11 settembre 2015 ore: 17:08
Giustizia

Tratta, scambio di buone prassi e collaborazione tra Italia, Romania e Portogallo

Si conclude a Palermo il progetto internazionale “Connect”. Sergio Cipolla (Ciss): “In Italia manca un piano unitario sulla tratta e in Europa non abbiamo ancora un sistema di cooperazione internazionale sul fenomeno"
Tommaso Bonaventura/Contrasto Prostituzione e tratta: ragazza romena in attesa di cliente successivo

PALERMO - “Rafforzare la cooperazione nell’ambito della lotta contro la tratta di esseri umani”. Con questo obiettivo si è concluso oggi, a Palazzo delle Aquile, il seminario internazionale per lo scambio di buone pratiche tra Italia, Portogallo e Romania previsto dal progetto Connect e promosso dal Ciss (cooperazione internazionale Sud a Sud). I temi e problemi affrontati sono stati la tutela dei diritti umani, lo sfruttamento sessuale, le forme moderne di schiavitù, la prevenzione del crimine organizzato a livello transnazionale, la confisca dei beni al crimine organizzato, il risarcimento delle vittime, le iniziative di sensibilizzazione ed educazione. L’intenzione è quella di rafforzare il lavoro di rete sul lungo periodo per contrastare e prevenire il fenomeno della tratta.

"In Italia c'è tanta attenzione per il tema della tratta - spiega Margherita Maniscalco coordinatrice del progetto - manca però un quadro di riferimento di lavoro comune tra istituzioni e associazioni per cui spesso ci si perde in dei passaggi chiave come quelli dell'identificazione e della protezione delle vittime. Diversamente abbiamo appreso che in Portogallo, per quanto i numeri siano più ridotti, riescono a lavorare in sinergia con un accurato lavoro di rete nazionale e locale". "Un altro aspetto  - continua Margherita Maniscalco - è quello di rafforzare anche la cooperazione tra i paesi. Gli operatori di giustizia ma anche delle forze dell'ordine romene vorrebbero l'attivazione di una maggiore cooperazione e collaborazione per quanto riguarda per esempio l'acquisizione di fascicoli relativi agli arresti di trafficanti romeni da parte dell'Italia. Mancano spesso delle analisi e scambio di indagini congiunte che faciliterebbero il lavoro sul fenomeno".

Tra le proposte che gettano le basi per il lavoro futuro: l’incontro tra i rappresentanti delle associazioni romene attive nel contrasto della tratta e gli operatori italiani che con il loro lavoro hanno contribuito a fare emergere il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e il ricatto sessuale perpetrati sulle braccianti romene nelle serre ragusane. "Nel 2014 le donne vittime della tratta in Romania sono state più di 700, un dato sottostimato perché riguarda comunque solo chi ha sporto denuncia o ha un processo in corso. Nel 2015 le denunce sono in diminuzione, ma questo dato non ci rassicura e non lo consideriamo un successo, perché riteniamo che le istituzioni non abbiano mezzi adeguati per riconoscere le reali dimensioni del problema, soprattutto nel settore agricolo". Lo ha detto Adina Shwartz, difensore legale dell'associazione romena "pro Prietania".

"In Portogallo in una prospettiva più ampia il fenomeno è sicuramente in aumento - spiega  Manuel Albano, referente nazionale anti tratta del governo portoghese e componente della CIG/Comission for Citizenship  - . Nel 2014 sono cresciuti anche  gli arresti e abbiamo capito che il nostro Paese è un luogo di destinazione delle vittime di sfruttamento sessuale e lavorativo nel settore dell’agricoltura. Sempre nel 2014 oltre al centro accoglienza maschile abbiamo aperto un centro femminile rispondendo in maniera più completa al fenomeno. Inoltre il paese è nel suo terzo piano nazionale antitratta con l’obiettivo di incentivare il coordinamento pieno tra ong e istituzioni nella lotta della tratta e nel recupero delle vittime. Nel 2013 è stata formalizzata anche la rete di protezione delle vittime".

"A parte la situazione italiana in cui non c'è un piano nazionale sulla tratta - sottolinea il presidente del Ciss Sergio Cipolla -. Non esiste ancora nessuno intervento di cooperazione internazionale a livello europeo di azione e prevenzione sulla tratta. Inoltre la lotta alla tratta viene vista ancora anche a livello europeo come un problema di ordine pubblico e non come una violazione dei diritti umani di persone schiave violate nel loro diritto alla vita e all’integrità fisica. Si deve fare allora ancora un lavoro dal basso perché questi temi vengano inseriti nell'agenda politica internazionale". "A livello locale,  a Palermo,  l'esperienza del coordinamento antitratta - aggiunge - è un punto di incontro importante tra realtà diverse della società civile ma adesso è arrivato il momento di rapportarlo con le istituzioni per attivare concrete strategie condivise". Presente anche  il sindaco Orlando che afferma: "Oggi siamo davanti  al fenomeno più grande della mercificazione della persona. Per questo occorre fare un salto di qualità per passare da interventi frammentari a livello locale sulla tratta ad azioni nazionali centralizzate. Dobbiamo uscire fuori dalla logica della nicchia per muoverci a più livelli. Per quanto riguarda la nostra città propongo al Ciss e a tutto il Coordinamento antitratta di interfacciarsi con la prefettura per capire intanto il quadro della tratta di Palermo facendo il punto della situazione". (set)

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