24 luglio 2014 ore: 11:17
Non profit

Viaggio nelle stazioni impresenziate. Break dance e hip hop in sala d'attesa

A Mondovì il progetto “Ex Prima Classe” sta dando spazio e opportunità a ragazzi immigrati e di seconda generazione che prima passavano molto tempo in strada, creando allarme tra gli altri residenti. Prima tappa del reportage sulle attività delle associazioni nei locali concessi da FS italiane
Stazione di Mondovì: utenti/volontari dell'associazione Mondoqui

Utenti/Volontari dell'associazione Mondoqui alla stazione di Mondovì

Da Mondovì a Porto Empedocle. Un viaggio nella penisola attraverso 12 stazioni italiane, i cui locali - lasciati liberi dal personale ferroviario a seguito della diffusione del sistema del controllo del traffico centralizzato - sono stati concessi dalla Rete Ferroviaria italiana a diverse associazioni locali impegnate sui temi della solidarietà, dell'ambiente e della cultura. Il reportage sulle stazioni "impresenziate" fa parte di un più ampio studio sull'impatto delle attività sociali, turistiche e culturali dei progetti avviati nelle stazioni dei treni, che sarà presentato dalle Ferrovie dello Stato italiane nei prossimi mesi.

Laboratori gratuiti e aperti a tutti di break dance, hip hop e altre discipline si svolgono quasi quotidianamente nell’ex sala d’attesa di prima classe che, con il suo pavimento di marmo e l’alto soffitto affrescato, si adatta molto bene allo scopo. Siamo nello scalo ferroviario della cittadina piemontese di Mondovì, dove l’associazione MondoQui, nata nel 2004 con l’intento di far interagire gli italiani con le moltissime comunità straniere presenti sul territorio, ha avviato il progetto “Ex Prima Classe”. L’iniziativa, realizzata in locali inutilizzati del fabbricato viaggiatori ottenuti in comodato d’uso gratuito dalla Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) - sta dando spazio e opportunità a ragazzi immigrati e di seconda generazione che prima passavano molto tempo in strada, creando allarme tra gli altri residenti. Se per fermare le proteste il comune ha finanziato un percorso di telecamere e colonnine s.o.s. che mettono in contatto con le forze dell'ordine, l’associazione MondoQui ha pensato di proporre qualcosa di totalmente diverso.

“Se c'è un problema di ordine pubblico, non è il caso che le persone tornino a vivere questi spazi, che ci siano movimento e occasioni di socialità?”. Claudio Boasso, coordinatore dell’associazione, spiega così l’idea di fondo del progetto: “Se il luogo torna a essere vissuto, il problema di sicurezza si allontana”. “Sapevamo che nella stazione c'erano locali inutizzati da anni e abbiamo pensato di utilizzarli, anche perchè l'associazione non aveva una sede, come molte qui”. Così l’Associazione MondoQui ha chiesto attraverso il comune a Rfi, l’affidamento di locali della stazione. Questi sono stati accordati alla fine del 2013. Intanto il progetto di “Ex Prima Classe”,  ha ottenuto dal Csv (Centro Servizi per il Volontariato) di Cuneo, 30 mila euro attraverso cui sono stati finanziati servizi di educatori di strada e in stazione per individuare e coinvolgere i ragazzi immigrati o di seconda generazione nelle attività dell’associazione. Quando, nel gennaio 2014, dopo aver svolto i lavori di messa a norma, l’associazione MondoQui ha ottenuto le chiavi dell’ex sala di attesa di prima classe e di un’ex magazzino della stazione, il gruppo di lavoro era già formato.

“Il laboratorio Rap è nato quando abbiamo visto la qualità delle competenze dei ragazzi che qui vengono, rappano e suonano”, spiega Davide, volontario dell’associazione di professione dj, “ora ne fanno parte circa 20 ragazzi”. Successivamente, Mini, un ragazzo di origine etiope, ha risposto alla richiesta di organizzare qualcosa insieme, proponendo un laboratorio breack dance, che sta avendo molto successo. “Il nostro prossimo progetto, afferma Davide, è la creazione di un piccolo studio di registrazione per quanto riguarda la parte vocale”. “In molti hanno il problema di non sapere dove andare a registrare le proprie cose, renderebbe questi spazi ancora i più, un luogo di ritrovo!” Il magazzino che affaccia sul piazzale della stazione, è diventato la sala “Franco Centro” che prende il nome dal piazzale della stazione in ricordo dell’omonimo ragazzo, fucilato a 15 anni per il suo impegno nella Resistenza. “Un modello e esempio di impengo anche per i ragazzi”, sottolinea Boasso. La sala “Franco Centro” è stata destinata dall’associazione alle riunioni operative anche di altre associazioni. Si sono già svolti incontri di realtà quali Libera Mondovì, gli scout, un gruppo teatrale e un’associazione di tango.

“Il primo lavoro che abbiamo svolto, è stata la riparazione e restaurazione delle due porte in legno che danno accesso ai locali ottenuti in comodato d’uso”, racconta Margherita Belgrano, giovane architetta socia della Onlus MondoQui, “per noi questo aveva un grande valore simbolico. Con la collaborazione volontaria “di una ragazza laureata in eco-design al Politecnico di Torino, di un signore sordomuto che fa il restauratore e di un ragazzo che fa il falegname” è stato così creato un laboratorio di restauro aperto a tutti. Anche per i successivi lavori di messa a norma delle strutture sono stati avviati laboratori: di tinteggiatura (tenuto da un macedone di professione operaio) e auto-costruzione. Sono circa 50 i volontari-utenti che aiutano l'associazione MondoQui per organizzare eventi, serate e feste. Vengono da Paesi molto diversi (Marocco, Albania,  Macedonia, Etiopia, Congo, tra gli altri) ma le attività realizzate uniscono le competenze. Come nel caso del "Pranzo macedone-kosovaro-piemontese" organizzato ai fini di raccolta fondi. (Ludovica Jona) 

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