16 ottobre 2015 ore: 10:30
Giustizia

Tratta: rifugiati o migranti economici? Tutti potenziali vittime, ma non per l'Ue

Giornata europea contro la tratta. Parla Maria Grazia Giammarinaro, “madrina” dell’art.18 della legge 286/98: “Le reti criminali non fanno differenza fra chi scappa dalla guerra e chi dalla fame”. Manca un Piano nazionale, un referente istituzionale e un coordinamento
Migranti nigeriane al Cie di Ponte Galeria Roma

Migranti nigeriane al Cie di Ponte Galeria Roma

ROMA - Per molti operatori del settore è la “madrina” dell’articolo 18, il dispositivo di legge - la 286 del 1998, ovvero il Testo unico sull’immigrazione - che introduce nell’ordinamento italiano la tutela delle vittime di tratta e grave sfruttamento. Una norma particolarmente all’avanguardia, invidiata (e in alcuni casi adottata) da molti paesi e organizzazioni internazionali. Da allora, da quando cioè - fra il 1997 e il 2001 - coordinava il Comitato interministeriale sul traffico di donne e bambini, Maria Grazia Giammarinaro non si è fermata un attimo, contribuendo all’elaborazione delle norme europee sul tema, in seno alla Commisione UE, per poi diventare Rappresentante contro la tratta di esseri umani dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Oggi, alla vigilia della Giornata Europea contro la Tratta, celebrata ogni 18 ottobre dal 2007, Giammarinaro racconta a Redattore Sociale del suo primo anno da Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul traffico di persone. Un ruolo istituito nel 2004 e affidato alla magistrata palermitana, unica italiana fra i 77 “rapporteur scelti dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu a livello globale, nel giugno 2014. Un punto di osservazione privilegiato, che chiama Giammarinaro a evidenziare criticità e indicare soluzioni. Una fra tutte: “L’approccio europeo, che deve smettere di essere securitario per partire dai diritti dei migranti, tutti - potenzialmente - vittime di tratta, come racconta la storie delle 66 donne nigeriane trattenute nei Cie italiani la scorsa estate”.

“Gli ‘special rapporteur’ sono esperti indipendenti, senza un compenso - spiega Giammarinaro -, dunque in questo anno ho proseguito con il mio lavoro di giudice presso il Tribunale di Roma, dedicandomi poi, per questo ruolo, a ricerche su aspetti critici, come quello del risarcimento del danno subito dalle vittime, che è previsto dalle norme internazionali ma fino ad oggi completamente disatteso”. Fra le vittime, sottolinea, “vanno incluse non solo le donne costrette a prostituirsi, che sono forse la parte più nota del fenomeno, ma anche molti giovani e giovanissimi sfruttati da caporali o utilizzati da reti criminali per l’accattonaggio, per compiere furti, spacciare droga o ancora coinvolti in matrimonio forzati, nella vendita di organi e in altre pratiche coercitive di estrema violenza, a cui sottrarsi è difficilissimo”. Tutte persone in situazione di vulnerabilità - l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ne conta 21 milioninelmondo - spesso ricattabili in quanto migranti irregolari.

Un altro degli ambiti investigati da Giammarinaro è il legame tra conflitti e tratta. “Molte delle persone che cercano di fuggire dalle guerre - sottolinea - finiscono tragicamente in reti di ‘trafficking’, proprio perché hanno perso ogni cosa e sono disposte a tutto pur di raggiungere un posto sicuro”. La distinzione fra ‘smuggling’ (che potremmo tradurre come “contrabbando di persone”, attività di passeurs e scafisti) e ‘trafficking’, la vera e propria tratta a scopi di sfruttamento, assimilabile alla riduzione in schiavitù, diventa così sottile: “Se è vero che gli ‘smugglers’ una volta condotta la persona a destinazione, per esempio dalla Turchia alla Grecia, la lasciano libera, è anche vero che sulle rotte delle migrazioni queste figure si incrociano e sovrappongono”.

