19 settembre 2020 ore: 11:58
Disabilità

Disabilità. A Carugate per il “dopo di noi” nasce L'Alveare

Inaugurata la palazzina con sei appartamenti che diventeranno la casa di giovani con disabilità. “Il taglio del nastro è l'inizio di una storia di accoglienza”, spiega il presidente della Fondazione Oltre, Vittorio Tresoldi. Per il vescovo mons. Delpini è “un gesto d'amore”

MILANO - “Il passo più difficile è il distacco, sia per i genitori che per i figli”: Vittorio Tresoldi è il presidente della Fondazione Oltre, nata nel 2017 a Carugate per dare una vita autonoma ai giovani disabili. “Ho un figlio down e ci siamo posti il problema di cosa sarà di lui quando mia moglie ed io non ci saremo più – racconta-. Ma ci siamo anche resi conto che dovevamo andare oltre e coinvolgere il territorio così da poter insieme ad altri pensare al futuro non solo di nostro figlio ma anche di altri ragazzi del territorio”. Il risultato è “L'alveare”, una palazzina con sei appartamenti in ciascuno dei quali potranno vivere due o tre persone. Saranno seguiti da educatori. “Abbiamo creato una fondazione perché era l'unico modo per dare una continuità negli anni al progetto”.

L'Alveare è a Carugate ed è stato inaugurato ieri sera da mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, che aveva già benedetto la posa della prima pietra. “Tagliare un nastro è spesso un punto d’arrivo” – aggiunge Vittorio Tresoldi - Il gesto simbolico che segna la fine dei lavori invece è per noi l’inizio di una storia d’accoglienza. Tra ottobre e novembre inizieranno i primi inserimenti di giovani adulti con disabilità”.

Per mons. Delpini, l'Alveare è “un gesto d’amore pensato guardando ‘oltre’, ad un futuro per loro praticabile e promettente. Un segno di amore, di benedizione anche per Carugate. A tutti gli ospiti, alle famiglie e al personale volontario, agli uomini di buona volontà che hanno reso possibile quest’opera così bella e così ben organizzata giunga la Benedizione del Signore. Come segno forte dell’alleanza tra Dio e gli uomini, come presenza amica e consolante per gli ospiti e per tutti coloro che li visiteranno”.

Uno dei sei appartamenti, quello più grande, è stato pensato come “palestra di autonomia”, ossia il luogo dove le persone con disabilità potranno sperimentare una vita autonoma. “Il vero dopo di noi deve poter decollare quando i genitori sono ancora in vita – rimarca Tresoldi - È molto importante anche il percorso di preparazione della famiglia a lasciare andare i figli, un percorso culturale che stiamo cercando di portare avanti”.

La palazzina è stata donata dalla stessa famiglia Tresoldi. Per far funzionare L'Alveare poi ci vorranno almeno 200mila euro all'anno, per pagare il personale e le varie spese. I progetti sul dopo di noi devono fare i conti con la sostenibilità sul lungo periodo. Per questo viene coinvolto il territorio, gli istituti bancari della zona, l'amministrazione comunale le fondazioni bancarie. Nel caso dell'Alveare sono stati coinvolti a vario titolo il Banco di credito cooperativo (Bcc), la Fondazione Cariplo e all'inaugurazione era presente, tra gli altri, anche il sindaco Luca Maggioni. “Mi auguro che diventi un luogo importante per la città -aggiunge Tresoldi-. In cui si sperimenti il volontariato e la solidarietà”. (dp)

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