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30 agosto 2018 ore: 14:54
Società

Suor Jacinta, dall'Africa a Brancaccio per aiutare anziani e bambini

Di origine ugandese ha preso i voti in Italia e ora a Palermo presta il suo servizio alla casa per anziani del centro Padre Nostro e aiuta bambini e ragazzi nello studio. Il racconto della sua storia alla Cittadella del Povero della missione Speranza e carità di Biagio Conte
Suor Jacinta delle Maestre Pie Venerini

PALERMO - Partire dall'Africa per l'Italia e dedicarsi ai bisogni della gente che vive nel popolare quartiere di Brancaccio, a Palermo, dove operò padre Pino Puglisi oggi beato. E' la storia di suor Jacinta delle Maestre Pie Venerini che, ieri sera, alla "Cittadella del Povero e della Speranza" ha raccontato la motivazione che l'ha spinta a venire in Italia per aiutare i siciliani in difficoltà. La testimonianza, presentata dal giornalista missionario Riccardo Rossi, è il terzo appuntamento della Missione Speranza e Carità in vista della visita pastorale di Papa Francesco che il 15 settembre condividerà il pranzo con senza dimora, immigrati e detenuti del grande centro di accoglienza.

Suor Jacinta, giovane donna ugandese è da vari anni in Italia. "Vengo da una famiglia unita - racconta -, con genitori che mi hanno trasmesso grandi valori. E’ importante avere una famiglia che ti formi con amore, ci sono tanti figli che hanno avuto solo schiaffi e mai una carezza. Quando avevo 15 anni ho detto a mio padre che volevo diventare suora. Lui mi rispose che prima però avrei dovuto finire gli studi". Dopo il diploma in lingua inglese Jacinta si mise ad insegnare subito, ma dopo solo un anno, sentì forte il desiderio di venire in Italia per diventare suora. "Ai miei genitori dissi che sarei partita per l’Italia solo per tre mesi per dare loro una speranza, in realtà sono rimasta 6 anni in Italia per prendere i voti e solo allora sono tornata in Africa".

E’ fu una grande festa quando suor Jacinta tornò nella sua città di Foct- Portal in Uganda. Quando rientrò a Roma le venne chiese di andare a Palermo, proposta che accettò con grande spirito di servizio. “Ho messo tutto nelle mani del Signore, io conoscevo la mafia, la storia di Palermo e per non fare preoccupare la mia famiglia non dissi loro che sarei andata proprio a Brancaccio. Ricordo che pure tante suore mi chiamarono preoccupate per il mio trasferimento. Circa un anno fa, infatti, il 17 settembre 2017, ho messo piede per la prima vota a Brancaccio, al servizio del Centro Padre Nostro, fondato da padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre di 25 anni fa. All’inizio gli abitanti del quartiere non mi davano confidenza, ora invece sono molto accoglienti, si confidano sui loro figli per avere un consiglio, un sostegno, sanno che possono contare su di me e io su di loro”.

In particolare, suor Jacinta sempre sorridente, presta il suo servizio alla casa per anziani del centro Padre Nostro dove sono accolte 80 persone. Tante sono le attività che portano avanti: gite, pranzi fuori porta, lavori in ceramica, danza, preghiere ed esperienze di condivisione. Nel Centro, inoltre, soprattutto nella lingua inglese, si occupa anche di recupero scolastico per i bambini delle scuole elementari e per i ragazzi delle scuole superiori. Nella Casa-Museo Padre Pino Puglisi accoglie pure tanti visitatori a cui racconta la vita del sacerdote. Inoltre è anche una volontaria della parrocchia San Gaetano, dove insegna catechismo e canta nel coro.

"La sera sono stanca, perché ogni giorno mi muovo a piedi - dice - per aiutare piccoli e grandi di questo ampio quartiere. In Africa siamo liberi di lasciare le porte aperte delle nostre case e possiamo andare a trovare ogni persona senza preavviso. Tra gli africani c’è molta solidarietà, ci sentiamo tutti fratelli e qui in Europa tra di noi ci aiutiamo. Qui in Italia invece non potete lasciare la porta aperta e per andare a mangiare a casa di qualcuno avvisate con diverso anticipo, non esiste presentarci all’improvviso come facciamo noi in Africa". "Comunque, io mi sento palermitana - continua -, perché voi siete gente che sa accogliere. Qui tutti mi fanno sentire speciale, dai bambini ai commercianti. Sono contenta di vivere in una città come questa".

La suora, nel suo intervento, oltre a parlare di famiglia, di relazioni interpersonali e della mancanza di comunicazione nella società si è espressa pure sull'attuale fenomeno migratorio. "Io ho studiato e mi sono documentata per capire cosa sta succedendo da alcuni anni. C’è un grande business di trafficanti che sfrutta chi oggi parte dall’Africa. Tanti fratelli africani hanno venduto tutti i propri averi per comprare il 'biglietto del viaggio della speranza'. Sono spesso persone piene di aspettative e tutto quello che poi li attende a volte è diverso è molto triste. Dobbiamo aiutarli e sostenerli con tutti gli strumenti che abbiamo". (set)

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