Le reti criminali, prosegue però la rapporteur, “non fanno differenza fra chi scappa dalla guerra e chi dalla fame, fra chi arriva dalla Siria e chi dal Corno d’Africa, ma si installano dove possono fare affari sulla pelle della gente”. Ecco perché, “se vogliamo veramente combatterle, come l’Unione Europea dice di voler fare, non ha senso distinguere fra rifugiati e migranti economici: l’unica soluzione è proteggere tutte le persone che bussano alle porte dell’Europa e cercare di integrarle nelle nostre società”. Dispiegamenti di forze militari, come quelli previsti dall’operazione navale Eunavfor Med a ridosso delle acque libiche, sono per Giammarinaro il primo aspetto di una politica europea che “non è solo insufficiente, ma anche non plausibile, e che si trincera dietro idee, come quella della lotta agli scafisti, difficili da comprendere”. Priorità assoluta deve essere, infatti, “quella di salvare vite, mandato centrale dell’operazione Mare Nostrum, poi ripreso, seppur in modo accessorio, nei successivi interventi di Triton”. Certo, le organizzazioni criminali vanno colpite, “ma attraverso strumenti di indagine, rafforzando la dimensione giudiziaria e non quella militare e mettendo sempre, in primo piano, i diritti umani”. 

Chi riesce a arrivare in Europa, ricorda infine Giammarinaro, “deve trovare qualcuno che lo ascolti e che, se identificato come vittima di tratta, possa aiutarlo a emergere, a conoscere i propri diritti e trovare protezione”. Il numero crescente di arrivi ai confini dell’Unione, non deve dunque essere un alibi per “vedere l’identificazione delle vittime come un’opzione quando è, invece, un obbligo di legge, derivante da strumenti di diritto internazionale, fra tutti il Protocollo annesso alla Convenzione sulla Criminalità Organizzata Transnazionale”. Il caso delle 66 giovani nigeriane intercettate nel Mediterraneo, trattenute nel Cie romano di Ponte Galeria e in parte rimpatriate, segnala “l’assenza di queste procedure, che devono essere affidate a associazioni, meglio attrezzate a una relazione confidenziale con le persone, capaci di entrare in empatia”.

A livello generale, secondo Giammarinaro, “l’Unione Europea ha risposto in maniera inadeguata a quella che non è una ‘crisi migratoria’, bensì il risultato di situazioni di violenza, conflitto e diseguaglianza che sono ormai endemiche in ampie aree del pianeta”. Invece di “crogiolarsi nell’illusione di tenersene fuori, nascondendosi dietro una falsa idea di sicurezza, l’UE dovrebbe porsi una sfida: se queste persone, scappate da persecuzioni, discriminazioni, carestie, dalla mancanza di opportunità, sono state escluse dai loro paesi, possiamo noi includerle?”. Domanda cruciale, a cui “per ora si risponde con un piano, quello delle 120 mila cosiddette ri-allocazioni, che ha senso se è un primo passo, se no è poco serio… Se non si considerano, per esempio, i milioni di rifugiati prodotti dalla sola guerra in Siria, si rimarrà chiusi in un fragile isolamento, mentre le organizzazioni criminali continueranno a prosperare”.

Qualche battuta è inevitabilmente dedicata anche all’Italia, che “pur avendo una legislazione all’avanguardia, improntata alla protezione sociale delle vittime, ha oggi distorto lo spirito originale dell’articolo 18”. Secondo la ‘special rapporteur’ è proprio la dimensione sociale del disposto di legge, che prevede una protezione per chi si dichiara vittima, anche in assenza di collaborazione con la giustizia, “è venuta meno, lasciando fuori tutte quelle persone che sono troppo spaventate per denunciare gli sfruttatori”. Un’interpretazione che riflette “una mancanza di cultura e conoscenza del fenomeno e anche un grave calo di attenzione da parte della politica”. Giammarinaro si riferisce in particolare alla “debolezza del referente istituzionale per la lotta alla tratta, il Dipartimento Pari Opportunità e non più l’omonimo Ministero (eliminato nel 2014, ndr)”, così come alla “assenza di un Piano nazionale anti-tratta, che l’Italia avrebbe dovuto adottare da due anni ma continua a rinviare”. Risultato: “una mancanza di coordinamento e di nuovi bandi per la gestione dei programmi di protezione, con conseguenze gravissime per strutture di accoglienza e associazioni di tutela e, soprattutto, per le vittime di tratta, sempre più presenti e sempre più difficili da individuare”.

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