2 aprile 2015 ore: 12:04
Giustizia

Sordo e ipovedente, 7 anni in Opg: "Non sono pericoloso, rivoglio la mia vita"

Ex internato dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto ora vive in un Cta, da cui spera di uscire. Sogna la libertà, il lavoro in cooperativa e una casa tutta sua. "Il giudice ha deciso la proroga di un anno. Non capisco il motivo. Faccio tante attività e volontariato in una cooperativa sociale"
Chiusura Opg. Camera. Uomo di spalle appoggiato alla finestra

PALERMO - Sogna la libertà, il lavoro in cooperativa e una casa tutta sua. E' questo il desiderio di R., ex internato per 7 anni dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto che in una lettera si racconta, dopo la disposizione del giudice che gli ha riconosciuto la proroga di un anno all'interno di una Comunità Terapeutica Assistita.

"Sono sordo e ipovedente. Sono nato così. La mia vita non è stata facile. Ho vissuto all'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto per 7 anni e per 2 anni sono stato ospite della comunità Salpietro in attesa della sentenza - scrive nella lettera -. Si, ho dovuto aspettare due anni per la sentenza. Adesso, da un anno e tre mesi, vivo in una comunità psichiatrica (Comunità Terapeutica Assistita). Non ho il permesso di uscire da solo perché il giudice sostiene che io sia pericoloso. Magari ha ragione, non posso uscire da solo, ma sicuramente non perché io sia pericoloso ma perché non vedo bene. Dopo tante proroghe, ogni sei mesi sempre la stessa storia, la mia pericolosità viene sempre riconfermata. Pochi giorni fa, nonostante mi sia sempre comportato bene ed esco sempre accompagnato dal mio operatore e nonostante le mie difficoltà comunicative e sensoriali (che comunque mi permettono di avere un buon rapporto con tutti), il giudice questa volta ha deciso una proroga di un anno".

R., manifesta con sofferenza tutto il suo disappunto per una decisione che non condivide, ritenendosi solo una persona con più disabilità ma non pericoloso per la società.  "Non capisco il motivo. Non sono pericoloso, prendo le medicine correttamente, faccio tante attività e volontariato in una cooperativa sociale di cui è socia la mia operatrice della lingua italiana dei segni - racconta -. Io comunico in segni perché sono sordo, ma non ho alcuna difficoltà a comunicare con gli altri. Io voglio diventare socio della cooperativa perché voglio lavorare e mi piace stare in mezzo al verde e stare a contatto con persone che mi trattano come se fossi uno di loro, uno qualunque e non un ex carcerato".

Forte è in R. il desiderio di rendersi utile lavorando e soprattutto quello di avere la libertà di movimento che da oltre 10 anni non ha più avuto. "Io mi sento ancora in gabbia. Mi sento ancora un carcerato. Ancora per un anno intero non potrò uscire da solo, non potrò andare da solo al bar o in cooperativa che è molto vicino alla mia comunità, credo 50 metri. Devo sempre aspettare che un operatore mi venga a prendere. Ma davvero non capisco perché il giudice abbia deciso questo per me, perché questa volta ha deciso addirittura di prolungare di un anno e non di sei mesi, ma soprattutto mi chiedo perchè di nuovo! Io non ho commesso nessun crimine grave, ma da più dieci anni sono rinchiuso dentro quattro mura che non sono la mia casa. Io rivoglio la mia casa, la mia vita, la mia dignità". (set)

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