21 agosto 2015 ore: 11:49
Giustizia

Tratta, per le adolescenti nigeriane un "feroce assoggettamento"

Dossier Save the Children. Sono 300 i minori nigeriani soli arrivati via mare nei primi 6 mesi del 2015. Molte le ragazze: "presumiamo che la maggior parte siano vittime di tratta". Maman a Napoli e Torino ad accoglierle. Stessa sorte per le ragazze dell'Est, utilizzate anche in borseggi e furti
Tratta esseri umani, donna nigeriana piange

ROMA -Per le giovani nigeriane vittime di tratta che arrivano in Italia sono due le prime destinazioni. Per chi arriva dalla Libia via mare, Napoli, dove avviene la compravendita delle ragazze che non hanno gia' una destinazione prefissata. Torino per coloro che invece giungono in aereo. Ad attenderle una maman, alle spalle già una triste espertienza di abusi e umiliazioni. A documentare la difficile condizione di vita dei minori vittime di tratta il Dossier 2015 di Save the Children,  "Piccoli schiavi invisibili - Le giovani vittime di tratta e sfruttamento", diffuso oggi alla vigilia della Giornata Onu in ricordo della schiavitu' e della sua abolizione (23 agosto)

Il "feroce assoggettamento" delle ragazze nigeriane. Sono 300 i minori nigeriani arrivati da soli via mare in Italia nel primo semestre del 2015. Un numero consistente sono ragazze e "presumiamo che la maggior parte siano vittime di tratta", prosegue Carlotta Bellini. Giungono nel nostro paese transitando da Niger, Libia e attraversando poi il Mediterraneo. A convincerle con l'abbaglio di grandi guadagni e il sogno di diventare parrucchiere, modelle o lavorare come babysitter o commesse sono spesso un uomo o una donna chiamati "sponsor" o "trolley" che le accompagnano fino al paese di destinazione oppure ne organizzano i passaggi di paese in paese. Il loro sfruttamento inizia prestissimo, sin dal transito in Niger, dove vengono forzate alla prostituzione indoor.

Le maman di Napoli e Torino. Raggiunta la Libia vengono rinchiuse in guest house dove ugualmente sono costrette a prostituirsi, per mesi, prima della partenza per l'Italia. Qui, per coloro che arrivano via mare, la tappa successiva e' solitamente Napoli, dove avviene la compravendita delle ragazze che non hanno gia' una destinazione prefissata. Per coloro che giungono in aereo invece la meta e' solitamente Torino. Le ragazze vengono quindi consegnate a una sfruttatrice nigeriana in loco, la mamam, che da questo momento in poi gestira' le loro vite, stabilendo quando e dove debbano prostituirsi per ripagare il debito contratto dalle famiglie per il loro viaggio e "lavoro"

Si tratta di una cifra fra 30 e 60 mila euro, che vincola le ragazze a prostituirsi per 3-7 anni e a lavorare a ritmi intensissimi e per pochi euro (circa 20 euro a prestazione). Le ragazze sono inoltre costrette a pagare tutte le utenze domestiche e perfino l' "affitto" periodico del marciapiede in cui si prostituiscono - circa 100/250 euro. A rafforzare il controllo, non solo materiale ma anche psicologico, vengono utilizzati rituali vodoo che suggellano e consolidano la relazione di sottomissione e l'accordo di "restituzione" del debito. Se le ragazze si ribellano puo' essere la stessa maman a usare violenza fisica e psicologica nei loro confronti, oppure il suo fidanzato.

"Lo sfruttamento e le costrizioni a cui sono sottoposte queste adolescenti sono talmente intense da rendere difficilissima la loro uscita dal circuito della tratta", sottolinea Carlotta Bellini, Responsabile Protezione Minori Save the Children Italia. "E' necessario quindi rafforzare la rete delle case di fuga che sono uno degli strumenti principali del nostro sistema di protezione e assistenza alle vittime di tratta, garantendo la loro dislocazione su tutto il territorio nazionale con dei posti sempre disponibili, per rispondere immediatamente alla richiesta di una ragazza di uscire dallo sfruttamento. Bisogna poi stroncare il traffico nei paesi di origine, con un lavoro interforze, e in Italia intensificare il contrasto all'intero sistema di sfruttamento, inclusi i clienti, anche attraverso le unita' di strada. E' quindi di assoluta necessita' l'adozione del Piano Nazionale d'Azione contro la tratta di esseri umani per un coordinamento e programmazione di tutti gli interventi, che includa fondi specifici per il supporto ai minori vittime di tratta".

Come Save the Children, spiega ancora Carlotta Bellini, "operiamo dal 2012 con il progetto Vie d'Uscita, in cooperazione con istituzioni, altre associazioni e il supporto delle Profumerie La Gardenia, Profumerie Limoni e piu' di recente di L'Ore'al, grazie al quale abbiamo raggiunto con le unita' di strada e supportato 200 ragazze nel primo semestre del 2015".

Oltre alla minori nigeriane, documenta il dossier, vittime di sfruttamento sessuale nel nostro Paese sono anche molte ragazze dell'Est: soprattutto adolescenti tra i 16 e i 17 anni, provenienti da contesti molto poveri e marginali di paesi quali Romania, Albania, Bulgaria, Moldavia, adescate da conoscenti o giovani uomini che le portano in Italia con la promessa di un lavoro da parrucchiera o da baby sitter per poi obbligarle a prostituirsi, sia in strada che al chiuso, in appartamenti o night club. E dell'Est, prevalentemente romene, sono le adolescenti - tra cui anche ragazze italiane di origine rom - spostate dai loro paesi in Italia per essere sfruttate in borseggi e furti in appartamento. Uno sfruttamento spesso collegato al matrimonio precoce forzato, dopo il qualevengono obbligate a compiere attivita' illegali per restituire ai suoceri il debito contratto per il loro "acquisto" che puo' variare dai 5 ai 50 mila euro. (DIRE)

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