo avuto 1.800 volontari e attraverso la Caritas e il buon lavoro dell’amministrazione comunale si è riusciti a far nascere un grandissimo percorso di umanità e tutti hanno capito il valore di questo volontariato”. Una “miniera di solidarietà nascosta”, ha sottolineato Alecci, che “potrebbe essere il percorso del nuovo volontariato”. Per Alecci, il “nuovo volontariato” deve “imparare a lavorare insieme”. Si tratta, quindi, di un “volontariato che si mette a disposizione della comunità - ha aggiunto -, ma ha un progetto serio di sviluppo del territorio. In questa logica, dopo il Covid, il percorso non è la ricostruzione. Oggi c’è bisogno di costruire il nuovo. È una fase costituente, dal basso, nelle nostre comunità. Se il tema è la comunità nuova da costruire, il ruolo di questo volontariato che mette al primo posto l’umanità, la solidarietà, la contaminazione della comunità diventa fondamentale”.
 
E la riforma del terzo settore non può e non deve rappresentare un freno, ha aggiunto Tiziano Vecchiato, presidente della Fondazione Zancan. “Chi ha detto che una riforma deve essere la regola fondamentale per essere, diventare e creare nuovi modi di essere società? È il minimo sindacale - ha ricordato Vecchiato -, ma non è la fonte di identificazione. Paolo VI diceva che la giustizia è la misura minima della carità, quindi la riforma è la media delle medie, non la varianza, cioè la parte innovativa di una società che ha tanto bisogno di rinnovarsi”. Per Vecchiato, “una delle grandi missioni del volontariato”, quindi, è andare oltre le regole che “scoraggiano la varianza”, sempre rispettando il principio che “quel che non è proibito si può fare”. Una prospettiva per il volontariato “nuovo” condivisa anche da Gianluca Cantisani, attuale presidente del Movimento di Volontariato Italiano. Per Cantisani, occorre “prendere atto che il volontariato così come era confinato nella legge 266 non è più quello - ha aggiunto -. Esiste un volontariato generativo in tutti gli enti di terzo settore, ma nella maggior parte dei casi è fuori dagli enti di terzo settore. Dobbiamo dare la possibilità ai giovani di creare le proprie organizzazioni e di metterle dentro un processo collettivo”. Per Cantisani, inoltre, occorre tornare a “costruire i legami tra le persone” a partire dai territori. “L’unica speranza di cambiare le cose è ricostruire un tessuto sociale nel Paese - ha aggiunto Cantisani -, luogo per luogo, ricostruire comunità solidali. La somma delle comunità solidali ci darà il cambiamento aspettato”.
 
Per Patrizio Petruccci, l’esperienza del Covid-19 deve portare a interrogarci su “quale modello di società vogliamo costruire”, ha spiegato sottolineando la necessità di creare nuove alleanze. “In Italia avevamo 8 italiani su 100 in povertà assoluta prima del Covid. Il Covid ha accentuato le forme di povertà e ha messo in discussione un modello economico”. Occorre quindi “ricostruire un paese”, ha aggiunto Petrucci. “Lo possiamo fare da soli? Non credo - ha sottolineato -. Abbiamo bisogno di alleanze. Di aiutare chi come noi pensa ad un modello di società più sostenibile, dal punto di vista ambientale e di giustizia sociale, un modello più caratterizzato dalla coesione sociale. Perché questo avvenga abbiamo bisogno di fare l’alleanza tra le istituzioni, l’imprenditoria più illuminata e il mondo del volontariato e terzo settore”.(ga) 
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