3 novembre 2013 ore: 10:06
Giustizia

Stalking, la storia di Silvana: ''Il mio ex marito, un manipolatore''

Ha denunciato il coniuge, stanca delle violenze psicologiche subite. ''Ho deciso di riprendere il lavoro e ho trovato il coraggio di uscire da quella 'me stessa costruita da mio marito' per ritornare ad essere Silvana''
Simona Ghizzoni/Contrasto Una vittima dello stalking nascosta nell'ombra

Foto di Simona Ghizzoni

PALERMO - “Il mio ex marito è un forte manipolatore e sto vivendo un incubo”. Sono le parole di Silvana, una giovane donna, mamma di due bambini che ha subito una forte violenza psicologica da parte del marito e che solo, da qualche anno, adesso è riuscita ad avere il coraggio di separarsene. Silvana racconta la sua storia a Redattore Sociale in occasione del convegno itinerante “Lo stalking e la violenza sulle donne: interventi giuridici, investigativi e psicologici”, organizzato dall’Osservatorio Giuridico Italiano, dall’Accademia Italiana di Scienze Forensi e dall’Osservatorio Italiano Stalking a Palermo. Non è facile per Silvana raccontare ciò che sta vivendo ma pensa che parlare sia importante se si vogliono aiutare anche le altre donne.

“Ho subito dal mio ex marito una forte violenza psicologica – racconta -. Lui è un forte manipolatore e sto vivendo un incubo che non so quando finirà a causa delle ripercussioni che ci sono anche nei confronti dei nostri figli”. “Solo dopo molti anni ho avuto finalmente il coraggio di reagire – dice ancora -. Ho dovuto, prima di tutto ammetterlo a me stessa ciò che succedeva, uscendo dalla vergogna e da tutti gli altri freni che mi bloccavano”. 

Gradualmente Silvana ha preso coscienza del suo problema e di quello che ha subito dal marito. “Ho intrapreso lentamente un percorso di consapevolezza rendendomi conto che per tanto tempo, il padre dei miei figli aveva smantellato la mia identità ‘fragile’ imponendomi fortemente la sua in tutte le forme possibili”. Silvana dopo il matrimonio aveva smesso di lavorare, lasciando la sua carriera professionale e lasciandosi lentamente assorbire dai ruoli familiari dettati e inquadrati esclusivamente dal marito. “Lui è un narciso e una personalità forte che in questi anni ha lavorato in maniera sottile e subdola per annientarmi e fare di me quello che voleva lui – continua -. Dopo alcuni anni, riprendendo i contatti con il mondo esterno, ho aperto a poco a poco gli occhi sulla mia vita per capire cosa stava succedendo”.

”Ho deciso di riprendere il lavoro e poi ho trovato anche il coraggio e la forza di uscire dal tunnel e da quella ‘me stessa costruita da mio marito’ per ritornare ad essere Silvana”. Decide infatti di reagire e di procedere legalmente contro il marito. ”Ho prima mandato un ammonimento per stalking nei suo confronti e poi una denuncia in piena regola – racconta ancora -. Purtroppo non mancano le ritorsioni sui miei figli che vengono influenzati e ‘lavorati’ negativamente nei miei confronti ma anche su questo sto lottando”.  Silvana si sfoga pure nei confronti delle leggi e della burocrazia ancora troppo lenta.

“Mi rendo conto che oggi gli strumenti legali sono troppo asettici perché, pur essendo  persone, a volte hai l’impressione di essere incasellata solo in numeri, protocolli e articoli – aggiunge -. La legge ha bisogno di prove concrete, l’avvocato dei fatti ma dietro a tutto questo ci sono delle storie complesse che andrebbero continuamente supportate da personale esperto soprattutto in materia psicologica”. 

Tra i presenti al seminario, oltre a magistrati forze dell’ordine e psicologi, Tiziana Barrella, responsabile scientifico dell’Osservatorio Giuridico Italiano. “Sicuramente il primo tipo di intervento è quello che riguarda la prevenzione – dice la studiosa -. Come professionisti, ognuno per la sua competenza, offriamo tanti tipi di ‘strategie’ per fare comprendere alla donna, che vive una situazione di precarietà, che, in primo luogo, deve potere parlare, uscendo dalla condizione di vittima di se stessa se continua a rimanere in silenzio. Purtroppo non tutto quello che è violenza, tecnicamente intesa, emerge perché per esempio la violenza psicologica è ancora molto forte ed è un vero e proprio stillicidio. Soprattutto al sud ma non solo, si ha ancora molta difficoltà a fare emergere certe cose. Bisogna partire però da se stessi e da una presa di consapevolezza della propria posizione forte avendo il coraggio di chiedere aiuto a chi può dare un sostegno concreto”.

Il seminario è’ la terza tappa ufficiale, dopo le prime due tenutesi a Santa Maria Capua Vetere (Ce) e Città del Vaticano, che l’amministrazione comunale ha fortemente voluto ospitare nella città di Palermo, a sostegno del ruolo che il progetto si propone: la sensibilizzazione e l’informazione di un tema scottante come quello del femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne. (set)

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