10 gennaio 2018 ore: 16:44
Disabilità

Bologna, il Crescentone in piazza Maggiore resta off limits ai disabili

Stallo fra Comune e Soprintendenza per la realizzazione delle rampe che avrebbero permesso alle persone con disabilità motoria di superare il gradino e salire sul Crescentone al centro della piazza principale della città. Il disability manager propone un tavolo tecnico per l’abbatimento delle barriere architettoniche

BOLOGNA – Il Crescentone di piazza Maggiore a Bologna per ora resta off limits ai disabili. Comune e Soprintendenza sono in stallo sulla realizzazione di alcune rampe per l’accesso alle persone con disabilità. Un muro contro muro che si trascina da oltre un anno, tra soluzioni bocciate e progetti autorizzati a metà. La possibile svolta oggi in commissione Lavori pubblici a Palazzo D’Accursio, alla presenza dell’assessore Riccardo Malagoli e dell’architetto Andrea Capelli della Soprintendenza, che sotto la pressione dei consiglieri comunali hanno fatto un timido passo di avvicinamento l’uno all’altro per arrivare a realizzare nei prossimi mesi almeno un primo scivolo per disabili intagliato nel Crescentone. Ma andiamo con ordine. La vicenda viene da lontano. Un primo progetto di fattibilità viene valutato dagli uffici di Palazzo D’Accursio alla fine del mandato scorso, su idea della consulta dell’handicap. A ottobre 2016 è il disability manager del Comune, Egidio Sosio, a rilanciare la proposta. A gennaio 2017 Palazzo D’Accursio propone alla Soprintendenza un primo progetto per realizzare una rampa per disabili intagliato in un lato del Crescentone, che tra “forti perplessità” da parte dei Beni culturali viene autorizzato, chiedendo però una campionatura dei materiali da usare. A maggio, il Comune aggiorna il progetto chiedendo di poter realizzare le rampe su tre lati (Palazzo D'Accursio, Palazzo del Podestà e San Petronio), proposta questa bocciata dalla Soprintendenza. “A ragion veduta – rivendica Capelli – eravamo già perplessi su uno...”. 

Ad agosto, la Giunta Merola approva il progetto esecutivo da 5.900 euro e in settembre affida i lavori alla ditta Cattoli, salvo poi accorgersi che i lavori così come li chiedeva la Soprintendenza (taglio del marmo in diagonale) erano irrealizzabili. Palazzo D’Accursio ha così “rinunciato all’intervento autorizzato”, sottolinea oggi l’architetto della Soprintendenza, per poi presentare in novembre un secondo progetto “completamente diverso”, che prevede la posa di tre rampe esterne al Crescentone e non intagliate. Una proposta che “ci preoccupa e non ci convince – afferma Capelli – perché esteticamente non è gradevole”. L’istruttoria è ancora in corso, ma “non credo ci siano le condizioni per approvare questo secondo progetto”, boccia il dirigente dei Beni culturali, che comunque si dichiara disponibile a “trovare una soluzione in tempi rapidi”. E per la Soprintendenza, le strade sono due: o andare avanti col primo progetto autorizzato (un solo scivolo intagliato), a patto però che sia “sviluppato coerentemente” con le prescrizioni. Oppure, concede Capelli, “per noi la soluzione alternativa possono essere rampe mobili, anche di legno, fissate perché siano in sicurezza, per non andare a demolire o alterare il Crescentone, da appoggiare anche in più punti senza manomettere l’opera”. Malagoli raccoglie l’apertura. “Sul progetto approvato c’è una differenza di visione sulla realizzazione – sottolinea l’assessore – ma non credo sia un grosso problema. Colgo con senso pratico la dsponibilità della Soprintendenza a ragionare, noi siamo pronti a partire coi lavori anche lunedì. Arrivare a una soluzione in tempi rapidi è nell'interesse della città. Dico però che sono contrario a soluzioni provvisorie, che creano problemi successivi di pulizia e manutenzione”. 

Una vicenda “kafkiana”. Una presa di posizione che “lascia l’amaro in bocca”. I consiglieri comunali di Bologna attaccano la Soprintendenza, per il diniego alla realizzazione delle rampe per disabili sul Crescentone e lo stallo che si è creato col Comune sul progetto. I più furenti sono Elena Leti e Marco Lombardo del Pd, che oggi hanno chiesto un’udienza conoscitiva in commissione coi Beni culturali per fare il punto e promettono di riconvocarne un’altra in aprile per verificare l’andamento delle cose. “Il diritto all’accessibilità è indispensabile – ammonisce Leti – su questo progetto abbiamo lavorato un anno: per noi è una priorità. Sono perplessa dalla risposta della Soprintendenza, non è un bel segnale”. Di “percorso kafkiano” parla Lombardo, che si dice “sconcertato dalla risposta della Soprintendenza. Questo non è un problema politico o economico, è burocratico. Nel 2018 non si può dire che per tutelare il patrimonio non si dà accesso ai luoghi simbolo della città. Sono i cittadini a chiedere una risposta, se non siamo credibili sul fare tre scivoli, come saremo credibili sul resto”. 

Critico anche il disability manager del Comune, Egidio Sosio, che aveva proposto l’idea. “L’accesso al Crescentone è simbolico – spiega – per colmare una differenza nel diritto di cittadinanza. Ed è grave sacrificarlo davanti a un ostacolo. È doveroso e dignitoso consentire a tutti di salire sul Crescentone”. Sosio lancia quindi un’altra proposta: creare un tavolo tecnico tra istituzioni sulla disabilità, per facilitare i progetti di abbattimento delle barriere architettoniche. “Ho già incontrato l’arcivescovo Zuppi, l’Ausl, la Soprintendenza e i Vigili del Fuoco – afferma – ogni persona che ho contattato mi ha dato piena disponibilità. Chiunque altro voglia aiutarmi, faremo insieme qualcosa di bello”. L’assessore ai Lavori pubblici, Riccardo Malagoli, raccoglie la sollecitazione. “È un’idea interessante – afferma – una task force anti-barriere architettoniche che velocizza i progetti e non lascia spazio alla burocrazia che ci ammazza. Se fosse già partito, questa vicenda si sarebbe risolta in una settimana, non in un anno”. (Dire)

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